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QT n. 4, aprile 2025 Servizi

Funivia del Bondone: perché no

Ragioni ambientali ed economiche sconsigliano il nuovo impianto.

Un tema che sta animando il dibattito pubblico è quello dell’impianto a fune che da Trento città dovrebbe raggiungere la località bondonera di Vason passando per Sardagna e per Vaneze, mentre l’abitato di Candriai ne sarebbe escluso. Impianto che viene chiamato “funivia”, anche se la sua definizione corretta è “telecabina ad ammorsamento temporaneo automatico”, una tecnologia che prevede un’unica fune che funge da portante e da traente, differente da quella dell’attuale funivia Trento-Sardagna.

Diversi articoli e lettere ai giornali sono entrati nel merito della questione, con orientamenti opposti; i fautori della realizzazione dell’impianto, peraltro già approvata con deliberazione della Giunta provinciale n. 287del 28 febbraio 2025, prospettano opportunità di sviluppo e un positivo effetto-volano per l’economia, oltre ad affermarne la sostenibilità ecologica.

Ma le incognite che questa opera comporta sono molte e di peso, a fronte delle quali sarebbe d’obbligo prudenza e consapevolezza nell’utilizzo delle risorse naturali, paesaggistiche e culturali del territorio, oltre che di quelle economiche. Di certo, per ora, ci sono solo gli 80 milioni assegnati alla Trentino Trasporti con la deliberazione sopra citata, somma che con tutta probabilità evolverebbe a cifre maggiori alla fine dei lavori; le previsioni più attendibili per i costi di gestione si aggirano oggi sui 3 milioni annui, a fronte di un’utenza che si prefigura come modesta.

La supposta eco-sostenibilità del progetto ha tutti i caratteri di una cosmesi a mascheramento dell’ennesimo scempio: si sottrarrebbe una superficie consistente di terreno agricolo (a Sardagna già scarso) e di quello destinato agli usi civici, con un impatto ambientale considerevole a fronte di un rapporto costi/benefici svantaggioso. L’attuale strada provinciale n. 85 resterebbe comunque aperta e le macchine in Bondone ci sarebbero sempre, anche con la telecabina in funzione. I benefici dell’opera, alla fine dei conti, andrebbero a vantaggio di pochi, mentre i costi graverebbero sulla collettività incrementando un debito pubblico già oltre i limiti, un lascito vergognoso per le generazioni future.

La chiesa dei SS. Filippo e Giacomo.

Una volta terminati gli effetti della novità e della propaganda, quando i costi di gestione si rivelassero eccessivi anche per le casse dell’ente pubblico, che evidentemente qualcuno reputa inesauribili, la telecabina del Bondone avrebbe ottime probabilità di diventare un’altra struttura in abbandono, come già è avvenuto per l’ex Hotel ed ex Centro Congressi Panorama. Il territorio di Sardagna, di estensione limitata e già pesantemente segnato dal passaggio di cinque elettrodotti, subirebbe l’ulteriore sfregio di uno stravolgimento macroscopico nella morfologia dei terreni; c’è inoltre da considerare che l’impianto della telecabina andrebbe a sfiorare la chiesa dei SS. Filippo e Giacomo al cimitero, un gioiello architettonico del Quattrocento con campanile romanico, la cui fondazione risale al XII secolo, ospitante opere attribuite al Romanino e alla scuola del Fogolino.

Il contesto paesaggistico, già deturpato da un traliccio dell’alta tensione eretto nelle immediate vicinanze della chiesa, ne rimarrebbe compromesso irreparabilmente. Altra incognita è il destino futuro della montagna di Trento, le cui attività collegate agli sport invernali sono sempre più a rischio e che si vorrebbe destinare a parco cittadino. Si realizzerebbe pertanto un’infrastruttura imponente con l’aspettativa che la stessa attragga un’utenza che ora non c’è e la cui entità non si può prevedere in modo attendibile; se non si dà ascolto alla propaganda e si considera invece la sostanza, l’operazione appare quindi una scommessa azzardata, un “mettere il carro davanti ai buoi” che non lascia presagire nulla di buono.

Un aspetto non ancora emerso è quello tecnico, foriero di non poche controindicazioni, a cominciare dal costo della manutenzione (assai elevato) e dall’inquinamento acustico che lo scorrimento continuo della fune causerebbe. Si consideri inoltre che, con la fune in costante movimento, gli utenti dovrebbero accedere a una cabina anch’essa in movimento, seppur rallentato in corrispondenza della stazione. Ciò non comporta alcun problema per chi gode di buone condizioni fisiche, ne comporta invece per passeggini, animali domestici, carrozzine, persone che per la deambulazione hanno bisogno di supporti e rende pertanto poco funzionali al servizio pubblico le cabine ad ammorsamento, correntemente usate a servizio delle piste da sci.

Per il paese di Sardagna e per tutta la cittadinanza sarebbe molto meglio mantenere il tracciato attuale della funivia e realizzarvi un impianto a fune portante doppia nei due sensi, sostituendo quello ora in funzione, strutturalmente obsoleto. Il vento forte è infatti la principale causa di disservizio per la funivia, che in quel caso viene fermata, un problema che si riproporrebbe tale e quale con la telecabina.

Tutto considerato, i costi (di diversa natura) sono evidentemente maggiori dei benefici che una tale opera porterebbe. Sarebbe l’ennesimo caso di spreco di risorse con danni notevoli all’ambiente e al paesaggio, come talvolta purtroppo avviene a seguito di progetti stilati a tavolino, senza una valutazione obiettiva delle ripercussioni sul territorio.

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