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Lavis: il pasticcio delle Masere

L’edificio all’ingresso nord di Lavis non rappresenta certamente un bel biglietto da visita per la borgata rotaliana

Se messo a confronto con altri edifici industriali inutilizzati e degradati presenti in Trentino (ad esempio l’ex Alumetal di Mori o la ex Sloi di Trento), quello nella foto appare come un eco mostriciattolo. Tuttavia l’edificio, posto com’è all’ingresso nord di Lavis, le Masere, dove una disordinata boscaglia sta prendendo il sopravvento, non rappresenta certamente un bel biglietto da visita per la borgata rotaliana.

La situazione, in abbandono da vari anni, stride ancor di più se messa a confronto con il positivo e imponente intervento di recupero della ex Samatec, dove da oltre quindici anni sorge invece il bello stabilimento del gruppo Mezzacorona. Ma non solo: anche a Lavis, più recentemente, sono state attuate ottime iniziative di recupero di capannoni industriali che avevano perso la propria destinazione originaria e che per qualche tempo erano rimasti desolatamente in abbandono. Spesso, e specialmente quando hanno una dimensione importante, queste operazioni di recupero urbano avvengono anche con il sostegno, diretto o indiretto, delle istituzioni.

Per tornare all’ex Samatec, valutate rilevanti le ricadute sociale ed economica dell’iniziativa e ritenuto che il progetto della cooperativa agricola rivestisse pertanto un interesse pubblico, per favorirne l’attuazione, il Comune di Mezzocorona cambiò la destinazione urbanistica della vecchia sede della cantina stessa. Ciò comportò un aumento di valore che avrebbe facilitato, come puntualmente è avvenuto, la dismissione del vecchio compendio e la sua successiva valorizzazione residenziale.

A Lavis, per le Masere, nonostante l’aiutone (quale lo vedremo più avanti) ricevuto dalla Comunità di Valle e dalla Provincia, invece tutto è fermo! Nel 2006, alcuni proprietari di edifici commerciali e produttivi (convinsero ad entrare nell’impresa anche qualche piccolo agricoltore confinante) si affidarono ad un imprenditore per l’attivazione di un centro commerciale (l’ennesimo a Nord di Trento!).

Le prescrizioni urbanistiche e commerciali, compresa - vista la dimensione dell’intervento - quella della Valutazione Ambientale, avrebbero permesso di attivare nell’area importanti attività per le quali l’imprenditore aveva acquisito le “licenze”. Ma per la società che aveva preso in mano l’iniziativa quanto autorizzato dal Comune di Lavis non era parso sufficiente. Sorse pertanto un contenzioso, che però vide soccombere la società, che a quel punto, preso atto che la via giudiziaria non aveva pagato, ridimensionò le proprie pretese e presentò un nuovo e più realistico progetto che venne approvato dal Comune alla fine del 2013. L’imprenditore però non firmò mai la convenzione e non mosse un dito: avrebbe dovuto versare una discreta somma a titolo di oneri di urbanizzazione e si era entrati in piena crisi finanziaria. Di lì a poco la Comunità di Valle iniziò la procedura per l’approvazione del piano commerciale con il quale, in base alla legge provinciale del 2010, avrebbe dovuto individuare le aree sulle quali si sarebbero potute insediare le cosiddette grandi superfici di vendita (fino a 9.999 mq di area per la vendita al minuto).

A quel punto, nonostante la situazione congiunturale non fosse migliorata e non fosse facile intravvedere grandi prospettive per i centri commerciali, dopo qualche scontro e qualche miseria politica, arrivò l’aiutone. Infatti, alla fine del 2014, poco prima che il Piano del Commercio fosse portato dinanzi all’assemblea della Comunità di Valle per la sua approvazione, la bozza proposta dai tecnici e discussa nei mesi precedenti e sulla base della quale si era registrato un largo consenso, fu improvvisamente cambiata con il repentino inserimento di due nuove aree destinate, appunto, alla grande distribuzione. Furono inserite quella delle Masere di Lavis ed un’area industriale (ex Valman) posta all’estrema periferia di Mezzocorona. Questa modifica, secondo i proponenti, avrebbe permesso alle Masere di espandere ulteriormente la propria potenzialità commerciale.

Come ricordato, le due aree inserite all’ultimo momento per una buona parte dei consiglieri della Comunità di Valle erano completamente incoerenti con tutta la pianificazione elaborata fino a quel momento, che avrebbe invece dovuto favorire il commercio nei centri storici. Nel tentativo di contrastare l’improvvida forzatura vennero presentati emendamenti intesi a ripristinare le decisioni concordate.

A quel punto giunsero inaspettate pressioni da parte della Provincia e del Patt: l’allora presidente della provincia Ugo Rossi convocò per una ramanzina i capigruppo della maggioranza (Patt, Pd, Upt) che governava la Comunità di Valle e il consigliere provinciale del Patt Baratter, presentò una mozione a sostegno dell’area Masere nella quale si promettevano ben 400 nuovi posti di lavoro e si spinse fino a presentare – ma qui fu bloccato anche dai suoi - una proposta di legge provinciale su misura (pro Masere?) per bypassare i poteri della riottosa Comunità di Valle.

Seppur impressionati da tanto attivismo, i ribelli non cedettero; a quel punto, ad un cenno dell’assessore (l’attuale sindaco di Lavis Andrea Brugnara), quasi tutti i consiglieri di area Patt dell’assemblea della Cdv abbandonarono l’aula facendo mancare il numero legale.

Pochi mesi dopo il piano commerciale della Comunità di Valle venne fatto approvare da un commissario ad acta nominato dalla Provincia. Ma l’aiutone non servì a nulla: i 400 posti di lavoro delle Masere non si sono visti (nel frattempo sono stati pure messi in cassa integrazione i dipendenti di Mercato Uno di S. Michele) e la situazione è quella che appare nella fotografia. Il sindaco di Lavis attribuisce lo stallo alla difficoltà economica dell’imprenditore, e per quanto riguarda l’aspetto paesaggistico della vicenda assicura che si sta lavorando con la Provincia, proprietaria di un’area prospiciente, per allestire una sorta di mascheramento della misera situazione con la piantumazione di alberi e verde urbano.

Meglio sembrano andare le cose per l’ex area Valman di Mezzocorona, in cui si è insediata Dolomiti Fruits, una piccola, ma in espansione, industria di trasformazione di prodotti agricoli che nello stabilimento di Nanno, in Val di Non, stava troppo stretta. L’acquisto dell’ex stabilimento tessile, dismesso da alcuni anni, è stato favorito dall’intervento del Fondo strategico provinciale a fronte del promesso incremento dell’occupazione. Nulla a che vedere però con la “vetrina della produzione agricola, vinicola e della gastronomia locale” richiesta al tempo della forzatura del Piano commerciale che, appunto, con le linee guida, al pari del pasticcio di Lavis, nulla avevano a che fare.

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