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Anarchici e leghisti: c’è violenza e violenza

Antonio Marchi

Ho più volte letto l’editoriale di QT (Violenti e violenti), risultato - immagino - di una buona discussione interna e dunque un’esercitazione equilibrata di democrazia conciliare, che non mi dispiace: appaga sicuramente il lettore e tiene lontano le critiche elettorali.

Ma io mi sforzo di andare oltre. Sentimento di solidarietà neanche per sogno. Chi con ignobili argomenti - ogni giorno nelle pubbliche piazze sapendo di mentire, con la noncuranza di un apparato politico tollerante e di leggi permissive e criminogene, attenta e minaccia la vita di uomini e donne, e loro famiglie (solo perché non italiani) dando sfogo a una intollerante ignoranza e creando un altrettanto intollerabile razzismo tra la popolazione, è inutile che faccia la vittima per qualche ceffone: non è che l’espiazione del suo “far male”.

D’accordo i sassi che volano, i pugni, gli spintoni verso persone anziane non sono un giusto viatico per far valere le proprie ragioni, ma quali sono gli strumenti caldeggiati da QT per arrivare a questo nobile scopo? La discussione con i militanti leghisti! Ma ci avete provato? Io sì, senza alcun profitto! Quando QT si appella a “chi ha a cuore la democrazia”, a chi parla? Sicuramente non a me, forse agli uomini e donne dell’apparato dei partiti? Ma chi oggi ha a cuore la democrazia, se è lecito saperlo? Bisognerebbe intendersi: che cosa vuol dire? Osservare scrupolosamente la Costituzione e le leggi del parlamento, o solo interpretarle? È a tutti nota (e QT ben lo sa) l’impossibilità di porre rimedio alla vertiginosa caduta di moralità e di decenza della classe politica tutta, ed è superfluo scomodare Debord, per il quale “lo spettacolo estende a tutta la vita sociale il principio che Hegel concepisce come quello del denaro; è la vita di ciò che è morto, muoventesi in se stessa... Lo spettacolo è l’ideologia per eccellenza, perché espone e manifesta nella sua pienezza l’essenza di tutto il sistema ideologico: l’impoverimento, l’asservimento e la negazione della vita reale”. È la macchina spettacolare che ingabbia tutti. Se la “coscienza” dell’umanità è caduta come valore, cosa guidiamo o trasportiamo? Gli Scud, i Patriot o i Droni, che distruggono uomini e natura?

Il comportamento presuppone coscienza e poesia, il che vuol dire andare anche contro le leggi quando queste offendono la natura dell’uomo e non rispettano la sua vita.

Come uscirne? In questo periodo di campagna elettorale discutere con chiunque porti una bandiera di partito è una perdita di tempo. Nessuno è più convinto di “lui” di aver ragione e “tu” di aver torto, ma a differenza dei leghisti (che sono vecchi, giovani ma pagati), gli anarchici sono solo giovani e poveri che mettono generosamente in gioco il loro futuro (che credono anche nostro) e la loro vita perché - angosciosamente - aspirano ad un mondo più pulito, più giusto, più umano. Loro non negano la violenza, ma non negano neppure la vita (che è violenza del sopravvivere).

A volte sono teste dure, incomunicabili, ma sono poeti, artisti, sentono la pulsione vera del vivere e sanno essere operatori del pronto intervento: entrano in azione quando la società finta e lo spettacolo soffocano la vita nella violenza dell’imitazione indotta. Sono un’avanguardia senza guardia.

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Commenti (1)

Alex Marini

Storicamente gli anarchici hanno avuto a cuore la democrazia subendo le violenze altrui. Non necessariamente solo le violenze fisiche. Forse gli anarchici trentini non riflettono integralmente quello che sono stati nel passato ma credo che il loro ruolo andrebbe interpretato con più attenzione.
Nell'editoriale "Violenti e violenti" QT è stato un po' troppo conciliatorio. Un partito che è presente nelle istituzioni a tutti i livelli e che per buona parte fonda il proprio successo elettorale su pregiudizio e razzismo credo che non meriti di essere difeso.
Nel frattempo ho visto che in edicola c'è una pubblicazione interessante "Dieci pericolosissime anarchiche" di Massimo Lunardelli
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