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QT n. 10, ottobre 2024 Servizi

In questa scuola un insegnante può veramente dedicarsi ad ogni bambino"

Già insegnante nella scuola media statale, Katia Valentini si è licenziata per venire a insegnare nella nuova scuola di Mechel. E ne spiega le ragioni.

Katia Valentini, classe ’79, ha insegnato per anni alla scuola media inferiore. E da pochi giorni è insegnante alla Scuola elementare “Don Giuseppe Borghesi” di Mechel, istituto privato. È molto conosciuta e apprezzata anche per la sua attività nel campo dell’agriturismo, e per la fattoria didattica che prevede tra l’altro campi estivi per bimbi e ragazzi dai 3 ai 13 anni.

Lei ha insegnato per anni nella scuola pubblica. Perché ha cambiato?

"Ho fatto l’insegnante fino a pochi giorni fa alle scuole medie. Poi mi sono licenziata, ho rinunciato al posto fisso: e per un anno mi sono occupata dell’azienda famigliare.

Quando ho sentito di questo progetto, ho pensato che avrebbe potuto esserci spazio per me e per quella scuola che io avrei sempre voluto".

Quale tipo di scuola vorrebbe?

"Sto cercando di creare una scuola che sia veramente a misura di bambino. Che ponga al centro il bambino con la sua diversità, colori, talenti.

Anche nella scuola pubblica si può fare questo, però è più difficile, costa più fatica.

Katia Valentini

Nella nuova scuola faccio l’insegnante di italiano. È iniziata da poco e cominciamo ad ingranare. Ho una decina di ore con le bambine".

Sono tutte bambine?

"Sì, una classe rosa. Le iscritte sono sei. Gli insegnanti tre. Io faccio Lettere poi ci sono la Matematica e l’area delle Scienze, quindi quella delle Lingue straniere. Tedesco ed inglese che assumono una parte molto importante in questa scuola.

In una scuola pubblica, visti i numeri, non lo puoi fare. Cerchi di farlo ma non ce la fai a mettere al centro il bambino. In una classe di 20 puoi avere l’insegnante devota che cerca di prestarsi e di differenziare ma farlo per venti alunni… umanamente non riesci".

Se andrà bene a pieno ritmo avrete 15 alunni per classe, non è poi un numero tanto diverso. Ma perché una scuola cattolica?

"Non è cattolica, io sono atea ad esempio. Siamo all’interno di una istituzione nata da don Luigi Borghesi e rispettiamo questo. E poi viviamo in un contesto prettamente cristiano. Anche se non volessimo, gli influssi ci sono. La nostra educazione è così. Anche se io mi dichiaro atea".

Signora Katia, cosa spera e sogna che diventi questa scuola?

"Mi aspetterei che nei prossimi anni effettivamente si riesca a ridurre se non al minimo almeno significativamente la quota di iscrizione. E che quindi diventi una scuola realmente accessibile a tutti. Cosa che per ora non è possibile. Arrivare quindi ad avere dei finanziamenti per aprire a tutti le porte".

Qual è il progetto didattico che vorrete mettere in campo?

"Per me significa poter mettere in pratica tutte quelle conoscenze su cui mi sono formata. Queste benedette competenze, che hanno rappresentato una rivoluzione nella scuola degli ultimi anni, finalmente le posso applicare. Cosa difficile nel contesto pubblico, dove hai poco tempo. Le classi sono numerose e fai fatica.

Io credo di essere sempre stata una brava insegnante e se era faticoso per me... Io da insegnante che sta mandando uno dei suoi figli alla scuola pubblica, dico che quella realtà si basa su tanti insegnanti validi. Ma l’unica pecca è che non ci sia selezione (sul personale insegnante, n.d.r.). Tu hai una laurea e ti inserisci automaticamente. Poi per la messa in ruolo ci sarà un concorso e lì c’è la selezione. Ma forse il docente in questo calderone ci rimarrà dieci anni. Magari per capire che non è il suo lavoro. Oppure che è la sua vocazione.Ma ci si trova lì per caso mentre l’insegnamento è veramente una vocazione".

Da insegnante come la vorrebbe questa scuola privata?

"Vorrei che fosse una scuola in cui io possa costruire assieme ai bambini, che hanno un pozzo di idee. E mattoncino dopo mattoncino - sarò pure una romantica - vorrei entrare nel cuore di questi bimbi, cosa che facevo anche nel pubblico, ma con quanta fatica! Con tante ore di riunioni, inutili anche.

Oggi voglio che tutto ruoti attorno a queste sei bambine. Che la scuola sia costruita su di loro".

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