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QT n. 1, gennaio 2025 Servizi

Ospedale di Fiemme, partecipazione e condivisione

Scongiurato il project financing per la costruzione del nuovo nosocomio sul fondovalle, si è sviluppato un nuovo percorso che coinvolge ordini professionali, esperti e cittadini. Un esempio che andrebbe adottato anche per altri progetti in corso.

Ci si chiede che fine abbia fatto la volontà di dotare le valli dell’Avisio di un nuovo ospedale. Sul tema era calato il silenzio dopo la bocciatura da parte della Provincia della proposta di Mak Costruzioni (luglio 2023) di imporre il nosocomio nel fondovalle di Fiemme, in località Masi diCavalese. Un progetto forte di un discutibile project financing (vedasi QT 2022,23 e 24) e combattuto da ambientalisti, amministrazione di Cavalese e allevatori.

A smuovere le paludose acque ci hanno pensato alcuni professionisti di Cavalese (vedasi QT luglio 2024). A tardo inverno avevano proposto un progetto che valorizza l’area sottostante l’attuale struttura. Si tratta di una zona abbandonata, già destinata dagli strumenti urbanistici comunali di Cavalese ad area servizi, una situazione favorevole per ospitare una simile struttura: esposizione, paesaggio, accessibilità. Qualora fosse accolta, si eviterebbe il consumo di suolo in zone di alto valore naturalistico, produttivo (aree agricole di pregio) e paesaggistico.

Il progetto era stato accolto con favore dall’amministrazione comunale di Cavalese e quindi, correttamente, presentata al pubblico. Fatto questo che ha infastidito non poco la Provincia e specialmente la Comunità territoriale di valle (va detto, mai scavalcata nel suo ruolo, sempre preventivamente coinvolta).

Anche per superare un conflitto fra istituzioni che covava in valle, la Comunità territoriale e la Provincia di Trento hanno proposto un altro percorso. Si è abbandonato il metodo impositivo per investire in un percorso partecipato che provi a individuare una possibile localizzazione, cosa che oltralpe è consuetudine.

Si sono così convocati 30 soggetti, i cosiddetti steakolder: operatori economici, ordini professionali dei medici ospedalieri e del territorio, dirigenti delle RSA, Regola feudale e Magnifica Comunità di Fiemme, Azienda di promozione turistica e la cultura ambientalista. Il confronto è stato accompagnato da dei facilitatori, dirigenti provinciali. Tutti gli attori sono stati portati a conoscenza di dati aggiornati fondamentali per decidere in modo responsabile: analisi sul settore sanitario, la situazione della gestione della salute nelle tre valli, i bisogni emergenti, le caratteristiche di un nuovo ospedale, la tipologia dei servizi da erogare, il ruolo della prevenzione e della medicina territoriale.

Fino ad oggi, nel corso di quattro impegnativi confronti, sono stati esaminati la situazione della mobilità privata e pubblica, il tema degli accessi alla struttura, le reti dei servizi e dei rifornimenti energetici e della produzione di calore (impianti di teleriscaldamento), l’urbanistica, la tutela di aree di alto pregio.

Finalmente, si dirà. Certo, finalmente anche in Provincia di Trento ci si accorge che offrire sostegno e strumenti a percorsi decisionali partecipati non è una perdita di tempo: aiuta anzi ad evitare il diffondersi dei conflitti, dei ricorsi nelle aule dei tribunali, si diffonde formazione, si alimenta cultura, si investe in fiducia e assunzione di responsabilità in quanti coinvolti, e, aggiungiamo noi, si evitano situazioni che alimentano percorsi carichi di nebbie come si è visto nel basso Sarca o al passo del Tonale.

Dal confronto emergono sintonie non trascurabili, specie nel campo dell’offerta sanitaria. L’articolazione dell’offerta di salute basata sulla prevenzione, il ruolo strategico del territorio con le due Case della salute previste a Predazzo e San Jan, un Pronto soccorso adeguato che accompagni un reparto di traumatologia-ortopedia di eccellenza, una chirurgia efficiente che dialoghi con l’Ospedale centrale a Trento. Si è sostenuta la necessità di un servizio di riabilitazione che risponda alle esigenze del territorio. Oggi i residenti e utenti della riabilitazione vengono costretti a fare riferimento alle strutture private di Arco, una media di distanza che si aggira sui 130 chilometri.

Si è portata attenzione al progressivo innalzamento dell’età media dei residenti, alla necessità di accesso a costi agevolati alla residenzialità per gli operatori sanitari, per poter investire anche in fedeltà logistica.

Non poteva mancare la discussione sul consumo di suolo. Da parte dell’Azienda sanitaria e della Provincia sembra ci si indirizzi verso la volontà di investire in una struttura orizzontale.

L’attuale ospedale occupa 14.000 mq. netti (20.000 lordi). Si propone di passare ad oltre 35.000, forse fino a 54.000. Una scelta incomprensibile, dal momento che tutti gli studi sulle strutture ospedaliere moderne indicano nella verticalità dell’edificato la maggiore efficienza dell’offerta sanitaria e del consumo energetico. Se si vuole evitare consumo di suolo, come si rileva dai criteri urbanistici sostenuti in Provincia, la scelta di investire in verticale è la conseguenza diretta, ovviamente ponendo attenzione al valore paesaggistico.

Il tema dell’accessibilità del nuovo ospedale, collegato ai temi della mobilità, propone delle visioni diverse. Alcuni operatori economici sostengono una localizzazione disposta sul fondovalle. Altri invece ritengono più utile la struttura disposta sulla viabilità di mezza costa, perché unisce i diversi abitati di Fiemme. Un ospedale disposto sull’area prativa di Predazzo o Ziano sicuramente risponde alle esigenze di accessibilità diretta, è centrale rispetto alle utenze, ma contrasta con il dovere della conservazione delle aree agricole di pregio e del paesaggio e rende problematico l’accesso alle fonti di energia termica e energetica. Investire nell'area Dossi a Cavalese (zona sportiva) significa ancora incidere nel paesaggio e nel consumo di suoli pregiati. In questo caso si reputa necessaria, con l’opposizione della cultura ambientalista, una nuova bretella che colleghi il fondovalle all’ospedale. Già oggi le bretelle di collegamento fra S.p. 232 e Statale 48 di mezzacosta, in soli 14 chilometri, sono sette. Una nuova aggiunta appesantirebbe il consumo di suolo e risulterebbe essere un aggravio di viabilità da gestire nel futuro.

Una parte degli attori coinvolti ritiene utile investire nelle immediate adiacenze dell’attuale ospedale, quindi riprendere la proposta dei tecnici di Cavalese. Non solo per risparmiare suolo agricolo e paesaggio, ma per evitare lungaggini nelle modifiche della pianificazione: si è in prossimità dell’impianto di teleriscaldamento del comune di Cavalese e tale scelta offrirebbe la possibilità di riconversione funzionale ed energetica dell’edificio che verrebbe abbandonato. Come? Destinandolo a più funzioni: ambulatoriali, ospitalità di professionisti, scuola di specializzazione, cittadella universitaria in collegamento con la facoltà di Medicina di Trento. Un tema, quest'ultimo, problematico. In presenza di una facoltà che ancora deve nascere che senso ha decentrare dei corsi, aggiornamenti? Si tratta di una scelta funzionale o di uno spot pubblicitario tipico delle giunte Fugatti?

Un approccio rispettoso

del diritto di cittadinanza

Ritornando al metodo adottato in Fiemme, è auspicabile che esso diventi un esempio da esportare ogni qualvolta la Provincia o una Comunità affrontino decisioni su grandi opere: ospedale di Trento, chiusura del ciclo dei rifiuti, ciclabile del Garda. Si tratta di un metodo che diventa deterrente riguardo a ricorsi e lungaggini amministrative. Un metodo che rivaluta il significato di interesse generale e il diritto di cittadinanza: decisioni che evitano imposizioni privatistiche, ma vengono condivise all’interno di un dialogo intenso fra territorio e istituzioni.

Non è dato sapere, ad oggi, come si concluderà il percorso avviato. A gennaio vi saranno altri incontri: la Comunità territoriale di valle, forte dei contenuti emersi, deciderà una possibile localizzazione del nuovo ospedale. A seguire, si terranno tre assemblee pubbliche. Poi ancora l’eventuale ratifica della decisione da parte della Provincia.

Certo è che Fiemme attende da oltre un decennio un nuovo ospedale. Se la Giunta Fugatti e l’assessore Segnana, con l’intento di sostenere interessi privati, non avessero boicottato il percorso avviato dalla Giunta Provinciale Rossi (2013-2018), in prossimità dell'evento olimpico del 2026, Fiemme sarebbe già dotata di un nuovo ospedale.

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