Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

La pedagogia del bosco

Come imparare conoscendo e rispettando la natura

Qualche tempo fa un amico mi ha mandato le foto di una sua nipotina sudtirolese-danese. La bionda bambinetta saltava su tronchi d’albero insieme ad altri piccoli e piccolissimi. Allegra e nient’affatto impaurita, in mezzo al bosco della Val d’Isarco, non proprio la giungla, ma certo un luogo libero e alquanto selvaggio. La bimba frequentava un insolito asilo nido, frutto della pedagogia del bosco.

Perché costringere i bambini a stare seduti al chiuso, quando possono imparare moltissimo di sé e dell’ambiente circostante anche stando in un posto aperto?

Anche in Italia e anche in località insospettate, negli ultimi anni sono sorti nidi e scuole per l’infanzia che svolgono la loro attività secondo i principi dell’immersione nella natura. Ci sono esempi in Friuli ma anche a Ostia, tanto per citarne qualcuno. All’Accademia Europea di Bolzano è stato presentato il lavoro di uno studente dell’Università di Bolzano, Simon Klotzner, che ha fatto la tesi di laurea su questo argomento, con un confronto fra il Sudtirolo e Berlino-Brandeburgo. In particolare lo studio ha riguardato due scuole, entrambe organizzate sui principi di pedagogia del bosco: la “Birkenwald” (lett.: bosco di betulle), che si trova a Parcines, vicino a Merano e la “Birkenbäumchen” (lett.: piccola betulla) che si trova nel Brandeburgo. In entrambe i bambini si possono sviluppare in modo ideale con tutti i sensi e liberamente nella natura. Sentieri sassosi, alberi caduti su cui arrampicarsi, colline ripide, terreni umidi: questi sono gli ambienti e gli oggetti di studio dei piccoli.

Nella tesi di laurea, Simon Klotzner, che ora fa il maestro, ha svolto la sua ricerca su come i bambini possono svilupparsi in questi nidi o scuole per l’infanzia: “La pedagogia del bosco può essere un modello alternativo a quello attuale di un mondo determinato dal progresso tecnologico” dice il giovane laureato.

La pedagogia del bosco è nata nei paesi del nord Europa, in Svezia, dove alla fine del XIX secolo, sorsero i “friluftsfrämjandet”, una combinazione fra le parole “aria libera” e “promuovere”, e poi è stata sviluppata in Danimarca, dove oggi ci sono una settantina di scuole di questo tipo. Il modello si è poi diffuso in altri paesi, soprattutto in lingua tedesca: fra Germania, Austria e Svizzera ce ne sono un migliaio. In Sudtirolo sono nati come scuole private abbastanza di recente.

La scuola “Birkenwald” di Parcines è una sezione esterna (fisicamente esterna) del Kindergarten di quel comune ed è sostenuta dai comuni di Merano e Lagundo e anche dall’ispettorato della forestale. È stata inaugurata il 5 settembre 2016, dopo un’accurata ricerca di uno spazio adatto da parte di un gruppo di lavoro composto da esperti.

Qui i bambini giocano con i materiali offerti dalla natura e non preconfezionati, e svolgono le loro attività con ogni tempo o temperatura, imparando le stagioni e che pioggia, freddo, sole o caldo non sono pericolosi, ma fanno parte della normalità. Nello stesso tempo conoscono la natura e la rispettano e proteggono.

Interessante è come vengono affrontati gli aspetti sociali: “I bambini devono collaborare nel bosco. Devono comunicare e scambiarsi proposte, ad esempio quando vogliono trasportare un ramo pesante”. L’aspetto dell’educazione motoria è evidentemente favorito, poiché i bambini si muovono su terreni diversi, si arrampicano e imparano a controllare il proprio corpo. Questo rafforza anche la consapevolezza e l’autostima dei bambini, che nello stesso tempo imparano a capire i propri limiti.

Il bosco attorno al lago di Carezza

Ho voluto raccontare questa piccola storia, perché, come a tanti altri, mi si è stretto il cuore a vedere quelle migliaia di alberi abbattuti dal vento come fuscelli. Visti nelle foto, gli altissimi abeti del fianco del Latemar, che si specchiavano orgogliosi nel meraviglioso lago di Carezza, sembrano stuzzicadenti caduti per terra. Un milione e mezzo di metri cubi di legname, ha detto l’assessore provinciale all’Agricoltura, quanti in genere ne vengono lavorati nel corso di un anno da tutti i commercianti e artigiani del legno nella provincia di Bolzano. Gli imprenditori austriaci si fanno già sotto per acquistare il legname che ora giace per terra ed è difficile anche da spostare. Nell’intervista che ha fatto a Rai-Südtirol un paio di settimane dopo gli avvenimenti, Schuler ha parlato degli aspetti economici: il problema dei proprietari dei boschi, che verranno finanziati dalla Provincia per non far abbassare troppo il prezzo del legname, e i problemi della ricerca di spazi per depositare l’enorme quantità di legna. Però poco ha detto del ripristino dei boschi. Della necessità di piantare alberi di diverse specie e scaglionando nel tempo la piantumazione, perché l’età uguale di quelli sradicati sembra una delle cause della loro debolezza di fronte a fenomeni tuttavia straordinari, almeno finora. La diffusione di foreste pedagogiche e di scuole del bosco possono contribuire a suscitare l’amore per la natura e la conoscenza dell’ambiente boschivo, tanto importante per la nostra esistenza.

Parole chiave:

Articoli attinenti

In altri numeri:
Il bosco, la nuova frontiera

Commenti (0)

Nessun commento.

Scrivi un commento

L'indirizzo e-mail non sarà pubblicato. Gli utenti registrati non devono inserire altre verifiche e possono modificare il proprio commento dopo averlo inserito.

Riporta il codice di 5 lettere minuscole scritto nell'immagine. Puoi generare un nuovo codice cliccando qui .

Attenzione: Questotrentino si riserva la facoltà di cancellare commenti inopportuni.