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Galleria Civica: lo strangolamento programmato

L'assessora alla cultura del Comune di Trento riduce il budget alla Galleria Civica: con motivazioni sprezzanti e risibili. Il motivo vero è che...

Sospesa in seguito alle dure proteste di parte dell’intellettualità trentina (vedi Trento, Bolzano e l’arte in divenire), prosegue la manovra di soffocamento della Galleria Civica di Trento. Madrina (quasi) occulta Gabriella Belli, la direttrice del Mart, che pretende di essere unico punto di riferimento dell’arte contemporanea in Trentino; madrina palese Margherita Cogo, assessora provinciale alla cultura, che con la Belli ha stretto un intenso rapporto di reciproci favori; braccio operativo Lucia Maestri, assessora alla cultura del Comune di Trento, legata alla Cogo da prossimità politica all’interno dei Ds.

“Work, Art in progress”, l’elegante e bella rivista della Galleria Civica di Trento.

In tutto questo la politica e la cultura c’entrano come i cavoli a merenda: quello che conta sono le aree di influenza e le contiguità nel potere. Chi ci rimette è un’esperienza come quella della Galleria Civica diretta da Fabio Cavallucci, invidiata a livello nazionale, famosa a livello internazionale, forte punto di riferimento per parte significativa del mondo intellettuale e artistico trentino, soprattutto quello giovanile e universitario.

La morte della Galleria, preannunciata con troppo anticipo dalla Maestri nella scorsa primavera, si cerca ora di conseguirla attraverso un lento lavoro di strangolamento. Ultimo, significativo episodio, la riduzione del (già modesto) budget: per il 2008 lo stanziamento del Comune (unico sponsor) è ridotto di 55.000 euro, più del 10% in meno. Illuminante la motivazione data dalla stessa Maestri: primo, stiamo facendo in automatico una riduzione di tutte le spese di bilancio; secondo, la Galleria non spende tutto quanto stanziamo, vuol dire che non ha bisogno di tanti soldi, quindi glieli riduciamo.

Sulla prima motivazione c’è poco da dire: viene tirata fuori quando si vuole, qui sotto spieghiamo come invece per il quartiere dell’ex-Michelin di proprietà di banche ed assicurazioni, il Comune di soldi continui a trovarne, e sempre di più. Della serie a chi più ha, più verrà dato, ai banchieri perchè facciano meglio i loro affari, sì, agli artisti in jeans perchè producano cultura giovane, no.

La seconda motivazione è ancora più indicativa della volontà liquidatoria che anima l’assessora e di chi sta dietro di lei. Il problema principale della Galleria Civica è di essere, dal punto di vista istituzionale, un servizio del Comune; e quindi di non avere alcuna agilità gestionale, con l’amministrazione in capo a uno degli uffici di Palazzo Thun. In queste condizioni è fisiologico che non si riesca a spendere tutto lo stanziamento; anche se il direttore Cavallucci fa i salti mortali, e paga in qualche maniera i giovani precari che alla Galleria lavorano e che lui vorrebbe pagare meglio. Ed ecco che l’assessore prende a pretesto questo divario tra stanziamento teorico e spese effettive, per ridurre, di anno in anno, lo stanziamento stesso. E sbeffeggiando, nel suo intervento in commissione, la Galleria. Appunto: lo strangolamento programmato.

Rimane un interrogativo. Cosa ci guadagna la cultura trentina da questa dinamica? Cosa la città di Trento? Entrambe rischiano, a questo punto seriamente, di perdere un momento di richiamo internazionale, e un punto di acculturazione di alto livello soprattutto per i giovani. Il Comune (e l’assessore alla cultura) in cambio si troverà mezzo milione di euro all’anno in più, da disperdere in un pulviscolo di iniziative dal dubbio spessore.

Ma il sindaco, cosa ha da dire?

Pacher si è in pubblico e in privato speso con calde parole di sostegno alla Galleria Civica. Ma si sa, l’uomo è bravissimo a parlare, ma quanto al resto...