Scempi in collina: Ianeselli non rimedia
Una Variante che cambia poco e una Commissione Edilizia che non si ricorda quello che fa
“La devastazione autorizzata” intitolavamo il servizio d’apertura del numero di dicembre di QT, e poi spiegavamo “Il Comune di Trento sventra le aree agricole per fare condomini”. E ci chiedevamo “Come è possibile?”
Appunto, come è possibile che una consiliatura presentata all’insegna della sostenibilità, dell’arresto al consumo di suolo ecc ecc, con la massima attenzione al rispetto delle aree agricole, abbia approvato una serie di stravolgimenti come quelli che documentavamo, e che peraltro tutti gli abitanti della collina, come pure chi passa di là, può quotidianamente vedere?
Approfondendo avevamo visto come c’erano stati dei progressivi allentamenti delle norme, ma soprattutto unaserie di interpretazioni sempre più lasche delle stesse, al limite dello stravolgimento, della norma e del buon senso. Intervistati, il sindaco Franco Ianeselli e l’assessora competente Monica Baggia ci assicuravano che stavano già prendendo i provvedimenti, attraverso l’emanazione di una Variante tecnica al Piano Regolatore che avrebbe messo le cose a posto.
Orbene, la Variante tecnica non mette a posto un bel niente.
Partiamo da un punto base. Se il sindaco Ianeselli (scusate la personalizzazione) voleva essere coerente con le sue enunciazioni sulla sostenibilità, consumo di suolo ecc, doveva tornare alle norme del Piano Urbanistico Provinciale: che prevedevano che le aree agricole – ohibò – fossero destinate all’agricoltura, e non alla residenza, tranne quella del contadino. E che quindi gli unici modesti interventi edilizi – ristrutturazioni, piccoli ampliamenti - dovessero essere promossi dallo stesso agricoltore di professione (e non da immobiliaristi e costruttori edili).
Questa (rivoluzionaria?) impostazione era legge fino al 2004, e poi gradatamente è stata scardinata, introducendo “la residenza” tra gli utilizzi delle aree agricole, e togliendo i vincoli “un alloggio per impresa agricola” e “il richiedente deve svolgere attività agricola a titolo principale” .
Orbene Ianeselli-Baggia sono tornati alle formulazioni ante 2004? Manco per sogno. Gli ampi varchi presenti nella normativa precedente non li hanno chiusi, li hanno solo un po’ ristretti. Adesso “al fine di assicurare un carico urbanistico compatibile con la destinazione urbanistica agricola in tutti gli edifici esistenti (non impressionatevi queste sono chiacchiere, il bello arriva adesso) è ammesso un incremento massimo di 2 nuove unità abitative per edificio”.
Cioè per ogni casa contadina o altro edificio con un appartamento è possibile realizzare 3 appartamenti. Con due appartamenti, saranno quattro ecc.
Si potrà dire: ma prima, come si vede dalle foto, erano ben più di tre-quattro gli appartamenti ricavati da ogni edificio. D’accordo, ma fino a un certo punto. Ci sono sempre i bonus energetici (sia pur dimezzati) ad aumentare le cubature; ci sono gli spazi comuni che non vanno conteggiati nelle superfici utili (e abbiamo visto un fiorire di ampi accessi comuni, collegamenti, sala per le riunioni condominiali, rimessaggio per biciclette) è facile prevedere che ora sarà il festival dei due appartamenti in più da 500 metri quadri; intanto si costruisce, poi si vedrà.
Siamo maliziosi? Ma per favore! A parlare sono i risultati sotto gli occhi di tutti i cittadini.
Non basta. Quello che poi è decisivo è il lavoro delle strutture comunali. E qui non ci siamo.
E’ esperienza comune la domanda del cittadino di cambiare i serramenti respinta dagli uffici, mentre nel prato accanto cresce indisturbato l’ennesimo mostro del grande costruttore.

Nello scorso numero avevamo sottolineato il comportamento cruciale e del tutto abnorme della Commissione Edilizia e Paesaggistica che, nel caso di due realizzazioni in area agricola, delle imprese Paterno e Angelini, avevano approvato senza battere ciglio due scempi.
Intervistato in proposito, il sindaco ci aveva risposto: “Se la Commissione si è espressa, basta. Anch’io sono molto perplesso rispetto alla valutazione che hanno fatto, però è andata così. Loro forse il margine ce l’avevano per dire che era uno schifo. Però, una volta che hanno approvato...” E ci invitava a intervistare la Commissione.
Noi abbiamo tentato, senza successo. Ora è la Commissione stessa che ci scrive, e a fianco riportiamo la sua nota.
Cui ci permettiamo di rispondere
A parte il tentativo di confondere le idee attraverso l'"urbanisticorum" (la citazione superflua di leggi, norme e commi), noi ci vediamo un maldestro tentativo di scaricarsi le responsabilità asserendo che "gli interventi citati sono stati esaminati dalla Commissione in qualità di “commissione edilizia” e non di “commissione di tutela del paesaggio”. E pertanto la Commissione deve valutare - sembra dire - non tanto se l'intervento in esame rispetta il paesaggio, ma se rispetta le prescrizioni dell’ "art. 57 bis delle Norme di Attuazione del PRG vigente".
Peccato però che il detto art. 57 bis prescriva proprio il "rispetto delle caratteristiche paesaggistiche ed ambientali della zona". Pertanto la Commissione (che nel comune di Trento è contemporaneamente commissione edilizia e paesaggistica) doveva valutare l'intervento, non solo verificando se gli ampliamenti volumetrici fossero corretti (compito peraltro precipuo degli uffici tecnici) ma anche – e soprattutto - se il risultato non deturpasse paesaggio ed ambiente.
E infatti la Commissione è intervenuta nella veste di tutelatrice del paesaggio, ma in maniera grottesca: approva infatti l’intervento che tutto stravolge, limitandosi a prescrivere che “il rivestimento in lamiera di color grigio sia con andamento verticale”.
Dobbiamo infine rilevare, e sinceramente ce ne dispiace, un ultimo tentativo di svicolare, dove si sostiene che gli interventi edilizi criticati da QT erano stati esaminati, nel 2019 e 2022 "dalla precedente commissione". E qui innanzitutto non si capisce: se gli attuali commissari con questa infausta approvazione non c'entrano, perché la difendono a spada tratta? Per un’omertà tra Commissioni?

No, è tutto il contrario. L’intervento del 2022, quello dell’impresa Angelini in via Molini, dalla precedente commissione era stato bocciatoil 30 maggio di quell’anno, mentre l’attuale commissione, insediatasi il 15 giugno, contrariamente a quanto ci scrive l’aveva approvato in data 26 luglio.
Come mai questo svarione? Vogliono imbrogliarci? Credono che siamo degli sprovveduti?
No, magari. Noi invece pensiamo che i Commissari prendano il loro compito così alla leggera, che neanche si ricordano quello che fanno.
Quel 26 luglio in quattro righe – “la Commissione, per gli aspetti di propria competenza, esprime parere favorevole subordinatamente al rispetto della seguente prescrizione: il rivestimento in lamiera di color grigio sia con andamento verticale”- danno il via libera a uno stravolgimento di paesaggio ed ambiente. Ma quando poi ci passano davanti, si rendono conto di quello che fanno?

La nota della Commissione, forse ispirata dall’assessora Baggia, si conclude con le mille meraviglie delle novità introdotte dalla Variante tecnica testé approvata, che avrebbe il potere di risolvere le “problematiche” da noi sollevate.
Come abbiamo sopra scritto, siamo molto scettici. Come lo siamo anche nei confronti dei prossimi interventi annunciati – Allegato 9, Carta del Paesaggio con prescrizioni vincolanti.
A noi pare proprio, anche da questa disarmante lettera della Commissione Edilizia, che l’insieme dell’Amministrazione non abbia nessuna reale intenzione di voltare pagina.