Sport, soldi e potere
Marco Niro, “Romanzo mondiale. Il gioco sporco del potere”. Garrincha Edizioni, 2026, pp. 162, euro 15.
Sentenzia, il Mago, lo Schiavo, sono queste le identità di alcuni personaggi che popolano il romanzo, parole che si trasformano in nomi propri per riassumere l’essenza di uomini noti e facilmente riconoscibili. Una modalità che già Aleksandr Zinov'ev, negli anni ‘70, nel voluminoso e disarmante “Cime abissali”, utilizzava con l’intenzione di mettere in scena archetipi satirici e grotteschi. E come il professore russo, Marco Niro, l’autore di “Romanzo Mondiale”, usa la medesima strategia per intavolare una critica, che a tratti diventa satira, del movimento calcistico che coinvolge il pianeta.
Al libro viene affidato il compito di riportare a galla gli affari sporchi che hanno consegnato la ventiduesima edizione dei mondiali di calcio a un piccolo stato, una nazione digiuna di tradizione sportiva. Il deserto non vanta un clima adatto all’agonismo, e fino a pochi anni fa non esistevano stadi, ma chi lo governa possiede denaro a sufficienza per comprare e portare a casa una coppa del mondo seguita da miliardi di telespettatori. Un modo per puntare le telecamere su un paese che aveva bisogno di sdoganare se stesso, di modernizzarsi, di dimostrare di possedere qualcosa in più oltre alla capacità, quasi monopolista, di vendere benzina.

Marco Niro usa un intreccio di quattro linee narrative per portare il lettore verso un epilogo in cui storia e fantapolitica trovano, nel finale, un inaspettato punto d’incontro.
Il testo è sovente raccontato, e talvolta la verosimiglianza si lascia scavalcare da necessità narrative, ma il proposito dell'autore va oltre il compiacimento letterario, l’obiettivo è puntare lo sguardo sul teatro politico ed economico di Petrolia (il nome fittizio dello stato che organizza i mondiali), e su ciò che sta accadendo nel mondo del calcio. Perché da diversi anni le grandi istituzioni sportive, in particolar modo quelle legate al mondo del pallone, si sono trasformate in agenzie geopolitiche che attraverso lo sport, e pratiche di corruzione che di sportivo hanno ben poco, spostano equilibri di denaro e potere.
Romanzo Mondiale ha il pregio di riportarci all’importanza della memoria storica, anche attraverso la denuncia del moderno schiavismo che è stato attuato per costruire gli stadi nel deserto e che ha causato più di seimila morti tra i lavoratori provenienti da diversi paesi, soprattutto di Asia e Africa. Un mondiale che è nato con la precisa intenzione di essere usato come macchina pubblicitaria, come strumento di marketing da parte di un ricchissimo stato che, attraverso il commercio di petrolio, può muovere i pezzi sulla scacchiera del mondo. Anzi - per rimanere nell’ambito del romanzo - che è riuscito a fare gol!