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Le persone, prima di tutto

Finalmente presentato, dopo 7 anni di indagini, il rapporto finale dell'inchiesta sul tragico rogo della Grenfell Tower di Londra. Da “Una Città”, mensile di Forlì

Qualche anno fa ho intervistato un uomo che è arrivato al nostro appuntamento in elicottero. È atterrato dietro un piccolo complesso residenziale di sua proprietà e ha passato la maggior parte del tempo a descrivere come avrebbe voluto relegare i residenti delle case popolari di fronte a lui in un gulag di una galassia lontana. Ha poi spiegato come avrebbe eluso gli obblighi di edilizia popolare a cui è tenuto ad attenersi in cambio del permesso di costruire. La sua soluzione era di costruire un paio di bungalow per anziani sul retro del complesso, lontani dalla vista dei pregiati portoni d’ingresso.

In un’altra occasione, una donna molto attiva, impegnata in azioni ecologiche in tutto il paese, anche lei proveniente dalla classe media e benestante, mi aveva chiesto se potevo consigliarle in che modo parlare a persone di estrazione operaia. Non mi era mai passato per la testa che la classe operaia mi fosse tanto estranea da richiedere un registro linguistico differente per comunicare con efficacia!

Anch’io provengo dalla classe operaia e penso di cavarmela bene a navigare questa terra di nessuno, questo spazio tra le classi, grazie all’istruzione che ho ricevuto e alla mia professionalità. Non c’è dubbio che un antico sistema di divisione e di attribuzione della ricchezza è sempre stato in vigore in Inghilterra, ed è un qualcosa che ci impedisce di comunicare attraverso ciò che abbiamo in comune e ci priva della nostra umanità.

Perché scrivo di questo? Perché l’idea che una persona povera ed emarginata sia un cittadino meno degno, da ignorare, al quale non dare voce, è alla base, insieme all’avidità, alla corruzione e ad un livello clamoroso di negligenza e incompetenza, dell’immane tragedia che è stato l’incendio della Grenfell Tower del 2017, disgrazia nella quale hanno perso la vita 72 uomini, donne e bambini (per la precisione, 54 adulti e 18 bambini). Non ci sono parole per descrivere il dolore e la sofferenza di quelle famiglie. Il rapporto finale dell’inchiesta, appena pubblicato, non rende giustizia alle persone colpite, compito che spetterebbe alle forze dell’ordine, e impartirà ancora anni di sofferenze a familiari e vittime che già hanno patito tanto. Ciò che il rapporto mette in luce è la certezza che ognuna di quelle morti sarebbe stata evitabile.

Il rapporto ufficiale non parla soltanto di deregolamentazione, negligenza aziendale e incompetenza, ma evidenzia anche la logica dei due pesi e due misure, un atteggiamento comune nei confronti di cittadini poveri ed emarginati che non hanno alcun potere.

Tutto questo appare lampante in ciascuna delle 1.700 pagine di quel rapporto, ed è risultato ancora più chiaro quando, poco prima che il primo ministro Sir Keir Starmer rilasciasse la sua dichiarazione in merito, durante il question time parlamentare, c’è stato un esodo di massa dei deputati dall’aula. Queste persone non hanno voluto dedicare nemmeno dieci minuti del loro prezioso tempo ad ascoltare la relazione del governo su una tragedia indicibile che costituisce il fallimento di uno Stato negligente. Che insulto ai familiari delle vittime!

Questa disgrazia, che pure è stato il rogo che ha provocato il maggior numero di vittime nel nostro paese, è solo una delle tante tragedie che ormai costituiscono una storia vecchia di secoli. L’incapacità di proteggere tutti i cittadini del Regno, il dilagare della logica dello sfruttamento, dell’avidità e della corruzione e lo scaricabarile delle responsabilità non sono certo una novità. Non dimentichiamo poi che Grenfell si trovava all'interno del più ricco dei quartieri di Londra, il borgo di Kensington e Chelsea.

Il paradigma del “loro e noi” non è prerogativa della sola Inghilterra; si applica a tutti gli altri Paesi del mondo. Quel gesto di abbandonare l’aula, dopo tutto ciò che era stato detto e mostrato nel rapporto, rappresenta un vero e proprio insulto da parte dei nostri rappresentanti in Parlamento.

Come ha scritto il professor Shane Ewen in un lungo articolo pubblicato online su “The Conversation” nel dicembre 2019, “Grenfell avrebbe dovuto essere un campanello d’allarme, eppure il Regno Unito continua a non prendere sul serio la sicurezza antincendio proprio per via di chi sono le persone che si trovano esposte a maggior rischio”.

Confrontate la risposta dei nostri parlamentari e le azioni di tutti coloro che sono stati citati nel rapporto con la storia di una donna di quasi ottant’anni, residente del borgo di Kensington e Chelsea e prossima a perdere completamente la vista. Quando l’ho incontrata, mi ha raccontato di essere andata a trascorrere una giornata in una chiesa di Norwich per un progetto per il quale aveva cercato di convincere quante più persone possibile: dedicare un po’ di tempo per ricamare scampoli di stoffa da cucire insieme con l’obiettivo di ricavarne una trapunta grande come la torre di Grenfell, una trapunta da record, e ricordare in tal modo l’orrore e la tragedia di quell’incendio. L’iniziativa dell’anziana signora non aveva alcuno scopo di lucro, era solo un gesto compassionevole che voleva mettere in evidenza un bisogno di umanità, certo la voglia di rendersi utile in qualche modo. Dopo quel rogo ce ne sono stati altri e altre vittime. “Grenfell United”, l’associazione dei parenti delle vittime, ha lanciato una campagna per ottenere un processo contro i responsabili di queste morti. Ma non basta; la sfida a cui ciascuno di noi è chiamato è quella di porre fine al sentimento diffuso che fa sì che chi dovrebbe esserne responsabile consideri gli abitanti delle case popolari come una specie di paria. Nella dichiarazione resa da Natasha Elcock, presidente di “Grenfell United”, si legge: “Per prevenire le Grenfell future, il governo deve diventare qualcosa che non esiste: un organismo che abbia la forza e la capacità di liberarsi dell’influenza del settore edilizio e delle lobby aziendali, capace di anteporre il valore delle persone a quello del profitto”.

Ecco: le persone prima di tutto, non importa chi siano o da dove vengano. Semplice umanità. Cosa c’è di tanto complicato?

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