Trentino e Val d'Aosta a confronto
La Valle d’Aosta è Regione Autonoma, forte degli stessi poteri legislativi della Provincia di Trento. Come il Trentino è Regione montana, ma nel settore del turismo invernale vanta con un’economia più forte e diffusa.
Un quadro ricco di similitudini, ma le differenze fra le due realtà non sono trascurabili. La valle d’Aosta ha 124 mila abitanti e il Trentino 560 mila, la prima è estesa 3.263 Kmq, il Trentino il doppio, 6.207. La prima ospita massicci montuosi - ben quattro - che superano i 4.000 metri, mentre in Trentino la vetta più alta è la Presanella, 3.558 metri, nelle Dolomiti la Marmolada, 3.343.
Anche il tema della gestione dei sentieri ci porta in due realtà con modelli di gestione diversi. In Trentino gran parte della sentieristica, a partire dai centri abitati, è affidata alla SAT, 5.600 chilometri in totale. Alcune realtà come l’Azienda di promozione turistica di Fassa, i due parchi provinciali e la Magnifica Comunità di Fiemme si assumono ruoli di gestione anche diretta, in dialogo con la SAT. Quanto alla Provincia, sostiene il lavoro dei volontari satini con un contributo annuale di 330 mila euro.
La valle d’Aosta presenta una gestione più articolata. Anzitutto è impossibile disaggregare la spesa annuale della Regione per i soli sentieri, in quanto la legge di finanziamento della gestione della mobilità alpina non suddivide gli interventi in modo chiaro fra strade forestali, piste ciclabili, sentieri; un’unica voce dispensa contributi a più realtà. Alcuni “catasti” vengono gestiti dalle comunità, altri dai Comuni, altri sono affidati al Corpo forestale regionale che dispone di personale stagionale, altri sentieri ancora sono affidati in gestione ai rifugisti, del CAI e dei rifugi privati. I sentieri di alta montagna, le alte vie, sono infine affidati alle guide alpine. Una realtà complessa, dunque, una rete promiscua, per numerosità di tipologie di interventi e per il servizio offerto a fasce diverse di utenti. Si procede grazie a un piano degli interventi annuali che può essere modificato in corso d’opera a discrezione della Regione.
Un recente studio della Regione sugli aspetti giuridici e normativi del tema prova a valutare punti di forza e criticità della gestione. Con dei sondaggi si è monitorato il parere di ospiti e protagonisti a proposito della manutenzione della mobilità in montagna e lo studio ha offerto al legislatore valutazioni molto articolate.

Un esempio: come comportarsi con la diffusione dell’uso delle biciclette sui sentieri in alta quota? Come gestire il conflitto fra escursionista e ciclista? A chi spetta la vigilanza? Occorre regolamentare gli accessi con una specifica legge che suddivida e valuti le percorrenze su strade poderali, forestali, sentieri alpini? In caso di incidenti dovuti a negligenza su chi ricadono le responsabilità, in sede civile o penale? Sarà necessario imporre ai frequentatori un’assicurazione?

I problemi che si riscontrano in Trentino sono identici a quelli che devono essere affrontati in valle d’Aosta. Grazie alla storia della SAT e dei comuni, in Trentino sembra risulti più semplice offrire risposte a queste domande. L’articolazione della gestione del catasto della mobilità in montagna in valle d’Aosta, oltre 5.000 chilometri, risulta troppo articolata, difficile da comporre in un unico disegno. Troppi gli enti dotati di competenze dirette, un intreccio che a volte sfocia in conflitti fra interessi dei rifugisti privati e quelli del CAI o rivolto allo strategico ruolo delle guide alpine. Risulta impossibile quantificare la spesa della Regione nella manutenzione di questo patrimonio collettivo.
Le risposte che abbiamo ottenuto dai nostri interlocutori, istituzionali, privati, escursionisti, portano comunque a una valutazione condivisa. La gestione dei sentieri è positiva, offre qualità, sicurezza, certezze. Ci è però stato detto che l’obiettivo, fra tutti condiviso, è quello di portare anche in Regione il modello di gestione offerto dalla SAT trentina.