Quelli che volevano prendersi il Trentino
Benko, Hager, Signoretti: le strategie per mettere fantocci ai posti di comando
È passato circa un mese dal 3 dicembre dell’ormai anno scorso quando scoppiò la bomba mediatica della maxi-inchiesta giudiziaria sugli affari immobiliari di Heinz Peter Hager e Paolo Signoretti a Riva del Garda e non solo. Nel frattempo voi, cari lettori, avete avuto tutte le notizie del caso con ampia dovizia di particolari. Avete saputo dei “piccoli vizi” di alcuni personaggi dell’inchiesta (come Andrea Merler che, secondo i magistrati, si fa pagare perfino le gomme dell’auto da un imprenditore che ottiene contratti con la Patrimonio del Trentino di cui è vicepresidente; oppure l’allora presidente ITEA Francesca Gerosa che non vede niente di inopportuno nel provare a vendere a Paolo Signoretti una proprietà di famiglia proprio mentre lo sta invitando a concorrere per l’affidamento di appalti dell’Itea stessa), e vi hanno riferito le “frasi celebri” di alcune intercettazioni particolarmente succulente.
Noi, ora che le bocce sono un po’ più ferme, abbiamo provato, partendo dalle carte dell’indagine, a trovare il filo conduttore degli eventi, a individuare il modello di business adottato dai Benko Boys (così vengono chiamati Hager e Signoretti, in quanto la loro penetrazione nel territorio regionale era avvenuta, in un primo tempo, sull’onda del grande, disinvolto affarista viennese Reneé Benko).
Ma per farlo dobbiamo partire dal passato.
Un fatale agosto

Era l’agosto del 2018 e in Comune a Riva del Garda si svolgeva un ennesimo incontro riguardante l’area Cattoi. Si era più o meno alla fine di un percorso partecipativo, voluto dall’allora sindaco Adalberto Mosaner, per decidere cosa fare di quello sterrato di 19mila metri quadri con vista lago. Le cose non stavano andando per il verso voluto da Heinz Peter Hager e Paolo Signoretti, che volevano a tutti i costi costruire palazzine turistiche su un’area in quel momento non più edificabile. A quel punto era praticamente certo che il Comune avrebbe deciso di trasformare l’area Cattoi in un parco pubblico, anche se ancora non era chiaro in che modo avrebbe acquisito il terreno di proprietà dei due imprenditori.
Tra Mosaner e i due i rapporti erano pessimi da tempo e in quel fatale agosto 2018 si stava tenendo il loro ultimo incontro di persona. I toni erano stati molto tesi e, alla fine, Heinz Peter Hager aveva lanciato contro Mosaner la sua personale fatwa: “Fra tre anni lei non sarà più qua e di certo non parleremo più con lei”. Parole dal sen fuggite in un momento di rabbia?
Allora così le videro tutti.
Visto oggi, invece, quell’episodio assume un’altra valenza e può essere considerato l’annuncio esplicito di un “metodo di lavoro” dell’immobiliarista: amministrazioni pubbliche al suo servizio e chissenefrega della pianificazione urbanistica e del volere dei più, detti anche cittadini/elettori. Una delle tante declinazioni del “io so’ io…”
La “cattura” della politica
Il controllo delle amministrazioni pubbliche è un elemento fondante del modello di business dei due imprenditori. Ed è il primo passo che compiono sempre quando decidono di operare in una determinata zona. Quindi non un passaggio, eventuale e successivo, da attivare solo in caso di problemi, ma proprio il punto di partenza.
L’intento di cattura preventiva delle varie amministrazioni comunali emerge a profusione dall’inchiesta. Le campagne elettorali comunali del 2020 infatti vedono i due soci impegnatissimi. Secondo i magistrati finanziano a destra e a manca (letteralmente) sia in Trentino che in Sudtirolo. A Riva si tengono ben lontani dal centro sinistra, ma lì non è un generico pasturare per poi raccogliere. L’obiettivo è preciso: far fuori il loro ormai arcinemico Mosaner del PD.
A Trento invece cercano contatti con entrambi i candidati sindaco: Franco Ianeselli e Andrea Merler. A quest’ultimo, affermano i pm sulla base di intercettazioni chiarissime, hanno dato soldi in più occasioni, anche ripianando, dopo le elezioni, i debiti rimasti dalla campagna (forse perché nel frattempo Merler era stato nominato vicepresidente della Patrimonio del Trentino, che aveva voce in capitolo sulle vicende rivane).

Per quanto riguarda Ianeselli, i pm affermano che abbia ricevuto un sostegno economico per le elezioni, ma il sindaco smentisce categoricamente di aver ricevuto finanziamenti da Hager e Signoretti. E nelle carte dell’inchiesta non c’è nessun elemento che possa contraddirlo. L’unica labile traccia è una conversazione tra Signoretti ed un suo dipendente nella quale l’ingegnere di Arco dice di aver dato un contributo elettorale a Mario Raffaelli e alla sua lista “Azione” (e noi abbiamo indicazioni, seppur non confermate, che a Raffaelli siano stati dati 2.500 euro, regolarmente dichiarati). In questo contesto Signoretti afferma che i soldi erano in realtà per Ianeselli, visto che Raffaelli faceva parte della coalizione che sosteneva il sindaco. Non è difesa a priori del sindaco di Trento, ma quello individuato dai pm ci pare un percorso abbastanza tortuoso per poi andare in qualche modo a “riscuotere”. Più concreto è il discorso dei rapporti tra il sindaco e i due imprenditori. Che ci sono stati e di cui lo stesso Ianeselli ci aveva accennato sua sponte nel 2021, a margine di un’intervista sul progetto del bypass ferroviario. Rapporti sui quali noi possiamo avere le nostre riserve dal punto di vista politico (Che progetto proponevano? Era una buona opzione per la città? Era il metodo giusto per decidere la pianificazione urbana?), ma che sono consentiti dalla legge.
Nella Busa, al contrario, l’operazione “cattura” affonda come un coltello nel burro.
A Riva del Garda il candidato inizialmente prescelto da Signoretti è Mauro Malfer del PATT.
La carota
Secondo gli investigatori Paolo Signoretti avrebbe speso oltre 25mila euro per sostenere la candidatura di Malfer. Soldi che avrebbero potuto dare legalmente, dichiarandoli, ma sui finanziamenti consistenti - non solo in questo caso - sia Signoretti che Hager sono sempre ben attenti a che non si veda da dove proviene il denaro.
Apparire distanti e distinti dai “loro” candidati emerge dalle intercettazioni come una preoccupazione costante dei due imprenditori: dicono esplicitamente che una contiguità evidente indebolirebbe l’immagine pubblica dei loro progetti. E potrebbe, non sia mai, suscitare proteste e reazioni.
Poi succede che Malfer non arriva nemmeno al ballottaggio. È in quel momento che puntano tutto su Cristina Santi. Ed è anche uno dei passaggi che meglio chiariscono quanto profondamente i due imprenditori entrino nel processo politico: perché è Paolo Signoretti che decide che Mauro Malfer dovrà appoggiare la Santi al ballottaggio, con buona pace dei programmi e partiti politici di appartenenza, e lo convince con argomenti sonanti. Poi mette in moto ogni mezzo a sua disposizione, decidendo materialmente cosa fare, dai cartelloni pubblicitari ai sondaggi. Del resto è lui che paga e Malfer accetta senza riserve - secondo i pm - questo aiuto nascosto.
Su cosa abbia invece fatto per Cristina Santi i magistrati affermano che c’è un finanziamento elettorale. Ma i fatti che portano a riprova sono, a nostro parere, ambigui. E post-elezione. Noi pensiamo, sulla base di documenti che abbiamo in mano, che ci siano effettivamente delle spese elettorali di Cristina Santi non dichiarate dalla sindaca e quindi non si sa chi abbia pagato. Ma di queste non c’è traccia nell’indagine. Abbiamo debitamente informato la magistratura della cosa. In ogni caso Cristina Santi dopo le elezioni spalanca letteralmente le porte del Comune ai progetti di Hager e Signoretti.
Ad Arco, altro Comune dove i due avevano dei bei progetti (vedete QT di aprile 2023), puntano su Alessandro Betta, candidato sindaco del PD. Qui, secondo i magistrati, non devono convincere nessuno: è lo stesso Betta a chiedere un sostegno per la sua campagna elettorale. E Signoretti elargisce (con un finanziamento di 2.500 euro, dichiarato da Betta), ma poi - dopo la sua elezione - anche in altri modi e con altri scopi, come vedremo più avanti. In ogni caso Signoretti ottiene a elezioni avvenute una supercorsia preferenziale con il sindaco di Arco (vedete QT di settembre 2023). Tanto da fargli dire in una conversazione che Betta è perfettamente schierato dalla loro parte, “fin troppo” specifica.
Il bastone (colpirne uno per educarne cento)
Dopo le elezioni del 2020 a Riva del Garda le cose sembrano prendere il vento, per i due imprenditori. Ma proprio a Riva ci sono ancora dei fastidiosi soggetti che si mettono di traverso.

Dopo aver silenziato l’allora sindaco Mosaner - già a gennaio 2020 - con la famosa causa da 20 milioni di euro, che lo aveva reso incompatibile e avviato di fatto l’operazione dei due imprenditori per sbarrargli la strada alla rielezione, c’è ancora una forte opposizione nel nuovo consiglio comunale: un gruppetto di consiglieri di minoranza (e per una volta ci fa piacere dire che sono del PD) che combatte contro il progetto dell’area Cattoi, dentro e fuori l’aula consiliare. Lì partono le minacce: minacciano una causa per danni chiedendo 25.000 euro di risarcimento al consigliere Alessio Zanoni, ne progettano (come si vede dall’inchiesta) una contro l’altro consigliere Tiziano Chizzola e perfino contro il consigliere provinciale Alessio Manica, reo di aver presentato ben due interrogazioni in Provincia sui loro affari. Infine, ma qui siamo già ad aprile 2023, ad investigazioni concluse, mandano una diffida all’ennesimo consigliere PD che dà fastidio, Gabriele Bertoldi. Reo di aver scritto un post su Facebook in cui descrive Signoretti come “sindaco ad interim” e parla di assessori e consiglieri “suoi maggiordomi”. Smettila, gli intima per conto dei due imprenditori il solito avvocato Callipari, altrimenti ti facciamo causa.
La prova del nove che non era solo una “querelite acuta” sta in alcune intercettazioni di Vittorio Fravezzi (ex sindaco di Dro, ex senatore UPT e lobbista di Signoretti/Hager nella Busa), in cui apertamente Fravezzi riferisce di aver minacciato Mauro Malfer - a quel punto assessore all’urbanistica di Riva - di fargli venire gli stessi “incubi” che hanno fatto venire a Mosaner. Malfer avrebbe risposto, stando alle carte dell’inchiesta, di “non volere rogne”.
Sì, perché Mauro Malfer, durante il percorso travagliato della variante urbanistica desiderata da Hager e Signoretti, fatica a tenere il passo col “tutto e subito” che i due vogliono. Per questo subisce pressioni costanti (un vero assedio di telefonate di Signoretti, visite in Comune di Fravezzi e, come abbiamo visto, qualche minaccia) delle quali si lagna con il tecnico comunale preposto alla preparazione delle carte urbanistiche, l’architetto Gianfranco Zolin, dicendogli ad un certo punto che devono fare presto con quella variante perché deve renderne conto ai due imprenditori che, se no, “hanno gli avvocati pronti”. La cura Mosaner ha lasciato il segno.
I tecnici
Proprio da Zolin partiamo per raccontarvi la parte che maggiormente ci lascia perplessi di tutta questa storia.
Sia a Riva che ad Arco (ma anche, platealmente, a Bolzano) tra le richieste edificatorie dei due imprenditori e le decisioni dei Comuni viene a mancare completamente il filtro dei tecnici. Che non sono dei meri esecutori, ma funzionari pubblici che devono far rispettare le norme. Quello che emerge leggendo le carte è che questi tecnici si conformano alla volontà, eterodiretta, dei politici. Si rendono complici degli abusi senza fare un plissé. E infatti alcuni di loro sono indagati. Non solo Zolin a Riva, ma anche Daniela Eisenstecken a Bolzano. E sono solo esempi.
Quello che non capiamo è: perché? Non ci sono tracce che siano stati pagati o in qualche modo favoriti, né che vengano direttamente minacciati. Eppure, come si è visto, rischiano in proprio e di brutto per favorire Hager e Signoretti. Non riusciamo a capacitarcene. Ma sono loro che alla fine non bloccano la continua serie di abusi: la rivelazione di dati riservati, il conformarsi a richieste irregolari, fino ad un vero e proprio rovesciamento della potestà pianificatoria.
È di nuovo Riva del Garda l’esempio eclatante. Quando a Riva devono preparare l’impianto della variante urbanistica che ridefinisce la fascia lago, Signoretti recapita personalmente in Comune “cinque tavole” urbanistiche preparate dal suo tecnico di fiducia, l’archistar Mario Cucinella: è l’impianto fondante della variante urbanistica sulla quale verranno sviluppate tutte le parti di dettaglio. Una pianificazione che, naturalmente, segue le esigenze dei Benko Boys. Di quel che realmente serve alla città non si parla nemmeno.
Il progetto PD
Il modello di business di Hager e Signoretti stava funzionando alla grande tra il 2021 e il 2022. Tanto che l’ingegnere arcense ad un certo punto si allarga: perché non replicare per le prossime elezioni provinciali? L’idea di avere il “loro” presidente della Provincia (ma, alla peggio, anche un capo dell’opposizione al loro servizio poteva avere il suo perché) mette in moto Paolo Signoretti. Che si lavora sia Alessandro Betta che l’allora consigliere provinciale Luca Zeni: per il primo medita la poltrona di piazza Dante, il secondo al Parlamento. E anche qui mette le mani molto profondamente dentro il processo democratico. Spendendo soldi - più di 46mila euro, dicono i pm - organizzando direttamente attività politiche. Quando il PD deve decidere se fare o meno le primarie per la segreteria (destinata nei progetti di Signoretti ad Alessandro Betta, come primo passo verso la candidatura in Provincia) e l’allora segretaria Maestri si oppone, Paolo Signoretti personalmente ordina e paga uno spin-doctor per organizzare una raccolta firme online che spinga verso quelle primarie.Ed è anche sulla base di quelle firme (espressione di una supposta richiesta popolare) che alla fine il PD provinciale farà le primarie per la segreteria.Poi, nonostante gli sforzi di Signoretti, Betta perde le primarie per la segreteria provinciale. Il progetto fallisce e quindi la cosa non va avanti. Ma questo non cambia, a nostro modo di vedere, la natura della cosa. C’è un progetto per appropriarsi della politica provinciale e, per interposti “maggiordomi”, controllare il territorio. Forse anche per questo i pm accusano il gruppo che fa capo a Hager (e Benko) di “metodo mafioso”.
Il tribunale, a tempo debito, deciderà i reali contorni delle vicende, ma noi trentini dovremmo davvero riflettere sulla permeabilità delle nostre amministrazioni e dei processi democratici, che in queste storie si vedono davvero piegati agli interessi dei privati.