Si cambia. Forse.
Le elezioni comunali in Sudtirolo
Riassunto. Dopo le elezioni comunali di maggio 2025, in 102 su 116 comuni del Sudtirolo oggi governa la SVP. In 12 comuni hanno vinto liste civiche. Le sindache sono 16 in tutto. Il numero delle consigliere è salito al 30%. Secondo la commissione parità, la rappresentanza femminile cresce troppo lentamente. Così le decisioni della politica continueranno a ignorare interessi e bisogni delle donne. La mancanza di elette ha costretto in qualche caso la Svp a prendere in giunta rappresentanti di liste civiche di opposizione.
Il partito di estrema destra Süd-Tiroler Freiheit ha aumentato i suoi consiglieri comunali da 40 a 70, ma senza conquistare sindaci o maggioranze. La partecipazione al voto è andata in picchiata. A Merano i verdi hanno perso la metà dei loro voti.
A Bolzano, in consiglio ci sono ora 8 eletti di lingua tedesca non Svp, mentre il partito etnico, che pretende di esserne l’unico rappresentante, ne ha 7. Il centro destra potrebbe governare, rispettando la proporzionale, anche senza Svp. Ciò non avverrà, ma i nuovi eletti porteranno la loro esperienza di mistilingue o di tedeschi di elezione dentro le istituzioni.
Da quanto tempo gli abitanti del Sudtirolo aspettano che la politica abbandoni il vecchio schema della separazione etnica? Almeno dal 1992, quando la chiusura della vertenza davanti all’ONU, preceduta dalle ultime (per allora) norme di attuazione del “pacchetto”, aveva suscitato molte aspettative. Non nei politici, abbarbicati per lo più al vecchio schema, che vedevano come garanzia di mantenimento del potere. Nel frattempo i partiti si sono trasformati in portatori di interessi economici e finanziari, alcuni sono articolati in rappresentanti di ceti. Sia a destra che a sinistra si sono distaccati dal loro stesso senso di esistere, in genere ignorando i problemi, i bisogni e anche i sogni della gran parte della popolazione. Questo spiega il drastico calo dei votanti alle elezioni comunali, quelle che dovrebbero essere più vicine alle persone. Spiega anche l’andamento del voto nel capoluogo e a Merano, due esempi molto diversi fra loro, che dicono molto sull’evoluzione dell’Autonomia sudtirolese.

Merano ha eletto sindaca una giovane esponente della linea liberale minoritaria nella Svp. Katharina Johanna Zeller ha indicato nella sostenibilità ambientale e nei diritti gli obiettivi del suo mandato, e indicato nel centro sinistra l’area cui faceva riferimento. A tal punto che la sua elezione non è stata congratulata dal segretario del partito. Due donne italiane di area Pd avevano presentato una lista, Merano coraggiosa, a suo sostegno. C’era un’aria nuova a Merano, città in cui gli abitanti sono metà tedeschi e metà italiani. Al ballottaggio i verdi si sono spaccati, quando la candidata sindaca (verde) della coalizione di centro sinistra aveva dichiarato di votare per Zeller, mentre il partito ambientalista non ha preso posizione fra l’esponente Svp e il candidato dell’Alleanza italiana di destra, sindaco uscente. Il risultato ha scardinato nettamente lo schema dell’alternanza italiano-tedesco, e Zeller (che era vicesindaca uscente di una giunta a coalizione destra italiana-Svp) ha sconfitto nettamente il suo avversario.
L’episodio ormai famoso del rifiuto della fascia tricolore da parte di Zeller ha scatenato una polemica violentissima, del tutto esagerata rispetto al fatto in sé.I due simboli dell’autorità, catena con medaglione e tricolore, vengono percepiti rispettivamente da tedeschi e italiani come il segno dell’autorità dell’istituzione. Non saprei quanto sia obbligatorio, ma in un comune in cui metà della popolazione è italiana sarebbe stato bello che le mettesse entrambe. E negli anni precedenti infatti l’aveva indossata. Tuttavia i toni scomposti e l’ondata di risentimento estesi a tutta Italia, credo abbiano sconcertato e rattristato tanti cittadini e cittadine del Sudtirolo, che hanno avuto l’impressione di tornare agli anni '60. Chi vive qui sa che da allora il conflitto etnico è stato superato non solo dal nuovo Statuto d’Autonomia, ma anche dalla convinzione della maggiore parte della popolazione dell’importanza del rispetto e del valore di chi ha lingua e cultura diversa. E sa che è facile fare danni alla convivenza, mentre è faticoso e bisognoso di pazienza tessere la sua tela. Certo sarebbe stato più facile se dopo la conclusione del “pacchetto” si fosse investito nel bilinguismo, nella cultura, nell’educazione, avendo come obiettivo una società in cui le differenze vecchie e nuove sono un valore anziché un ostacolo. Però in Sudtirolo, nonostante la politica, la convivenza è cresciuta.
A Merano, dopo questa ondata nazionalista, sarà più difficile fare la giunta progressista che Katharina Zeller aveva in mente. Chi l’ha sostenuta e votata spera che non finisca come a Laives, dove l’anno scorso il sindaco Svp, eletto con il voto di molti italiani e dei partiti di sinistra, ha poi fatto la giunta coi partiti di destra, adeguandosi al colore nero della giunta provinciale.
A Bolzano, invece
A Bolzano il centro sinistra al potere da settant’anni (dalla Dc al Pd) è stato sconfitto. La partecipazione al voto è crollata. Al ballottaggio, il candidato del centro-sinistra, già assessore nella giunta Caramaschi, è stato votato nei quartieri alti, mentre in quelli popolari ha vinto la destra. Ha contato molto il voto tedesco (anche Svp), in cui la base ha sostenuto in massa il candidato di centro-sinistra, mentre le lobby privilegiate, contadini e albergatori, hanno preso posizione apertamente per Claudio Corrarati, e i vertici del partito sono stati a guardare. Tanto la Svp vince sempre.
I programmi erano quasi uguali; anche nei dibattiti, solo sul CPR (centro per il rimpatrio) a Bolzano, merce di scambio di Kompatscher con Meloni per la riforma dello Statuto, è stato contestato da Andriollo. Il candidato di centro-sinistra ha perso per un soffio (700 voti). Il nuovo sindaco dovrebbe rendersi conto che sarà chiamato a gestire un capoluogo profondamente diviso. Nella campagna elettorale l’ha fatto, tenendo i toni bassi e proclamandosi garante contro nazionalismi e razzismi. Ma è male accompagnato.
Il centro sinistra aveva fatto troppi errori. La giunta Caramaschi ha concentrato il lavoro, l’impegno e i soldi sul centro storico, trascurando totalmente il resto della città, sempre più (in)sofferente di fronte all’assenza di risposte al degrado, che contrasta con tutti gli altri comuni, che hanno acquistato maggiori servizi, bellezza, dove i cittadini sono coinvolti e partecipano, mentre a Bolzano non si fa neppure la manutenzione e i politici parlano solo fra di loro. I giovani, impossibilitati a trovare abitazioni a prezzi decenti, sono fuggiti a centinaia; mancano 100 posti per persone con malattie neurodegenerative lasciate sulle spalle di famiglie impotenti; tutte le aree edificabili sono state regalate al Tycoon Renè Benko, (attualmente ancora in carcere in Austria, ma i cui progetti speculativi ancora incombono sulla città). Le enormi cubature realizzate e passate di proprietario contengono centri commerciali, garage e abitazioni di lusso (almeno nei prezzi), ma nessuno spazio per attività sociali o culturali e zero abitazioni a prezzo decente. La città è strozzata dalle scelte lasciate in mano alla Svp. Dopo il crollo del sistema Benko/Hager, i cantieri aperti da anni lasciano il posto a risultati nient’affatto entusiasmanti. In omaggio al dimenticato “piano del verde”, durante gli ultimi giorni della legislatura centinaia di alberi sono stati piantati lungo i prati del Talvera. Ma nessun parco o albero si è visto nei quartieri tormentati da isole di calore e traffico selvaggio (giorno e notte).

Errori ci sono stati anche nella campagna elettorale, in cui non è stato cercato l’appoggio del TeamK, liberale, progressista e bilingue, per non disturbare il partito etnico, che comunque - per la prima volta nella storia - al ballottaggio non ha fatto dichiarazione di voto verso l’area politica che ha reso possibile l’autonomia sudtirolese, contro la destra che l’ha osteggiata da sempre.
Il nuovo sindaco, imprenditore e a lungo direttore della CNA, associazione di artigiani e piccole imprese, ha promesso di ripulire la città e di affrontarne i problemi in modo concreto. Di governarla “come un’impresa”. Per anni era stato indicato come un possibile candidato sindaco del centro-sinistra, ma non aveva mai accettato. Si era fatto la fama di moderato e centrista. Ma ora è sostenuto da FdI (fra cui si trovano anche esponenti di Casa Pound), Lega (2 eletti dei 7 del 2020) e FI, oltre alla Svp, che purtroppo ripropone l’assessora Ramoser che vuole riportare in auge le classi speciali, per garantire che le scuole tedesche siano solo per i tedeschi. La Svp rivendica gli assessorati di urbanistica e lavori pubblici, con cui ha bloccato per decenni lo sviluppo della città. Per attenuare l’inquietudine di fronte a una giunta di estrema destra, Corrarati e la Svp hanno cercato di coinvolgere nella maggioranza anche la lista civica di Gennaccaro, che viene considerato di centro, pur essendo parte della maggioranza di destra-destra in Provincia, dove è vicepresidente del Consiglio e assessore regionale. Faceva parte della maggioranza che sosteneva Caramaschi nella giunta bolzanina nella scorsa legislatura. Il giovane politico, che non prende mai posizione, ma dice che il suo obiettivo è diventare sindaco, non ha accettato la generosissima offerta della Svp di entrare in maggioranza con un assessore e il presidente del Consiglio comunale. Se la maggioranza, indebolita nei numeri, non regge, avrà occasione di provare a realizzare il suo sogno personale.
Intanto il primo atto del nuovo sindaco è stato lo sgombero di insediamenti di fortuna di persone senza casa, attenuato solo in parte dalla promessa di creare soluzioni abitative decorose (solo per chi lavora). Il secondo atto, quello di non concedere il patrocinio al primo Pride che avrà luogo a Bolzano. Se fosse il segnale di un ritorno indietro sui diritti dei diversi in una città dove la coesistenza di varie identità, pur con difficoltà, è una realtà concreta, sarebbe un disastro per il capoluogo e per tutto il Sudtirolo, che non può sopportare un’ulteriore chiusura.