“Schiaffeggiati" dalla sindaca
Da Riva querelano anche QT
A febbraio 2023 ci eravamo occupati, per la prima volta, delle vicende dell’area Cattoi di Riva del Garda. In quel lungo articolo scrivevamo anche - di passaggio - delle spese elettorali della sindaca Cristina Santi. Riportando che le spese dichiarate da Cristina Santi per la campagna elettorale delle comunali 2020 erano state di circa 2.500 euro. Che ci parevano davvero pochini. E facendoci una domanda semplice: le tante attività elettorali che si erano viste, per lei e per il candidato del Patt Mauro Malfer (che ugualmente non aveva dichiarato grandi spese), come potevano essere tutte “strizzate” dentro quei pochi euro? Avevamo promesso di riparlarvene, cari lettori, perché già allora avevamo qualcosa in mano che stavamo verificando.
Non c’è più stata occasione di darvi conto della cosa, ma adesso è arrivato il momento, perché nel frattempo la nostra semplice domanda è diventata oggetto di due procedimenti giudiziari.
Uno, lo sapete, è l’indagine della Procura sulle operazioni immobiliari di Hager e Signoretti a Riva del Garda, nella quale i pm ipotizzano finanziamenti elettorali illeciti per la sindaca e per Mauro Malfer. Il secondo ci mette in mezzo direttamente.
A settembre 2024, infatti, (con tempi un po’ biblici, a dire il vero) ci è arrivata la notifica che Cristina Santi ci aveva accusati di diffamazione per il nostro articolo. E in effetti, ancora ad aprile 2023, la sindaca di Riva aveva inviato le sue doglianze alla Procura di Trento. Noi, per un anno e mezzo, non ne abbiamo saputo niente. Tempi della Procura.

Ma, in un certo senso, è andata bene così, perché quella querela della sindaca - noi pensiamo - serviva soltanto a farci smettere di scrivere sulle vicende rivane. Noi, beata innocenza, non sapevamo niente e abbiamo continuato a raccontarvi le storie del lago.
Cosa sarebbe successo se avessimo avuto in tempi rapidi coscienza del fatto che la sindaca Santi voleva la nostra condanna? Beh, dobbiamo essere onesti con voi. Noi abbiamo la coscienza (professionale) linda e splendente. Abbiamo riportato dati certi - le spese dichiarate in Corte d’Appello dalla Santi - e ci siamo fatti una delle domande più legittime: chi finanzia i nostri rappresentanti politici?
Serve che vi spieghiamo come questo sia un elemento fondante della democrazia? Siete lettori smart. Non serve.
Tuttavia un’accusa davanti ad un magistrato non è cosa da prendere alla leggera. Avremmo continuato a scrivere? Sì. Ma sempre con quel leggero brivido lungo la schiena.
Quella della sindaca di Riva, secondo noi, è una querela di quelle che ormai vengono definite S.L.A.P.P. (acronimo per Strategic Lawsuit against Public Participation, ossia cause strategiche contro la partecipazione pubblica) giocando sull’assonanza con il verbo inglese to slap che vuol dire schiaffeggiare.
Queste azioni giudiziarie contro i giornalisti sono infatti veri e propri schiaffoni alla libertà di stampa. Non hanno lo scopo di difendere il proprio onore - elemento fondante del reato di diffamazione - ma sono pretestuose, una sorta di bavaglio giudiziario. E molto spesso i giornalisti non vengono poi condannati. Nell’80 per cento dei casi questo tipo di denunce vengono archiviate direttamente dalle procure che ne riconoscono l’infondatezza, senza nemmeno chiedere ad un giudice di valutarle. Però, nel frattempo, il giornalista e/o il giornale hanno dovuto pagare un avvocato che li assista spendendo dei soldi e comunque, credeteci, un pochino, appena un po’, il freno a mano rimane tirato se si deve poi scrivere delle questioni contestate.
È stata poi una fatale coincidenza che il pm incaricato per la nostra querela ci avesse fissato l’interrogatorio - che si fa prima di decidere se buttare le carte nel cestino o mandarle davanti al Gip - proprio lo scorso 20 dicembre. Abbiamo chiesto che venga tutto archiviato. E ci pare di avere argomenti in abbondanza dopo quel che è successo all’inizio di dicembre. Oltre ad avere nel frattempo verificato alcune spese di cui non ci pare ci sia rendiconto nelle dichiarazioni della Santi e di cui abbiamo debitamente informato il magistrato.
Ma non sempre si può contare su uno sceneggiatore così pieno d’inventiva. A volte il film è più noioso e semplicemente, ad un certo punto, una volta raccolte tutte le informazioni necessarie, il pm archivia.
Risultato? Tempo e soldi sprecati. Nostri e del sistema giudiziario. Nostri perché nessuno ti risarcisce. E nessuno risarcisce la collettività di quanto è costato il lavoro della macchina giudiziaria.
Dio non voglia poi, e non è il nostro caso, che invece di una querela penale, qualcuno che vuole chiuderti la bocca ti faccia causa civile. Lì è ancora peggio. Tempi e costi di difesa sono assai più alti. E non esiste nemmeno il filtro di un pm che può decidere di archiviare: il giudice civile deve far andare avanti la causa in ogni caso. È sempre una questione di tempo e soldi che, di solito, chi usa la legge civile in questo modo, ha in abbondanza. Può permettersi di far partire una causa, che sa già che perderà, ma nel frattempo costringe il “nemico” a spendere soldi. Il metodo della causa civile ha, in realtà, un piccolo svantaggio: a chi fa causa pretestuosamente il giudice, alla fine, può applicare la sanzione per la cosiddetta “lite temeraria” prevista dal codice di procedura civile.
Ma non si tratta mai di sanzioni abbastanza alte da scoraggiare chi ha molti soldi.
Causa civile o penale?
Ne abbiamo parlato con l’avvocato Paolo Chiariello il quale ci ha detto molto chiaramente: “Penso che per questo tipo di cose andrebbe introdotto un “risarcimento punitivo”.
A lui abbiamo chiesto anche, in base alla sua esperienza, quanto diffuse sono le cause e le querele strumentali: “Io ho visto esplodere questa cosa negli ultimi tre anni. Prima capitava solo sporadicamente. E sono querele che vengono soprattutto da parte di sindaci e per città di ogni dimensione, dal paesello alla megalopoli. Io credo che abbia moltissimo a che fare con il fatto che c’è stato un calo enorme della qualità del personale politico. Quella che a volte viene chiamata 'cachistocrazia' che sta per il governo dei peggiori. Mancando la cultura politica, manca anche la capacità di valutare l’importanza che l’informazione ha nel dibattito politico”.
Gli abbiamo chiesto inoltre se le cause civili sono una “evoluzione della specie” rispetto alle querele penali: “Non ho esperienza diretta sulle cause civili perché sono un penalista, ma i dati suggeriscono che spesso e volentieri si fa anche la causa civile. A volte in alternativa rispetto alla querela. Tenendo presente che in sede penale, se la cosa va avanti, si può anche arrivare ad una condanna al risarcimento danni” (Se un giudice ti condanna per diffamazione, oltre alla pena, può infatti decidere direttamente anche un risarcimento per il diffamato, n.d.r.).
Infine abbiamo chiesto se esiste un modo per sanzionare chi fa querele pretestuose. Ci chiarisce subito che non esiste nulla se è il pubblico ministero che archivia. Se invece si arriva davanti ad un giudice, “teoricamente questa possibilità esiste. Ma è una cosa che non si fa sostanzialmente mai. In trenta e più anni di difese penali io l’ho chiesta e ottenuta due volte e l’ho vista fare una volta da un collega. Quindi tre casi in tre decenni”.
Giusto per non parlare solo di noi, alla fine apriamo anche lo sguardo sul mondo. Perché il problema non è solo italiano. Ad aprile scorso la Commissione Europea ha preso atto che contro giornalisti, ma anche contro ambientalisti, sindacalisti e attivisti in genere, le cause S.L.A.P.P. sono in forte crescita. E ha emanato una direttiva apposita (trovate i dettagli in QT di aprile 2023) che manda un segnale importante di protezione della libertà di espressione. Tuttavia quella direttiva, rispetto a quanto accade tutti i giorni nei tribunali italiani, serve a poco, perché si applica solo alle cause civili - e quindi le querele per diffamazione sono fuori dal raggio d’azione - e solo in casi in cui ci siano azioni giudiziarie cosiddette “transfrontaliere”, ovvero che coinvolgono le magistrature di più stati.
I “cattivi”, per ora, possono dormire sonni tranquilli.