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Fermiamo il fascismo d'oltreoceano

Con l'imperialismo aggressivo di Trump non si può discutere: una voce dal Sudafrica

Ma che gli ha fatto il Sudafrica a Donald Trump? Ce lo siamo chiesto vedendo che il paese africano è stato messo fin da subito nella sua personale lista dei “cattivi”. Unico del sud del mondo che abbia attirato le sue sgradite attenzioni.

Ci sono un paio di ottime ragioni per cui il duo Trump/Musk è entrato a gamba tesa nella politica interna sudafricana.

La prima, esplicita, è che il paese ha recentemente approvato una legge che completa la riforma fondiaria avviata fin dal 1994, dal governo di Mandela. La legge, che regola l’esproprio per pubblica utilità senza compensazione, ha fatto gridare Trump al “razzismo contro i bianchi” perché la gran parte della terra è ancora oggi in Sudafrica in mano ai bianchi, soprattutto Afrikaner. Ma, va detto, si tratta di una regolazione residuale rispetto all’acquisizione di mercato. Questo tipo di regola esiste, in varie forme, in tutto il mondo e nel caso sudafricano si può fare solo quando la terra giaccia inutilizzata e possa invece essere coltivata. Trump e Musk però non hanno gradito e hanno lanciato minacce di ogni genere. Non solo il taglio degli aiuti internazionali, già fatto per tutti, ma anche la minaccia ben più seria di escludere il Sudafrica dagli accordi preferenziali di esportazione negli Usa che è molto importante per l’economia del paese.

La seconda ragione, non espressa dal presidente americano ma molto evidente, è il fatto che sia stato proprio il Sudafrica, qualche mese fa, a denunciare Israele alla Corte Penale Internazionale dell’Aja. Una decisione che discende dalla storia del movimento anti-apartheid e dallo storico rapporto con la lotta palestinese, speculare al rapporto d’acciaio che legava il governo dell’apartheid con Israele.

Questa lunga premessa ci serviva per darvi un minimo di contesto per l’articolo che pubblichiamo qui di seguito, uscito qualche giorno fa su uno dei migliori settimanali politici sudafricani, il Mail&Guardian.

Ma tutto questo non è il motivo per cui abbiamo scelto di proporvelo.

La realtà è che, leggendolo, ci siamo detti che il ragionamento dell’autore Jared Sacks (ebreo, membro del gruppo “Ebrei sudafricani per una Palestina libera”, giornalista e attivista) esprime al meglio e in modo semplice quello che tutti noi dobbiamo fare d’ora in poi. (L. M.)

Il graduale spostamento mondiale verso il fascismo degli ultimi 10 anni ha aumentato significativamente la minaccia di annientamento mondiale. Sebbene questo possa sembrare allarmistico, come studioso di storia vedo che ci sono parallelismi significativi con gli anni '20 e '30 del ‘900 a cui si può fare riferimento.

Solo che oggi la minaccia è ancora maggiore. Con enormi scorte di armi nucleari detenute da almeno nove paesi, una mossa sbagliata potrebbe portare ad un bagno di sangue mai visto nella storia umana. Ma, perfino senza la minaccia nucleare, le scorte nazionali di armi convenzionali hanno la capacità di distruggere intere città centinaia di volte.

La distruzione totale di Gaza è un esempio lampante. Da ottobre 2023 a novembre 2024 l'esercito israeliano ha, in un solo anno, sganciato più di 85.000 tonnellate di bombe sulla Striscia di Gaza, che sono più di tutte quelle usate nell’intera seconda guerra mondiale. E questa è solo una piccola parte delle bombe a disposizione dei più grandi eserciti del mondo.

Il precedente ordine neoliberista, iniziato negli anni '70 e che si può considerare finito con il crollo della bolla immobiliare degli Stati Uniti nel 2008, non era ovviamente un'era di diplomazia e pace. Le invasioni statunitensi dell'Afghanistan e dell'Iraq e i suoi aggressivi bombardamenti di oltre una dozzina di altri paesi, ritraggono un'era di imperialismo occidentale aggressivo in cui centinaia di migliaia di persone sono state uccise. E tuttavia, con la seconda elezione di Donald Trump, questa crociata imperialista ha subito un’accelerazione impetuosa.

Sono passate solo poche settimane da quando Trump ha assunto la carica e ha scatenato Elon Musk, l'uomo più ricco del mondo, per prendere possesso in modo ostile dell'intera burocrazia del governo degli Stati Uniti.

In questo periodo, Trump ha già minacciato di impossessarsi del Canale di Panama, ha lanciato l’idea dell'annessione della Groenlandia, ha suggerito che il Canada diventi il 51° stato degli USA, ha minacciato dazi contro Messico, Canada, Colombia e Cina e ha eliminato gli aiuti internazionali americani di USAid, tra cui il finanziamento dei farmaci per l'HIV e il giornalismo investigativo, a favore di strategie di influenza più aggressive e minacce di guerra economica e predominio militare.

Più di recente, con il primo ministro genocida di Israele, Benjamin Netanyahu, in piedi accanto a lui, Trump ha annunciato la proposta di deportazione e pulizia etnica di milioni di palestinesi da Gaza. Nel suo piano, gli Stati Uniti si prenderebbero la proprietà coloniale del territorio per poter scatenare le sue mire immobiliari e trasformarlo in una "Riviera del Medio Oriente".

Alcuni hanno razionalizzato il ricatto di Trump come una mera tattica di contrattazione per fare pressione sugli altri paesi ed ottenere un "accordo migliore". Tuttavia, anche se queste minacce bellicose fossero pensate solo per dargli un vantaggio nei negoziati, Trump ha dimostrato di essere disposto a portare avanti le sue idee quando gliene viene data la possibilità.

Ecco perché cedere a una qualsiasi delle minacce di Trump è estremamente pericoloso. Più le sue tattiche hanno successo, più continuerà a usarle. Tutto ciò che può fare senza conseguenze lo invoglia a cercare di farla franca ancora di più. Concedere anche solo un centimetro a qualsiasi aspetto di un movimento fascista lo incoraggia. Proprio come l’arrendevolezza dei politici della Repubblica di Weimar verso Hitler gli permise di espandere il suo potere e poi sostituirli, così anche oggi la capitolazione nei confronti del movimento "Make America great again" gli consentirà di espandersi e prendere il sopravvento.

La nostra politica, quindi, non può essere semplicemente non-fascista. Non possiamo permettere negoziati e compromessi quando abbiamo a che fare con i fascisti. Non possiamo dare loro alcuno spazio per espandersi o ossigeno per respirare.

Né possiamo limitare la nostra opposizione a forme cortesi e civili. Dobbiamo impiegare tutti i mezzi possibili per reagire perché, in ultima analisi, stiamo difendendo la nostra dignità e sovranità di fronte a un espansionismo implacabile e autoritario. In altre parole, dobbiamo adottare una politica di antifascismo.

Cosa significa questo nel contesto del Sudafrica?

Significa che dobbiamo pretendere, anzi obbligare, il presidente Cyril Ramaphosa e il suo governo di unità nazionale a resistere a qualsiasi dimostrazione di debolezza e a qualsiasi propensione a capitolare al ricatto del governo statunitense. Non possiamo scendere a compromessi silenziando il nostro sostegno ai palestinesi o revocando l'Expropriation Act. Farlo non farebbe altro che incoraggiare gli Stati Uniti a pretendere ancora di più.

Significa anche che dobbiamo costruire solidarietà tra le nazioni del Sud del mondo. Il Gruppo dell'Aja è un inizio. Ma non deve solo ampliare significativamente i suoi membri, il suo scopo dovrebbe anche includere la collaborazione politica ed economica contro le minacce imperialiste statunitensi.

Se una nazione è minacciata da dazi o sanzioni di ritorsione per essersi rifiutata di sottomettersi al volere di Trump, tutte le nazioni all'interno di questo gruppo dovrebbero rispondere collettivamente.

Ciò che rende nazioni come la Colombia o il Sudafrica vulnerabili al ricatto degli Stati Uniti è il loro insignificante potere economico in relazione alla più grande economia ed esercito della Terra. Ma una risposta collettiva dal Sud del mondo può garantire che nessuno di noi sia isolato e che non possiamo essere eliminati uno per uno.

Infine, e più importante, significa che abbiamo urgente bisogno di costruire un enorme movimento antifascista popolare qui in Sudafrica, in collaborazione con movimenti simili in tutto il mondo. Questo movimento deve essere pronto a scendere in piazza per difenderci a vicenda. Dovrebbe trovare modi nuovi e creativi per ridicolizzare, indebolire e isolare aspiranti fascisti come Gayton McKenzie della Patriotic Alliance, ministro dello sport, arti e cultura, che sono felici di rendere il Sudafrica una neocolonia degli Stati Uniti.

Il nostro movimento deve anche proteggere fisicamente altri africani minacciati dagli xenofobi, praticare l’arresto da parte dei cittadini contro i criminali di guerra israeliani che entrano nel paese, bloccare le esportazioni di carbone al regime israeliano e creare un ambiente ostile a qualsiasi forma questo nuovo fascismo possa assumere.

Lavorando insieme, dobbiamo difendere l'organizzazione antifascista che si trova ad agire nel ventre della bestia, sostenere la resistenza anticoloniale in Palestina e fermare il populismo di destra sul nascere.

Non possiamo cedere e non possiamo permettere che cedano coloro che, dentro il governo, non hanno spina dorsale. Non importa quali minacce ci si presentino.

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