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Un abisso di incertezza

Dopo le elezioni di ottobre: una crisi di stabilità che rischia di travolgere i fondamenti della convivenza

Nelle sue dichiarazioni programmatiche il presidente incaricato di formare la nuova giunta, Durnwalder, alla quinta legislatura da presidente, ha sintetizzato il suo pensiero con la frase: “L’Alto Adige alla fine della storia ha davanti il suo futuro”. Egli sostiene che le infrastrutture hanno creato le condizioni del benessere e ora tocca ai cittadini, che dovranno assumersi maggiore responsabilità.

Durnwalder non si accorge che proprio l’impegno largamente predominante per l’infrastrutturazione materiale, durato vent’anni, ha messo in moto qualcosa di opposto alle sue aspettative: nel Sudtirolo di oggi il denaro ha la priorità su tutto, sulle persone e sull’ambiente. Lo dice il bilancio provinciale, lo dicono le posizione nelle classifiche: primi per la ricchezza, indietro per lo stato sociale e la cultura. Gli anni delle vacche grasse sono stati usati in cementificazione e oggi che si prospettano le vacche magre, non ci sono strategie né valori. Fra le opere realizzate l’università è l’unica eccezione, eppure è nata anch’essa per obbligo, e vive nell’ipocrisia del trilinguismo a Informatica ed Economia (dove si parla inglese), mentre a Scienza dell’Educazione, in cui si formano i futuri docenti, vige il monolinguismo più becero. Chissà se il nuovo rettore, che ha annunciato un programma innovatore, potrà attuarlo o se verrà rispedito in Germania come accade a chi mette in discussione i diktat della politica.

Il 2009 nel mondo intero è l’anno della paura e - si spera, a partire dagli USA - quello del ripensamento del modello di sviluppo. Per i nostri politici è l’anno nove, bicentenario di una insorgenza antinapoleonica, che va sotto lo strano slogan “Il passato incontra il futuro”. Oggetto-simbolo dell’incontro fra passato e futuro è un’immensa corona di spine metallica, già apparsa in due altri anniversari, il 150° (1959, anno clou della crisi della prima autonomia e del rapporto fra Stato e minoranza) e il 175°, quando gli irriducibili sostenitori dell’autodeterminazione manifestavano contro l’autonomia. Altro che futuro! Poiché il mondo riderebbe del presunto dolore di uno dei territori più ricchi della Terra, governato in condizioni di maggioranza assoluta dal partito etnico della minoranza nazionale, si è pensato di decorarla con 2009 rose rosse. È un simbolo perfetto, quel metallo immodificabile in forma vittimista, congiunto allo spreco sfacciato dei fiori tagliati e presto spazzatura.

È uno degli esempi della perdita di senso della realtà che segna oggi la Svp di Durnwalder, risultato di una politica “del fare”, una politica ventennale utile ad ampliare il proprio potere.

Chi ha guidato il partito dopo la chiusura della vertenza internazionale (1992) non ha saputo guidare la transizione dal tempo della lotta per l’autonomia a quello dello sviluppo democratico del Sudtirolo multietnico. Con i miti della dinamicità e della lotta perenne, e col rifiuto formale di considerare l’autonomia alternativa all’autodeterminazione si è colpevolmente mancato di favorire la nascita di un’identità sudtirolese indivisa. E ora si ripropongono riti consunti.

Il disgusto per la politica dei sudtirolesi italiani, ormai rassegnati alla lotta a rappresentanti in lotta fra di loro per le poltrone, senza mai dire che cosa intendono farne, sono un segnale di autoesclusione. I giovani sudtirolesi tedeschi hanno cercato il nuovo, stanchi di un partito ricco, arrogante, vecchio. Cresciuti nella società separata - che ha creato una popolazione tollerante ma indifferente, disattenta e un po’ sprezzante verso gli altri, chiusa politicamente, economicamente e culturalmente, - hanno votato chi gli ha saputo parlare.

Il risultato elettorale di ottobre precipita il Sudtirolo in un abisso di incertezza. Non è una situazione rara, riguarda molti Stati e molte regioni. Ma qui la crisi di stabilità rischia di travolgerne i fondamenti che stanno alla base della convivenza.

La nuova-vecchia giunta non cambierà niente di questo; non avrebbe cambiato niente neppure con qualche nome nuovo. È il principio di partito etnico di raccolta che stride con la realtà: a destra ci sono ben 7 consiglieri, solo formalmente divisi nei tre partiti, che già stanno dettando l’agenda della politica: autodeterminazione, toponomastica monolingue, relitti di architettura fascista da demolire, normativa contro gli immigrati.

Prossimo oggetto di polemiche sarà la corona di spine, graziosamente ceduta dai tirolesi (che ne hanno un’altra, quella di ferro pesante del 1984). Fuori stava in un paesino, Erl, qui ci si scannerà per metterla nel centro della città multilingue, per segnalare che la speranza è finita.

Forse andrebbe bene la piazza antistante il miliardario palazzo della Provincia, a simbolo del dolore dei sudtirolesi di tutte e tre le lingue che si sono impegnati per la convivenza pacifica. Riuscirà nel 2009 la pace sudtirolese a non farsi distruggere dai suoi politici?