Modifica contrattuale o truffa?
Sono in aumento i casi di consumatori vittime di raggiri da parte di operatori telefonici con metodi sempre più sofisticati. Gli utenti vengono contattati telefonicamente da parte del proprio gestore o da presunte associazioni di consumatori venendo invitati a cambiare gestore. Peccato che non si tratti né del proprio gestore, né tanto meno di una ssociazione a difesa dei consumatori.
I casi segnalati sono sempre diversi e più ingegnosi, ma in nessun caso si è trattato di una comunicazione autentica, ma sempre di comunicazioni effettuate al solo scopo di invogliare l'utente a cambiare gestore. Per rendere più chiaro il contesto, ecco qualche esempio di telefonata:
- Nei prossimi mesi la sua linea non funzionerà, in quanto poseremo la fibra (faremo dei lavori di manutenzione, c'è un guasto sulla linea, ecc.) e pertanto si ritroverà senza servizio per qualche mese (tra cinque giorni, una settimana, dal prossimo mese, ecc.); la sua offerta aumenterà di 10/15/20 euro al mese e pertanto può recedere dal contratto.
- Il suo gestore è stato acquisito da parte di un altro operatore e pertanto a decorrere da ora saremo noi a fornirle il servizio.
- La sua offerta è scaduta e pertanto dal prossimo rinnovo il prezzo della sua offerta aumenterà e pertanto può cambiare gestore.
In gran parte dei casi, dopo aver ricevuto tale comunicazione, la chiamata viene trasferita a un ufficio distaccato, oppure a una inesistente associazione a difesa dei consumatori, in modo tale da trovare l'offerta più vantaggiosa. In altri casi, invece, subito dopo aver ricevuto la comunicazione, gli utenti vengono contattati da un altro operatore telefonico, che propone di attivare il servizio a un costo molto inferiore rispetto a quello prospettato col presunto aumento. In tal caso l'offerta è reale, ma non lo è il presunto aumento, motivo per cui non avrebbe senso cambiare gestore.
In altri casi, ancor più sofisticati, gli utenti vengono contattati da un operatore virtuale, il quale chiede di indicare tramite un click il proprio gestore (ad esempio, 1 per TIM, 2 per Vodafone, 3 per WindTre...) e in seguito, guarda caso, viene comunicato l'aumento del proprio canone. In altri casi ancora, sempre con tale modalità (click) viene chiesto il grado di soddisfazione e anche qui segue poi una comunicazione (falsa) con cui accompagnare il cliente alla porta.
Occorre chiarire la normativa. Negli ultimi anni, le modifiche contrattuali unilaterali da parte dei gestori telefonici sono diventate un vero proprio trend. È quasi impossibile mantenere per molto tempo un'offerta, sia nel settore della telefonia fissa che della telefonia mobile, in quanto puntualmente avviene una modifica del contratto con relativo aumento.

Ciò è lecito? La risposta è sì, i gestori telefonici possono modificare unilateralmente i contratti, dandone però comunicazione scritta con preavviso non inferiore a 30 giorni e dando la possibilità di recedere dal contratto senza costi, o di passare ad altro gestore. Ciò è regolamentato dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche.
Il primo problema in questo caso è quello dei pagamenti a rate. Già, perché in caso di non accettazione delle modifiche contrattuali, gli utenti non dovranno pagare alcun costo di disattivazione, né penali in caso di recesso anticipato. Qualora però al contratto d'acquisto fossero abbinati prodotti come modem, cellulari, router mobili wifi, o semplici costi di attivazione, questi sono dovuti. Trattandosi spesso di importi molto elevati ed essendo questi solitamente suddivisi in 24/36/48 rate, qualora la modifica avvenga dopo pochi mesi, l'utente tende ad accettare la modifica per evitare di dover pagare un elevato importo in un'unica soluzione, o di dover continuare a pagare le rate per molti mesi, e questo magari dopo aver aderito a un'offerta, al momento della stipula, vantaggiosa. Qualsiasi tipo di modifica deve però, come detto, essere comunicata per iscritto.
Purtroppo però spesso si viene a conoscenza del raggiro troppo tardi, quando il nostro precedente gestore ci addebita tutti i costi di recesso, e a quel momento diventa difficile, se non impossibile, fare una contestazione dimostrando l'accaduto. Anche recedere dal contratto col nuovo gestore può rivelarsi impegnativo, in quanto, dando il consenso all'attivazione già entro i primi 14 giorni (termine utile per il recesso da contratti conclusi a distanza), si attivano tutte le procedure, ed anche inviando la richiesta di recesso, può succedere che il nuovo gestore nel frattempo abbia attivato il servizio e con ciò risulti chiusa la linea del vecchio gestore, il che comporta l'addebito di tutti gli importi. Certo, si può sempre ancora recedere da tale contratto, ma bisogna in tal caso ritornare dal precedente gestore attivando un nuovo contratto. Ma ribadiamo: eventuali modifiche devono essere comunicate per iscritto.