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QT n. 2, febbraio 2023 Trentagiorni

Inceneritore, gassificatore e Fugatti

Lasciata andare alla deriva la raccolta differenziata, ci si affanna dietro a un nuovo impianto termico. Nonostante i numeri dicano ben altro.

E così ci risiamo e, dieci anni dopo la decisione che dell’inceneritore non c’era bisogno, la Giunta provinciale adesso dice di sì: le discariche sono praticamente piene e un impianto ci vuole. Naturalmente spiegandoci di stare tranquilli, i sistemi di trattamento termico dei rifiuti oggi sono molto più avanzati e quindi meno inquinanti di quelli di una volta e - aggiungendo un tema subdolo - mica possiamo pretendere che i nostri rifiuti debbano essere trattati dagli altri. Insoma, ne fanno una questione “etica” e così facendo fanno leva sul senso di responsabilità dei cittadini che quindi non possono rifiutare l’inceneritore senza sentirsi ignobili.

Il problema vero è che per chi decide è molto più semplice scegliere di costruire un impianto (e gli appetiti per queste soluzioni non mancano mai) che impegnarsi in seri piani per la riduzione ulteriore dei rifiuti e la gestione diversa della parte residua, che ovviamente c’è sempre, ma che può arrivare a valori davvero irrisori (in proposito vedi “Rifiuti: c’è ancora molto da fare” su QT di marzo 2022). E d’altra parte non è che con inceneritore o gassificatore non restino scorie da gestire.

Siamo scesi dal folle dimensionamento di trecentotrentamila tonnellate di allora (se lo avessero costruito oggi saremmo noi a dovere importare rifiuti) alle ottantamila dell’impianto ipotizzato oggi.

Secondo Mario Tonina, l’assessore competente in materia, di più non si può fare, mentre le associazioni ambientaliste sostengono che quota ventimila è possibile. Per farlo, però, bisogna prendere in mano seriamente la questione rifiuti e non dimenticarsene o quasi come è successo all’ultimo piano rifiuti, per poi scoprire all’avvicinarsi della sua scadenza che i numeri sono fermi e negli ultimi anni non si sono più fatti passi avanti. Fossero anche troppo ottimistiche le previsioni degli ambientalisti e si potesse arrivare solo a trentamila, o addirittura quarantamila tonnellate di rifiuti/anno, vorremmo davvero essere così folli da realizzare un impianto che, per le ridotte dimensioni, risulterebbe assolutamente antieconomico? Quanto poi al tipo di impianto, è arduo parlarne con dati certi perché per ora la Giunta Fugatti è riuscita solo a decidere che qualcosa andrà costruito. Qualora non fosse un inceneritore, ma un gassificatore non facciamoci ingannare. Quest’ultimo è da bocciare comunque, non tanto per l'impatto ambientale diretto, quanto per quello indiretto. Ovvero: l'impatto ambientale diretto è di certo inferiore a quello di un inceneritore vero e proprio, in quanto non c’è un camino, e quindi non si spandono i rifiuti nell’aria, come appunto fa, in pratica, l’inceneritore. Eppure negli stessi documenti ufficiali si ammette che anche dalla gassificazione - poi dipende da quale tipo di impianto, cosa che non è dato sapere nei dettagli - residuano ceneri e reflui gassosi e liquidi, e i fumi dovuti alla combustione del gas ottenuto, da bruciare per produrre energia. Nulla si crea e nulla si distrugge, come sempre.

Ma l'impatto ambientale indiretto è il peggiore ed è quello che dovrebbe sconsigliare la realizzazione di qualsivoglia impianto termico o para-termico: frenerebbe la raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti - ovvero comportamenti virtuosi che potrebbero ancora aumentare, tenendo conto che in tal senso, negli ultimi anni, si è fatto poco e niente (vedi “Ancora l'inceneritore!” su QT di novembre 2022).

Ma la parte più balzana, ed anche più grave della decisione di Fugatti è quella di demandare ai sindaci di Trento e Rovereto la decisione sulla localizzazione: che se la giochino tra di loro.

E c’è di peggio: la scelta della tipologia di impianto, se inceneritore o gassificatore, secondo Fugatti, va fatta dall’azienda costruttrice. Che

naturalmente non penserà ai suoi interessi, ma al benesse re dei trentini e a quello delle casse provinciali.

Tornando alla questione della quantità di rifiuti annui prodotti e non riciclabili, appare evidente che è lì che si gioca l’intera questione: se il numero si riducesse sotto certi valori l’impianto non risulterebbe in alcun modo economico. Le 80.000 tonnellate su cui Tonina insiste sono già pericolosamente vicine a questo numero minimo ed è forse per questo che l’assessore non perde occasione per rimarcare che le quantità inferiori, ipotizzate dagli ambientalisti, sono irrealizzabili, anzi ipotizzabili solo nel libro dei sogni. Insomma, gli ambientalisti sono degli illusi.

Leggendo l’addendum al 5° aggiornamento del piano rifiuti urbani, si scopre però che ad essere degli illusi sono anche i tecnici dell’APPA. Un primo dato che balza all’occhio è quello dei successi ottenuti in meno di dieci mesi dai comuni dell’Alto Garda, dove di recente si è finalmente deciso di prendere in mano la situazione che ha visto finora quell’area “primeggiare” in senso negativo nella raccolta differenziata. Il comune di Tenno è passato da una differenziata di appena il 59% all’80,4% e con lui Dro giunto all’87% e Drena all’86%. Una evidente smentita dell’affermazione secondo cui in Trentino si sarebbe raggiunto il massimo possibile di raccolta differenziata.

Ma le sorprese non bastano, lo “Scenario due” per il piano rifiuti elaborato da APPA, assume come livello della raccolta differenziata l’82% (invece dell’attuale 78%), grazie anche alla differenziazione di 6.000 ton/anno di tessili sanitari che oggi, incongruamente, finiscono in discarica come rifiuti indifferenziati e così arriva a certificare che la quantità da conferire in discarica – mantenendo invariata la quantità di rifiuti urbani prodotti - scenderebbe a poco più di 16.000 ton/anno, quantità del tutto paragonabile ai residui (speciali ed in parte tossici o pericolosi!) degli inceneritori\gassificatori. In tal modo la capacità residua del catino di Ischia Podetti arriverebbe a 15,5 anni. E per strano che possa sembrare quel numero indicato da APPA, è incredibilmente simile a quello indicato da quegli illusi di ambientalisti. Se solo si smettesse di dare per scontato che un impianto “s’ha da fare”, forse si potrebbe finalmente cominciare a ragionare seriamente su come raggiungere gli obiettivi per una corretta gestione dei rifiuti.