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QT n. 2, febbraio 2025 Cover story

I Benko Boys a Trento

“Noi vi portiamo 400 milioni” Come ha reagito il Comune?

Ma questo Benko, è vero che era arrivato Trento?

Questa la domanda che gira, dopo che si è diffusa la notizia della rovina e dell’arresto del grande immobiliarista René Benko, passato in pochi mesi dalle superproprietà, internazionali (grattacieli a New York e mega centri commerciali in tutta Europa) e private (yacht da 64 metri e jet personale), al fallimento con bancarotta. E dopo che i suoi due uomini di fiducia per gli affari trentini, Heinz Peter Hager e Paolo Signoretti, erano già agli arresti domiciliari.

Delle attività del magnate austriaco, del braccio destro Hager e del sottoposto Signoretti, a Bolzano, Arco e Riva, avevamo da tempo parlato, e anche in questo numero aggiorniamo nelle pagine successive. Qui invece vediamo le attività dei tre a Trento.

Il trio (o meglio il duo, Benko sovrintende da lontano) nel nostro capoluogo si interfaccia soprattutto con Franco Ianeselli. Il nome del sindaco ricorre 78 volte nell’informativa dei ROS, a indicare una contiguità; oppure – differenza di non poco conto - un assillante tentativo di costruire una contiguità.

Heinz Peter Hager e René Benko

La strategia perseguita è nota: finanziare le campagne elettorali dei candidati sindaci e poi passare all’incasso. Candidati di entrambi gli schieramenti, centro-destra e centro-sinistra: Signoretti si presenta a Ianeselli come uomo di centro-sinistra (ha avuto un passato con la Margherita di Dellai e sue successive filiazioni), ma contemporaneamente finanzia l’avversario di centro-destra Andrea Merler, sia per la campagna elettorale, come pure, dopo la sconfitta nelle urne, per la sua opposizione in consiglio comunale (ma anche per la vicepresidenza in Patrimonio del Trentino).

Sui finanziamenti a Andrea Merler non ci sono dubbi: le intercettazioni sono chiarissime. Su Ianeselli invece è diverso.

Qui facciamo una premessa.

Il caso Ianeselli è al contempo delicato e molto interessante, non solo perché riguarda il sindaco del capoluogo, ma anche perché, come vedremo, tocca un tema vitale della città: chi decide sul suo sviluppo, sulle scelte strategiche.

La badia di San Lorenzo

Appunto, chi decide: il consiglio comunale, i cittadini, l’opinione pubblica? Oppure un multimiliardario austriaco?

I soldi per le elezioni

Veniamo dunque ai finanziamenti elettorali. E qui, dopo approfondimenti e verifiche, precisiamo quanto scritto nello scorso numero.

Per due volte Paolo Signoretti, parlando con il suo collaboratore, afferma di aver contribuito alla campagna elettorale di Ianeselli, attraverso un versamento all’ex deputato socialista Mario Raffaelli, a capo della lista “Azione Unione”, che sosteneva la candidatura Ianeselli. Il sindaco nega di aver ricevuto sovvenzioni da Signoretti, come pure da Raffaelli. Raffaelli nega di aver ricevuto finanziamenti da Signoretti (“Eravamo appena nati, non avevamo neanche un conto corrente”).

Il meccanismo elettorale in realtà era stato il seguente: Azione aveva presentato una lista con la dellaiana Unione per il Trentino, ed assieme formavano una delle sette liste a sostegno della candidatura di Ianeselli. Ognuna delle sette era tenuta a versare 1000 euro al sindaco per la sua campagna elettorale. E così fece Unione. Signoretti, politicamente di estrazione margheritina, cioè dellaiana, finanziò Unione con 1000 euro, e Unione utilizzò quei soldi e altri che riuscì a raccogliere, sia per finanziare la propria campagna elettorale come pure, in quanto lista a sostegno di Ianeselli, anche quella del candidato sindaco, versandogli appunto i 1000 euro pattuiti. Questi versamenti sono – come da legge – regolarmente dichiarati e registrati. Si può dire che Signoretti abbia finanziato Ianeselli? Sì. Ma in una maniera così diluita, indiretta e secondaria (mille euro su un budget di 100.000) che non risulta dalle intercettazioni essere mai stata rivendicata, neanche con vaghi accenni.

Ben altri, e di peso molto maggiore, sono stati i soldi messi con il sindaco sul piatto dai Benko Boys.

Il WaltherPark trentino

“Noi portiamo alla città 400 milioni”. Con questa frase Hager e Signoretti si presentarono a Ianeselli.

Che li accolse con grande favore. E aveva ragione: non si chiude la porta in faccia a chi è disposto ad investire. E all’epoca – 2020 – la loro società, la SIGNA, era un colosso europeo e Benko trattava alla pari con diverse tra le maggiori autorità politiche continentali, compreso il cancelliere tedesco Olaf Scholz.

Ma cosa proponevano i due (o i tre, Hager aveva molta autonomia, anche se a Benko riferiva assiduamente)?

Sostanzialmente tre progetti: l’area attorno alla basilica di San Lorenzo, l’edificio delle Poste, il centro sportivo a Martignano. Ma il boccone grosso era San Lorenzo.

Per farci cosa? Qui iniziamo ad entrare nel vago. Anche se il riferimento è il mitico WaltherPark che Benko-Hager e i sottostanti sudtirolesi hanno fatto approvare ed iniziato, ed ora altri stanno ultimando nel pieno centro di Bolzano: un centro commerciale (22 mila metri), 16.500 metri di appartamenti (circa 150), un hotel da 110 stanze (5.700 metri), uffici privati (3.600 metri), uffici pubblici (5.000 metri), ristoranti e bar (4.000 metri) e ancora fitness e magazzini (6.000 metri). Garage da 850 posti e costo di 465 milioni.

Tutto questo a ridosso della chiesetta di San Lorenzo. Naturalmente, per valorizzarla.

Il punto però, per Hager-Signoretti, non è cosa si fa, ma se lo si fa, e se sono loro a farlo.

E qui il discorso diventa subito normativo. Perché l’area – la stazione delle corriere, prossima a trasferirsi nel nuovo Hub intermodale (così lo hanno chiamato) in via Sanseverino – non è dei Benko Boys, è pubblica, e allora bisogna confrontarsi con il pubblico, e con le relative normative. E qui entra in gioco la filosofia di Hager-Signoretti, condensata nella frase che più volte il secondo ripete ai collaboratori che avanzano riserve: “Le norme in Trentino basta cambiarle”.

Le norme da riscrivere

Insomma, i Benko Boys vogliono adeguare alle loro esigenze la normativa del PUP ( Piano Urbanistico Provinciale) per gli interventi di riqualificazione urbana su aree periferiche e degradate. Tale viene considerata l’area della stazione delle corriere e adiacenze; non siamo d’accordo, ma è un altro discorso che vedremo dopo.

Affinché il privato possa intervenire agevolmente, Signoretti presenta in Provincia e al sindaco una nuova versione della normativa. Dell’attenzione di Benko e soci sull’area di San Lorenzo si era parlato fin dalla sindacatura di Alessandro Andreatta; anche in campagna elettorale noi avevamo esplicitamente posto il tema al candidato Ianeselli che ci aveva risposto molto possibilista: “Perché no? Bisognerà valutare cosa propongono”. E a partire dal 2020, con Ianeselli sindaco, Hager-Signoretti ritengono giunto il momento, e gli investigatori ne registrano diversi incontri.

Così si giunge, nel gennaio 2022, alla proposta di un disegno di legge di nuova normativa, presentato al direttore generale della Provincia Paolo Nicoletti, come pure al sindaco Ianeselli. Costui spinge per un incontro collettivo: lui, Hager-Signoretti, Nicoletti e i tecnici provinciali e comunali per discutere la cosa. Il meeting viene visto come fumo negli occhi dai Benko Boys, che temono la pubblicità degli incontri, rivelatasi molto negativa a Bolzano, con una forte opposizione a quella che era stata subito ribattezzata la “Lex Benko”. Insomma, meglio rimanere sottotraccia, con incontri riservati.

Quello che Signoretti ignora è che il Comune ha fatto i compiti, ha studiato ed elaborato un parere negativo della sua proposta normativa, e lo ha inviato in Provincia. Sostanzialmente si valuta la proposta sbilanciata a favore del privato, innanzitutto in quanto stabilisce tempi cogenti, molto contingentati e compressi per le varie approvazioni, che quindi dovrebbero venire esaminate solo superficialmente e rilasciate a tambur battente. Si configura infine, secondo il Comune, come una riedizione trentina della bolzanina Lex Benko, così vergognosa (aggiungiamo noi) da essere stata applicata solo per il WaltherPark, e poi subito abrogata. Insomma, una netta stroncatura.

Signoretti-Hager continuano a fare pressione. Nella norma è prevista come clausola che il proponente l’intervento sia in possesso “di almeno due terzi delle aree non di proprietà pubblica”. Si danno da fare quindi per acquisire il Supermercato Eurospesa, che si trova ai limiti dell’area San Lorenzo, tra il cavalcavia e via Torre Vanga. A trattare con i proprietari, Tovazzi, viene mandato Diego Schelfi, l’ex super presidente della Federazione Cooperative, famoso per la sua giovialità e le pacche sulle spalle. Ma queste ultime non bastano: Tovazzi chiede una cifra che i Benko Boys non accettano. Si arriva a minacciargli l’esproprio. Tovazzi, intimorito, va dal sindaco: “Esproprio? – gli risponde - Figuriamoci. Tu comportati come ritieni sia meglio per i tuoi interessi”. E la trattativa finisce.

A questo punto Signoretti deve far introdurre un’ulteriore modifica: togliere il paragrafo che prescrive peril proponente (cioè lui) la proprietà di una porzione dell’area. Per cui insiste, con Nicoletti e con Ianeselli, che da approvare non è la norma da lui presentata in una prima versione, quella è sbagliata, si tenga conto della seconda versione (in cui non è più necessaria la proprietà di un pezzo d’area).

Ma oramai è troppo tardi per tutto: sia la prima che la seconda versione sono state cestinate. Nicoletti non lo riceve più, né gli risponde al telefono; Ianeselli gli risponde, lo incontra, lo blandisce, ma fa melina: “Prossimo incontro... a fine mese... adesso lo sento...”. In realtà non vuole alienarsi quello che continua a ritenere un possibile investitore, ma il WaltherPark trentino è ormai cassato.

Bilancio finale

Possiamo tirare un bilancio. È evidente che a Trento, a differenza di Bolzano, Riva ed Arco, reati non ce ne sono stati. C’è però da trarre un bilancio politico.

Innanzitutto la Provincia. Che si è comportata bene, è stata rigorosa, di fronte a proposte sbilanciate unicamente sull’interesse privato. A Riva ed Arco (vedi l’articolo a pag 16) con i Benko Boys la Pat è stata e ancora è più ambigua; a Cavalese ha cercato di fare gli interessi della Mak Costruzioni ai danni della sanità della valle; a Trento aveva sposato un progetto d’ospedale indifendibile ritardando di dieci anni almeno la costruzione del NOT. In questo caso invece è stata corretta, e va detto.

Sul Comune e sul sindaco il discorso va articolato. È indubbio che, alla fine dei conti, Ianeselli, appurata l’impresentabilità di una Lex Benko trentina, ha detto di no, sia pur con mille cortesie, perché gli investitori non li vuole scoraggiare. Ma investitori su cosa? Basta che ci mettano i soldi? Rimane apertissimo il tema del merito. Che ci faceva un WaltherPark in San Lorenzo?

Noi siamo stati sempre contrari allo spostamento in via Sanseverino delle autocorriere: l’hub, cioè il nodo di interscambio, già c’era in piazza Dante, spostarne una parte di settecento metri, sia pur per sostenere la nuova funivia Trento-Bondone, non ci sembra una grande idea. Ma qui siamo nel campo delle opinioni.

Invece siamo nel campo dei fatti quando si spostano le corriere per valorizzare la Badia di San Lorenzo, e poi al loro posto si mette un mostruoso centro commerciale. È una contraddizione plateale e un affronto al patrimonio artistico.

Il WalherPark di Bolzano

Ianeselli con questo progetto intendeva affrontare il degrado del rione di Santa Maria. Che però è dovuto alla presenza costante e vociante di gruppi di spacciatori, talora in conflitto tra di loro, problema per alcuni risolvibile con un incremento della vigilanza, per il sindaco invece attraverso una diversa configurazione urbana.

Ora, ammettiamo pure che un centro commerciale sia un antidoto allo spaccio. Di sicuro però sarà un disincentivo al commercio nel centro storico, che da tutti è da ritenere un valore da preservare. Non solo: il San Lorenzo Park sarebbe stato un grande attrattore di traffico (addirittura 1000 posti macchina, secondo Signoretti): è questo che prevede il piano del traffico della città, attirare altri automezzi verso il centro?

In conclusione: Trento ha retto molto meglio delle altre nostre città alle lusinghe dei milioni targati Benko.

Però da questa vicenda ha da imparare. Confidiamo che lo faccia. Come invece non sembra proprio che stia facendo per la salvaguardia del territorio in collina: ma di questa vicenda deplorevole parliamo nell’articolo che segue.

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