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Le mani su Bolzano

Finalmente un po’ di luce, ma il sindaco parla di caccia alle streghe

Mi è difficile scrivere di questa “bomba”, come i giornali hanno definito la notizia degli arresti nell’ambito dell’inchiesta “Romeo”, perché come cittadina provo desolazione di fronte alla messa a nudo del crollo morale della politica. Qualcuno dice che politici e dirigenti rendono le pratiche burocratiche più complicate, per poi favorire gli amici accelerando, mentre gli altri imprenditori diventano matti per rispettarle. Nelle carte si legge che un’altissima funzionaria della Provincia di Bolzano ha passato documenti riservati all’architettoSignoretti per favorire il prolungamento della pista di decollo e atterraggio dell’aeroporto. Un po’ più largo, un po’ più alto, più cemento, meno verde. Niente di nuovo. Da tempo la politica fa piuttosto gli affari propri al posto del bene comune. Questa indagine mette a nudo il Comune di Bolzano, severo verso i cittadini e compiacente con i potenti. E si conferma che l’amministrazione comunale ha perso la testa per René Benko.

Quando il magnate austriaco, oggi bancarottiere, amico dell’allora Cancelliere austriaco Kurz e di Niki Lauda, venne per la prima volta a portare il suo regalo a Bolzano, pubblicizzato dalla stampa, colpì il fatto che aveva una gran fretta. Disse: ma come, avete fatto una legge col mio nome (la Lex Benko, 2013) per permettermi di fare la riqualificazione (eufemismo per speculazione, come già prima fu densificazione) e ora volete andare piano?

Ci sarebbero state molte ragioni per prendere tempo e capire: giornalisti e inquirenti in Europa stavano cercando da dove provenisse il denaro di Benko. Ma soprattutto: chi può credere che un investitore diventato miliardario in pochissimo tempo, venga a Bolzano per fare il bene della città e non il proprio? Bolzano aveva e ha ancora bisogno di case e studentati a prezzi accessibili, (non a 900 euro), sistemazioni per 100 lavoratori che ora dormono dove possono, di spazi per la socializzazione.

Il progetto WaltherPark è costituito da un centro commerciale di 2.200 mq, 100 negozi, un hotel da 110 camere, 150 abitazioni di lusso, e neanche una a prezzo accessibile, 3.600 mq di uffici e 850 garage. La giunta di centro sinistra non ha aperto bocca per pretendere che sui pochi terreni disponibili ci fosse anche qualcosa di necessario alla città.

René Benko

Nel 2013 fu il sindaco Pd Luigi Spagnolli a portare in giunta provinciale al suo compagno di partito, il vicepresidente Christian Tommasini, la modifica, articolo 55/quinquies, - chiamata Lex Benko - da inserire nella legge urbanistica. La nuova norma, contestata da molti, era necessaria per aprire la strada ai progetti dell’investitore. “La 'Lex Benko', scritta sui divanetti dei corridoi del consiglio provinciale sotto dettatura del 'cerchio magico' dei liberi professionisti consulenti del gruppo Benko, apre una strada privilegiata per determinare il futuro di qualsiasi porzione del territorio cittadino superando automaticamente i vincoli stabiliti dai piani comunali, dall’urbanistica alla viabilità. Basterà che la Provincia, o un privato stabiliscano che un’area è da riqualificare anche se non lo è, e poi il Comune può solo dire sì o no in tempi strettissimi, sotto il ricatto del prendere o lasciare”, scrisse Guido Margheri (allora consigliere comunale di Sinistra Ecologia Libertà).

Né il consiglio comunale né la giunta avevano preso una decisione formale. Ovviamente ne approfittarono Benko e il suo proconsole Hager, con il suo “lobbista” (così definito da chi ha fatto le indagini), Lorenzo Barzon, entrato in Consiglio provinciale nel 2015 come assistente della consigliera Artioli e poi diventato di casa, non si sa a che titolo. Nelle ultime elezioni comunali il sindaco di Bolzano, Caramaschi, gli ha pagato 10.000 euro per guidare la sua campagna. Una funzione tecnica, ha detto il sindaco.

Le amministrazioni comunali successive consegnarono a Benko e Hager le chiavi della città. Cominciarono col WaltherPark, nome che fa pensare a un parco, mentre di quello esistente venivano tagliati i due terzi degli alberi, sostituiti da 300.000 metri cubi di cemento. Park oggi vuol dire parcheggio (per il centro commerciale). Dovevano finire nel 2022.

Ma l’appetito vien mangiando. Un secondo progetto voleva trasformare l’area fra le vie Sciliar, Laurin e Conciapelli, abbattendo la bella sede della LandesRaffeisenKasse, coinvolgendo l’hotel Laurin (e il suo proprietario), e con nuovi edifici per 60.000 metri cubi, anche qui per negozi, uffici e abitazioni di lusso. Il capogruppo dei Verdi (che sono in giunta) in Consiglio comunale, Rudi Benedikter, aveva proposto una riduzione dei volumi e la destinazione di una parte ad abitazioni dal prezzo accessibile. Dopo il fallimento di Benko il progetto è stato cancellato.

In aprile 2024 gran parte del cantiere parzialmente realizzato del Waltherpark è andato al gruppo bavarese di Christoph Schöller, che dopo gli arresti dei giorni scorsi e l’emergere dell’inchiesta è diventato proprietario anche del resto: l’hotel andrà alla catena Falkensteiner. Anche i terreni comprati da Benko sul Virgolo sono stati ceduti al gruppo Schöller. Il progetto di Benko prevedeva che Comune e Provincia gli regalassero la mummia Ötzi, che attira moltissimi turisti; e la collina sarebbe stata coperta da un’arena di cemento. Lassù sarebbero andati il museo archeologico, il museo civico e un nuovo Auditorium. La città svuotata di infrastrutture culturali. Chi ama la musica dovrebbe prendere la funivia, costruita a spese del Comune. Schöller ha preso tempo.

La “bomba” invece è servita a bloccare, per ora o definitivamente, alcuni progetti. Il presidente della giunta Kompatscher ha finalmente dato il via libera alla realizzazione del nuovo Museo archeologico a villa Gasteiger, ex Enel di ponte Druso, facendo cadere l’ipotesi Virgolo. Il Comune ha rinunciato a cambiare il piano del rumore nella zona di PonteRoma, come chiedeva Hager, che avrebbe reso possibile realizzare un nuovo quartiere residenziale in area industriale. Un’ipotesi osteggiata dagli industriali, ma soprattutto situata in una zona trafficata e rumorosa. Il livello 4, area industriale, per ora è stato confermato.

Dagli atti emergono favori di funzionari e politici per altre iniziative, sostegno al progetto e accelerazione delle pratiche burocratiche, come la sostituzione della vecchia cantina di Gries con 130 abitazioni di lusso, almeno per i prezzi di vendita, con moltissimi garage. Il Gries Village è realizzato e in parte abitato. Nell’indagine si legge che per convincere un ex consigliere comunale Svp a cambiare la sua opinione contraria e addirittura a fare accelerare le pratiche, l’ex consigliere ha potuto comprare 7 garage a prezzo di favore: 20.000 euro l’uno anziché 60.000. Fra gli “acceleratori” secondo l’indagine, c’è anche un ex assessore provinciale all’economia Svp, poi capufficio del vicesindaco, che è transitato, dopo la pensione, con un’assunzione posposta, come impiegato nella Signa Holding.

Ora si deve attendere che la Giustizia faccia il suo corso: i giornali riportano l’opinione degli avvocati, che parlano di “pure fantasie” ed escludono che si tratti di Mafia, nonostante le fattispecie del “sistema Sudtirolo” assomiglino a quel modello di organizzazione basata sulla vicinanza fra politica e malaffare.

È un sistema emerso dagli scandali Sel, di “Freunde im Edelweiß” e quello sulla Sanità al tempo del Covid. Il sindaco Caramaschi, che si vanta di essere stato molto nominato ma non indagato, ha fatto un lungo elenco di progetti da realizzare con Benko e Hager, informando il Consiglio comunale che “dato che c’è in atto una caccia alle streghe”, ha deciso di sospenderli.

Eppure in Sudtirolo le indagini hanno avuto come obiettivo soprattutto il Comune di Bolzano. All’inizio il sindaco ha proclamato la sua fiducia nella Giustizia e contemporaneamente la sua fiducia anche a tutti i funzionari (anche quelli indagati o che addirittura stanno ai domiciliari?).

Nell’inchiesta emergono due importanti esponenti della Svp: l’ex vicesindaco di Bolzano e ora assessore all’agricoltura e il sindaco di Laives, in precedenza impiegato del Comune, entrambi subito usciti dalle indagini, il primo perché in agosto il governo ha abolito l'abuso d’ufficio, mentre del secondo si sa solo che a Laives l’opposizione unita ha chiesto chiarimenti e contestato il sindaco Svp per il suo rifiuto di darli. Così a pagare per eventuali reati saranno solo i funzionari.

Per i partiti, e soprattutto per la democrazia, non c’è salvezza se si aspettano le condanne definitive (sempre che ci siano) per cambiare. La politica deve riuscire a ripulirsi da sé. I politici non possono far parte di WhatsApp Chat come “Cena di Natale”, con i ricchi e i potenti. Caramaschi e Kompatscher fanno male a minimizzare. Kompatscher dice che per governare si devono frequentare i cittadini. Ma non solo certi cittadini. E non risulta che il presidente abbia una Whats App Chat come “Pranzo di Pasqua” con sindacalisti o associazioni sociali o senzatetto o malati.

Kompatscher viene ancora coinvolto in questione di finanziamenti alle elezioni provinciali del 2018, in cui Hager (non iscritto alla Svp), oltre a far parte del comitato che raccoglieva donazioni dagli imprenditori per la Svp, insieme a Thomas Widmann, Karl Zeller e Patrick Bergmeister, ha fatto anche un’importante donazione suddividendola in varie cifre da diverse sue imprese. In realtà Kompatscher non c’entra perché lui era il capolista e la donazione era al partito. A Kompatscher, come presidente della Regione, i consiglieri di TeamK hanno chiesto le concrete modalità con cui viene garantita l’integrità della governance aziendale di Autobrennero, società controllata dalla Regione, che fattura 400 milioni di euro all’anno, in seguito alla notizia che diversi componenti del Consiglio di Amministrazione e della direzione generale, secondo l’indagine “Romeo”, sono coinvolti.

Per le elezioni comunali di Merano 2021, Hager ha fatto una donazione, sempre suddivisa in più piccole, di 5.000 euro alla vice sindaca di Merano, capolista della Svp. Lei reagisce dicendo di non avere parlato con Hager dell’area Torggler, terreni lasciati da un’impresa ora al centro delle discussioni politiche a Merano. E conclude dicendo che sarebbe sciocca se si facesse corrompere “per soli 5.000 euro”. Una dichiarazione spocchiosa: come politica dovrebbe conoscere anche le povertà del Sudtirolo, scandalose di fronte alla cifra del bilancio record per il 2025, che ammonta a più di 8 miliardi per 545.000 abitanti. L’inchiesta è una terribile conferma del “sistema Sudtirolo”.

Non si può infine non ricordare che nell’indagine è stato coinvolto anche Christoph Franceschini, il giornalista più famoso del Sudtirolo, che ha avuto il premio Gatterer per le sue coraggiose inchieste e ha subìto minacce e denunce Slapp, da cui è uscito sempre bene. Franceschini è da 25 anni amico personale di Hager, un’amicizia che non ha mai tenuto nascosta. Per questo è stato intercettato per 3 anni. A suo carico alla fine pare non ci sia nulla. Tuttavia la sua posizione è imbarazzante, tanto che lui stesso ha condiviso la decisione della piattaforma salto.bz.it, di cui è stato anche direttore, di sospendere la sua collaborazione. I pochi mass media che non fanno parte del monopolio (80 per cento), oltre a salto.bz, anche la Neue Südtiroler Tageszeitung diretta da Arnold Tribus in cui Franceschini ha lavorato molti anni, sono ugualmente in imbarazzo, proprio perché, come lui stesso, temono per la propria credibilità. Franceschini è anche preoccupato per lo svelamento di sue fonti riservate, messe in pericolo. Probabilmente ha ragione Günther Pallaver, politologo e giornalista, quando dice che per un giornalista d’inchiesta la troppa vicinanza al potere è mortale. Penso che Franceschini abbia sbagliato a confondere amicizia e ricerca di notizie. Lui stesso ha ammesso un po’ di ingenuità. Tuttavia non si deve dimenticare che Franceschini insieme ad Arthur Oberhofer, con i suoi libri ha svelato i meccanismi del “sistema Sudtirolo” e abbiamo sperato in tanti che proprio in seguito al loro lavoro questo sistema cambiasse. Ciò non è accaduto, ma per quel lavoro accurato e faticoso credo che le persone democratiche in Sudtirolo debbano essergli grate. E avere comprensione per l’infortunio. Per il resto e per gli altri giornalisti e pubblicisti coinvolti, deciderà l’Ordine dei giornalisti.

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