Attenti ai giovani!
Sono tornati i giovani. Sui media, per le strade e ovviamente nelle scuole. Dalle manifestazioni ProPal, di cui si è sottolineata la generosità, ma anche, subito dopo, le inadeguatezze vere o presunte, e le estremizzazioni; alle modalità di vivere affettività e sessualità; al rapporto con l’informazione e più in generale con il sapere.
Facciamo una premessa: ogni generazione giudica inadeguata quella successiva. Chi scrive ha 81 anni, e ricorda benissimo come a 15 anni fossimo chiamati “gioventù bruciata” (dal bel film con James Dean) e che per raddrizzarci venissero invocati rimedi estremi: “Ghe vorria ‘na guerra”. Ma anche no.
Poi il rapporto cambiò. Non erano più loro che criticavano noi, ma viceversa. Li trovavamo inadeguati, meschini, anche falsi (“don’t trust anybody over thirty“, slogan americano diventato globale, “non fidarti di nessuno che abbia più di trent’anni”).
Non avevamo più il problema di inserirci in una società che istintivamente ci teneva ai margini, come peraltro sempre è accaduto; quella società volevamo cambiarla da cima a fondo (in parte ci riuscimmo, sui diritti civili, sulla sessualità, sullo svecchiamento della cultura; ma sull’egualitarismo fallimmo, in maniera rovinosa, ed oggi ne paghiamo tutti il conto).
Con i giovani d’oggi il rapporto è reso più complesso dalla tecnologia. I nuovi media hanno modificato tante cose, tra cui le fonti di apprendimento e le relazioni tra le persone. Ora, si sa che le grandi scoperte in questo campo furono sempre rudemente osteggiate: Platone vedeva un pericolo nella scrittura, la Chiesa nella stampa, e all’istituto tecnico i miei colleghi più anziani sostenevano che le mini calcolatrici elettroniche istupidivano gli studenti. Ora abbiamo una generazione abituata ad avere in tempo reale un accesso allo scibile umano difficile da padroneggiare. E al contempo si trovano a convivere con strumenti che amplificano a dismisura, spesso deformandola, la sfera sentimentale (vedere la straordinaria mini-serie tv “Adolescence”).

E’ in questo quadro decisamente complesso che i giovani sono tornati alla ribalta. Hanno detto di esserci, pretendono di avere opinioni. Sembra addirittura che siano tornati – dopo 50 anni -a voler influire sul corso della storia.
Forse dovremmo (parlo a chi ha più di 30 anni) ascoltarli di più. Con meno spocchia.