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QT n. 11, novembre 2023 Cover story

Michl Ebner e le elezioni

A Bolzano, così come a Trento, l'editore di Adige e Dolomiten è entrato in gioco a gamba tesa nelle elezioni provinciali. Dove ha vinto e dove ha perso.

C’era un convitato di pietra nelle recenti elezioni provinciali. E c’era, in piena luce e noto a tutti a Bolzano, ma c’era - benché più discreto - anche a Trento. Si chiama Michl Ebner. Il padrone di Athesia (e del Dolomiten, dell’Alto Adige e dell’Adige per citare solo le ammiraglie) ha giocato la sua partita sul recente voto nelle due province. Con due obiettivi: a Bolzano cacciare Arno Kompatscher una volta per tutte, a Trento tenersi stretto Fugatti. Gli è andata pari e patta, perché se a Trento ha vinto la scommessa, a Bolzano l’ha persa malamente.

Ma Bolzano, nella contabilità del potere di Ebner, conta molto più di Trento. Conta tanto da aver sempre usato il Dolomiten di famiglia (diretto dal fratello Toni) come una clava contro i nemici e una “stairway to heaven” per gli amici.

Ne abbiamo parlato con Christoph Franceschini, firma di punta e tra i fondatori di Salto.bz, portale d’informazione senza peli sulla lingua che Ebner ha cercato di silenziare con una causa-bavaglio (vedi QT di aprile 2023).

Michl Ebner

Chi erano i “candidati di Ebner” in queste recenti elezioni?

Uno è sicuramente Thomas Widmann - comincia ad elencare Franceschini - che è amico della famiglia da tempo. Il Dolomiten lo ha sostenuto tantissimo. Ad un certo punto gli avevano accreditato un risultato intorno al 16 per cento”.

Widmann, riassumiamo per comodità del lettore, è stato protagonista di uno scontro feroce con il Landeshauptmann Arno Kompatscher e alla fine si è presentato alle elezioni con una propria lista che, nelle intenzioni, doveva essere il grimaldello che faceva saltare il banco. Alla fine ha preso un 3,4 per cento e meno di 10mila voti. Non vedrà un posto in giunta nemmeno col binocolo.

Poi sicuramente Philipp Achammer - continua Christoph Franceschini - che è un “prodotto” di casa Athesia”. Achammer, attuale Obmann del partito, ha perso 16mila e più voti, dimezzati rispetto al 2018. Ma Achammer, di cui il Dolomiten ha sempre detto un gran bene, aveva perso recentemente i favori di padron Ebner. Si era permesso di dire che certamente Arno Kompatscher sarebbe stato ancora presidente della Provincia. E così è letteralmente scomparso dalle cronache del giornale.

Sulla lista possiamo mettere anche Waltraud Deeg - continua Franceschini - e anche lei ha perso tanti voti, 5milarispetto alla scorsa legislatura”.

E poi, anche se un po’ meno esplicitamente, Michl Ebner ha mostrato le sue preferenze anche sul voto “italiano”. L’intervista a tutta pagina fatta dal Dolomiten a Giorgia Meloni tre giorni prima delle elezioni la dice lunga. E sappiamo che i fratelli di Giorgia non hanno avuto i risultati sperati.

Quindi una sconfitta?

Athesia perde da tutti i punti di vista. Volevano cacciare Kompatscher e invece, nonostante il grande calo del partito, lui e i suoi uomini hanno avuto ottimi risultati. Kompatscher ad esempio ha fatto candidare Hubert Messner (fratello dello scalatore e stimatissimo medico, n.d.r.) che ha avuto 30mila voti. Metà di quei voti non sarebbero andati alla SVP se non ci fosse stato lui”.

Quanto ha influito la posizione del Dolomiten sul calo elettorale dell’SVP?

Molto, perché l’exploit della destra tedesca (che ha portato via i voti all’SVP, n.d.r.) - spiega Franceschini - è frutto dell’atteggiamento tenuto dal Dolomiten. Hanno fatto una campagna pazzesca sulla sicurezza, ogni giorno c’era una rissa in prima pagina, hanno soffiato sul fuoco nonostante gli organi di sicurezza continuassero a dire che non era così, che Bolzano non era quella cosa che veniva descritta dal giornale. Loro hanno creato il clima favorevole al grande successo di Sudtirol Freiheit e di Wirth Anderlan” (le due formazioni assieme contano per il 15 per cento, n.d.r.).

Michl Ebner si è esposto moltissimo, quindi. Pagherà un prezzo per questa sconfitta?

Il prezzo è la perdita di credibilità e influenza politica del Dolomiten. La battaglia contro Kompatscher è stata così violenta che le persone hanno rifiutato questo atteggiamento”.

Va detto che la battaglia tra Kompatscher e Ebner non è di queste ultime settimane. Da anni il Dolomiten fa una guerra spietata e senza esclusione di colpi contro il Landeshauptmann. Si è parlato di un conflitto dettato da differenze personali, da un tentativo di Ebner di eterodirigere la politica provinciale. Ma Christoph Franceschini ci aggiunge del suo: “Ai tempi di Durnwalder il Dolomiten riceveva moltissimi soldi dalla Provincia. Campagne informative, pubblicità, ogni cosa. Kompatscher ha dimezzato questo torrentello di soldi che scorreva direttamente nelle tasche della famiglia Ebner. E questo secondo me è il vero motivo della lite con Kompatscher”.

Ebner e Trento

Vista così, la situazione dei cugini sudtirolesi, si sarebbe tentati di pensare che non abbia proprio niente in comune con la nostra, a Trento. Ma non è vero.

Perché qualcosa delle brutte abitudini editoriali del Dolomiten si è visto anche a Trento.

Parliamo ovviamente di come l’Adige ha gestito l’informazione durante la campagna elettorale.

Le chiacchiere da bar da tempo dicevano: “L’Adige gioca per Fugatti”. Ma poi, andando a vedere quello che realmente era scritto nelle pagine del giornale non trovavi solo articoli teneri con il presidente uscente. Le magagne della sanità c’erano, le cose che non funzionavano erano riportate, lo stato pietoso dei rapporti a destra ce lo hanno sempre raccontato.

E allora perché questa idea, diffusa, che ci fosse una chiara preferenza per una vittoria di Maurizio Fugatti?

Il fatto è che in prima pagina le notizie scomode non andavano. La prima pagina, quella che dà il la del giornale, quella che tanti vedono senza poi andare a leggersi gli articoli per mancanza di tempo o voglia, decisamente non disturbava il manovratore. Anzi.

L’esempio peggiore è del 26 settembre, quando l’Adige titola: “Stato-Provincia, firmata l’intesa” e nel sommario: “Da Roma 468 milioni di euro al Trentino: sono gli arretrati delle accise”. Quel che mancava, in quella notizia, erano le condizioni allegate. Che la più gran parte dei soldi sarebbero arrivati col tempo (e se il bilancio dello Stato lo consentiva) e che in cambio rinunciavamo ad altre entrate. Ma intanto ad un mese dalle elezioni si portava il lettore a pensare che Fugatti avesse recuperato un mezzo miliardo. Mica male, come argomento elettorale.

E, seconda cosa: il presidente sfuggente, che non ha mai avuto nemmeno la cortesia (se non la sensibilità democratica) di mettersi a confronto con chi lo sfidava, è sempre stato lasciato in pace. Avete mai visto un titolo su questo? O avete mai letto un editoriale del direttore sui rapporti a dir poco difficili tra Lega e Fratelli d’Italia?

Non vogliamo tediarvi con una disamina editorial-chirurgica: sappiate solo che se avete avuto la sensazione che l’Adige abbia giocato per Fugatti, ebbene, un po’ l’ha fatto. L’ha fatto a macchia di leopardo, com’è ormai tipico del giornale di via Missione Africane. Ma l’ha fatto. E continua a farlo, in una deriva schizofrenica.

Domenica 29 ottobre la prima pagina sparava a cinque colonne: “Fugatti parte da casa e povertà”.

Vedendola uno si diceva: “Ohibò, a una sola settimana dalle elezioni il presidente è già riuscito a prendere decisioni concrete e operative”. Sì, perché il verbo “parte”, indicativo presente, significa che c’è un’azione che si sta compiendo.

Poi uno va a leggersi l’articolo nelle pagine interne. Dove c’è un pezzo professionalmente ineccepibile in cui si elencano le priorità che il presidente dovrà affrontare per prime, casa, povertà e lavoro, strettamente interconnesse. E si dice chiaramente che dovrà farlo perché nei cinque anni del Fugatti Uno non ha fatto proprio niente. Ma chi ha guardato solo la prima pagina rimane con la sensazione che Maurizio Fugatti sia l’efficienza in persona.

Detto questo, suggeriamo umilmente a chi fa la prima pagina dell’Adige di rivedersi un attimo i criteri che definiscono una notizia. Perché, sempre sul giornale del 29 ottobre, c’è davvero una notizia che fa saltare sulla sedia: in Trentino i salari sono più bassi perfino della media italiana (per non dire rispetto a Bolzano o al Veneto). Combinato col fatto che abbiamo un livello dei prezzi tra i più alti d’Italia, vedete un po’ voi quanto importante possa essere questa notizia.

Visto tutto questo, possiamo pensare che non ci sia un ordine di scuderia di non dar fastidio al presidente?