Rassegnarsi o reagire
I partiti di destra dicono di volere legge e ordine, ma ovunque nel mondo arrivino al potere, sono strenui difensori del libero mercato capitalistico in versione turboliberista. Un'economia ipercompetitiva e senza regole dove nazioni, imprese e individui lottano per contendersi materie prime, mercati e investimenti. È la cosa più caotica e sregolata che si possa vedere.
Siamo ormai una realtà dove 12 persone al vertice della piramide oligarchica, una specie di Olimpo, vivono con la ricchezza equivalente dei quattro miliardi più poveri del pianeta, metà popolazione mondiale. Ma le destre, per dire, vedono nella patrimoniale o nella tassazione progressiva, delle minacce alla libertà di impresa...
Viviamo anche un ritorno della violenza pervasiva degli eserciti e delle guerre, dei genocidi e delle armi che, in un'Europa non solo conservatrice, sono diventate il nuovo volano di rilancio di una domanda altrimenti fiacca.
Perché, senza guerra e quindi senza ordinativi, le fabbriche di armi falliscono. Quindi la pace è vista quasi come un problema economico poco reditizio e allora ci si ubriaca di riarmo. Così la guerra, che ormai è mondiale, latente, perpetua, a macchia di leopardo ritorna ad essere l'apoteosi della competizione e della concorrenza senza regole. Ed ecco che, oltre al diritto di profitto, anche l'esaltazione del militarismo, del marziale e del securitario sembrano le peculiarità di un certo pensiero reazionario di destra che, comunque, riacquista prestigio anche in vaste aree del così detto campo progressista.
Ebbene, le macro disuguaglianze e i conflitti di cui sopra generano tendenzialmente anche masse di disperati che, pur di sopravvivere, accettano anche le attività illegali. Ecco, è con questi e solo con questi che le destre promettono, a parole, legge e ordine.
L'opposizione a tutto questo deve produrre la reintroduzione di regole al mercato e alle attività di natura finanziaria e speculativa: tassazione progressiva; ritorno dello Stato e dello Stato Sociale in grande stile; rifondazione dell'ONU. Un programma che lo smarchi il campo progressista dalle tentazioni autoritarie neoliberali. Un programma che punti a portare, per esempio, Benjamin Netanyahu e sodali di tutto il mondo alla sbarra, davanti ad un tribunale delle nazioni libere e uguali.
Oppure possiamo rassegnarci alla barbarie trumpista che, a mio parere, rappresenta plasticamente il nuovo volto del fascismo eterno e globale, espressione di una élite senza etica.
Essere passivi e rassegnati politicamente, in questo momento, significa, di fatto, consegnarci al dominio di una borghesia criminale, violenta più di un colono in Cisgiordania, che campa galleggiando sul sangue e la carne di crescenti orde di disperazione e disumanizzazione, dove nessuno di noi può essere certo che non ne sarà mai parte. Essere refrattari, anche se per rimozione difensiva su questi temi, è il torto più grande che si possa infliggere a noi stessi, alle nostre vite, alle prossime generazioni e alla nostra dignità. E per questo non si può tacere neanche l'appoggio "progressista" al realismo capitalista per cui molta gente disorientata dal tradimento e dal caos, si getta fra le braccia delle destre populiste o diserta il voto per totale sfiducia - in parte comprensibile - sulla sua reale efficacia, in un simile contesto generale.
Questo, che ci piaccia o meno, credo sia il bivio che ci si para davanti: cedere alla rassegnazione o immaginare e sostenere un'armonia possibile . Perché ogni sistema, per funzionare, ha bisogno anche di un sostegno culturale, immaginativo. Dobbiamo forse capire che, a questo distopico regno dell'arroganza, dobbiamo togliere per prima cosa la nostra apatia.