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Effetti collaterali

Una cosa è certa: la montagna andava valorizzata. Bella quanta si vuole, ma scomoda, aspra, silenziosa, poco accogliente.

Per cominciare: prenotavi una vacanza sugli sci e magari arrivavi che la neve non c'era. La sera, nessun evento per svagarsi. Strade cosiddette forestali strette e non asfaltate... In conclusione, una montagna poco appetibile, sia per una clientela abbiente che pretendesse tutti i comfort cui era abituata, sia per un pubblico giovane in cerca di compagnia e divertimento. Occorreva in sostanza attenuare la “diversità” della montagna, introducendovi le opportunità presenti nell’ambiente cittadino, offfrendo sì tutte le possibilità consentite dalla vita in pianura, ma sullo sfondo di un panorama incantevole.

Si è cominciato con la neve. Se non ce n'è, la tecnologia consente di crearne, e se occorrono invasi per l'acqua necessaria allo scopo, si realizzano degli appositi laghetti che renderanno il paesaggio ancor più leggiadro. E poi: perché non utilizzare tanta neve presente in alta quota in ambienti inaccessibili quando le piste da sci ne sono prive? E allora delocalizziamo la neve con camion, elicotteri e quant'altro. E la neve rimasta a fine inverno la ricopriamo con materiali isolanti, così da averla pronta all'inizio della stagione successiva.

Assicurata la neve, si trattava di migliorare l'ospitalità. Così gli austeri rifugi di un tempo, con location rustiche e modesti cibi casalinghi, si stanno evolvendo in alberghi di lusso e ristoranti stellati.

Infine il tempo libero, e qui possiamo citare gli affollati “après sky”, che non hanno nulla da invidiare alle discoteche metropolitane, iniziative fantasiose come la presentazione di nuovi modelli Lamborghini in un rifugio a 2000 metri, con le auto trascinate fin lassù col gatto delle nevi, o la carovana di 50 quad che hanno attraversato per 160 km le alpi bellunesi fino ai 2.500 metri; e, per i più avventurosi, i voli sopra le Dolomiti con jet da caccia.

Resta qualche problema riguardo l'accessibilità delle piste: la possibilità, ad esempio, di poterle raggiungere con il proprio elicottero, infatti, è ancora purtroppo vietata dalla normativa in vigore.

A ben vedere, tutte queste iniziative configurano un'operazione di inclusione sociale: è la democratizzazione della montagna.

Ma la democrazia, naturalmente, ha i suoi punti deboli. Trasformato il contesto, i nuovi utenti possono aver creato qualche inconveniente.

Qualche notizia tratta dai quotidiani locali: “Da quando gli après-ski sono diventati di moda gli autobus sono presi d’assalto da schiere di maranza che salgono a bordo ubriachi. Questi locali infatti non attirano solo sciatori ma anche tanti giovani, che in alcuni casi arrivano in Trentino da fuori provincia per ascoltare musica e gustare un drink a bordo pista”.

“Altri due autisti aggrediti sull’autobus per l’apres-ski. Disordini alla partenza a Campiglio e botte a Javrè”.

“In più occasioni - è un autista che parla - ci siamo trovati a bordo minori ubriachi; alcuni salgono nascondendo le bottiglie sotto la giacca. Considerando che percorriamo strade di montagna, non è raro che qualcuno finisca per vomitare, per non parlare del consumo di sigarette e sostanze stupefacenti. Tra bestemmie, parolacce e insulti, il lavoro degli autisti può trasformarsi in un vero e proprio calvario”.

“Da un paio d’inverni – lamenta un valligiano - stiamo diventando il Far West, per colpa di quei posti”.

E addirittura – ma qui siamo a S. Anton, in Austria: “La polizia è dovuta intervenire sulle piste perché in un bar apres-ski è scoppiata una lite e un 22enne ha estratto una pistola da sotto la maglietta”.

Tutto ciò è deprecabile, ovviamente, ma in fondo si tratta soltanto di effetti collaterali di un mutamento di per sé positivo. D’altra parte il progresso (e con esso la crescita del PIL) non può essere fermato.

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