Il balletto delle varianti
I progetti urbanistici di Riva e Arco ormai delegittimati eppure testardamente ripresentati.
Vi interessa sapere che fine ha fatto la variante 13 bis di Riva del Garda (quella al centro dell’inchiesta della magistratura che ha sconvolto la politica rivana e non solo a dicembre scorso)?
A noi interessava molto e abbiamo provato a capire a che punto è il corposo procedimento che avrebbe dovuto ridisegnare l’aspetto e l’utilizzo dell’intera fascia lago di Riva del Garda.
Benché il buonsenso dica che quella variante urbanistica doveva essere messa in freezer attendendo di capire se davvero sia stata frutto di una serie di reati, questa non è l’intenzione della giunta provinciale: a metà dicembre, infatti, in consiglio provinciale la maggioranza che la sostiene ha votato no alla richiesta del consigliere PD Alessio Manica di sospendere tutte le varianti urbanistiche in gestazione nella Busa.
Tornando a Riva, abbiamo provato a ricostruire cosa è accaduto alla variante 13 bis dal 3 dicembre in poi e crediamo di aver capito che la stessa è oggetto di un gioco della patata bollente tra piazza Dante e il Commissario ad acta che, per conto del Comune di Riva, deve gestire la cosa.
(Piccolo flashback: quando a maggio 2023 il grande disegno sulla fascia lago doveva venire approvato in prima battuta dal consiglio comunale, molti consiglieri si dichiararono incompatibili per conflitti di interesse e quindi fu necessario mettere l’intero procedimento in mano ad un commissario. La giunta provinciale nominò allora l’avvocato Nicolò Pedrazzoli, ex dirigente dell’avvocatura provinciale).
D’ora in poi andiamo coi condizionali, perché l’unico punto fermo è che l’8 gennaio scorso il Commissario ha dichiarato ufficialmente: “La Variante è in Provincia”. Sottinteso: e sarà piazza Dante a dover decidere se farla andare avanti o fermarla.
La realtà è che se la Provincia rimanderà le carte a Riva sarà il Commissario a dover dire l’ultima parola: se non rileva illegittimità dovrebbe approvare definitivamente. Ma qui si apre la voragine delle interpretazioni di legge su quanto sia legittimo un procedimento amministrativo che potrebbe essere, almeno in parte, frutto di reati. Oltre alla prevedibile quantità di ricorsi su un procedimento “avvelenato”. Una scomoda posizione la sua, per dirla con un eufemismo.
E che la Provincia butti la palla nel campo del Commissario è, secondo le nostre informazioni, probabile, perché gli uffici provinciali dell’urbanistica avrebbero ricevuto input molto forti per concludere il loro lavoro piuttosto velocemente. Con qualche assessore che tira indietro e qualche altro che spinge.
Qui dobbiamo dire una cosa che vi stupirà: noi capiamo i motivi di chi spinge per l’approvazione. Mettere insieme l’iter amministrativo di una variante urbanistica è una cosa lunga, complessa, defatigante: a Riva ci hanno messo quattro anni. Rifare tutto da capo vuol dire molto altro tempo di attesa per lo sviluppo della città.
Ma adesso ci redimiamo subito: il tempo che andrà “sprecato”, se si dovrà rifare la variante come speriamo, è uno dei danni provocati dai reati commessi. Un danno che spesso passa in secondo piano, ma che colpisce la collettività in modo pesantissimo. Però pensare di evitare questo danno lasciando che il frutto di uno o più reati sia portato a compimento è un danno ancora maggiore che accoltella a morte la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.
Quanto alla politica rivana ci sono un paio di “camei” che forse vi sono sfuggiti nelle ultime settimane. Il primo riguarda l’assessore comunale alle opere pubbliche Pietro Matteotti che, ineffabile, ha dichiarato ai primi di gennaio: “Nell’interesse di Riva e dei rivani sarebbe meglio che la variante venisse approvata al più presto... la legittimità di quell’atto è stata sancita dal Commissario che l’ha approvata in prima e seconda adozione... l’interesse pubblico viene rispettato e, inchiesta a parte, ritengo che quello sull’ex Cattoi sia stato e sia un buon accordo”.
Che dire? “Inchiesta a parte”? Vive in una realtà alternativa?
Il secondo siparietto riguarda i Fratelli d’Italia rivani. La segretaria locale del partito Elisabetta Aldrighetti afferma testualmente subito dopo la Befana: “È una priorità la revisione completa e trasparente della variante 13 bis, divenuta emblematica per via della recente inchiesta giudiziaria” e aggiunge: “Un altro obiettivo fondamentale è la valutazione dei presupposti per l’esproprio dell’area ex Cattoi per restituire alla comunità un luogo simbolico e prezioso”. La votiamo, a questo punto. Però, diciamola tutta: il presidente della Commissione urbanistica - nelle cui mani è passato l’intero iter della variante, accordo con Hager e Signoretti compreso - è quel Nicola Santoni eletto nelle liste dei Fratelli. E che mai ha sollevato nemmeno un sopracciglio su quel che gli passava davanti.
Altro Comune, stessa musica
Mentre a Riva una amministrazione di destra si arrampica sugli specchi per dare giustificazione a ciò che non ne ha, ad Arco è una amministrazione di centro sinistra che, ugualmente ineffabile, difende a spada tratta decisioni urbanistiche che lasciano interdetti.
Anche qui parliamo di una variante, la 17 per il Comune di Arco, nella quale è inserito un accordo con Hager e Signoretti e sulla quale ugualmente l’inchiesta “Romeo” ha sollevato sospetti.
Dal punto di vista delle procedure la situazione è apparentemente semplice: il consiglio comunale di Arco, ancora nella scorsa primavera, ha deliberato in seconda adozione (le varianti richiedono sempre due passaggi in consiglio comunale) la variante 17, con la quale si concedeva alla società di Hager e Signoretti di ricostruire ed ampliare il vecchio Hotel Arco. Un aumento consistente di cubatura edificabile in cambio di qualcosa per la collettività. Qualcosa tipo una risistemazione urbana della piazza antistante l’hotel e un fazzoletto di verde che diventava pubblico.
In questo caso gli uffici provinciali avevano detto fin dall’inizio che il pubblico ci perdeva, nello scambio. La giunta comunale aveva fatto qualche correzione, aumentato le cifre qua e là. Ma di nuovo gli uffici provinciali avevano chiesto precisione: fateci un’analisi accurata dei benefici per il pubblico e per il privato e poi vediamo se la cosa quadra, avevano detto a Trento.
Per far tornare i conti alla fine la giunta di Arco aveva fatto una stima del terreno che acquisiva come verde pubblico a prezzi decisamente discutibili. E aveva rimandato in Provincia, a primavera appunto. Da quel momento era calato il silenzio più denso sulla cosa. Teoricamente gli uffici provinciali dovrebbero rispondere entro 120 giorni a questo tipo di richieste dei comuni, ma ad Arco è passato ormai quasi un anno e finora non c’è stata risposta anche se - vox populi dei corridoi comunali - pare che gli uffici dell’urbanistica provinciali abbiano chiesto altre modifiche all’accordo. Non ne sappiamo di più.
Anche qui, però, è arrivata l’inchiesta giudiziaria a mettere in discussione l’operazione sull’hotel Arco. Ma il virus della realtà alternativa colpisce bipartisan, dalle parti della Busa.
Quando le consigliere di minoranza della Civica Olivaia in consiglio comunale hanno presentato, a fine dicembre, una mozione che chiedeva il ritiro della variante proprio a causa dell’inchiesta, l’assessore all’urbanistica Nicola Cattoi si è speso molto per difendere il proprio operato e quello della giunta, dicendo che la variante è stata confezionata rispettando tutte le procedure. Talmente rispettate, le procedure, che uno degli indagati di spicco, l’ex senatore Vittorio Fravezzi, viene indicato dal pubblico ministero come colui che ha fatto pressioni molto forti per evitare che alla presidenza della Commissione urbanistica comunale venisse nominata la consigliera Arianna Fiorio della Civica Olivaia, ritenuta contraria al progetto immobiliare. E aveva ottenuto quel che voleva.
Cosa intende l’assessore Cattoi dunque per rispetto delle procedure? Aver messo i timbri giusti sulle pagine?
Pozzi avvelenati
Entrambe le vicende urbanistiche dei due Comuni principali dell’Alto Garda sono ormai avvelenate dai sospetti sollevati dall’inchiesta “Romeo”. E, giochetti di scaricabarile a parte, sta davvero a mamma Provincia prendere la decisione finale.
Sarebbe stato bello, per una volta, veder arrivare da piazza Dante una parola chiara e netta di sostegno alla legalità. Ma non ci pare che questa sia la strada sulla quale la giunta vuole andare avanti.