Altopiano vendesi
Brentonico: grandi investitori esterni, attirati dalle alte quote, comprano ettari di terreno per farci vigneti. Un paesaggio plurisecolare, ricco di biodiversità, cambia volto. Le istituzioni restano a guardare, i cittadini sono in allarme per l’ambiente, la salute e la perdita di sovranità sul territorio.
Siamo a Brentonico, in Trentino, sul Monte Baldo, dal 2013 Parco Naturale Locale e da qualche anno in odor di candidatura a patrimonio UNESCO per la sua straordinaria biodiversità. È qui che, nel 2023, la Società Agricola Agribel chiede alle autorità preposte, ovvero Provincia autonoma di Trento (Servizio Foreste) e Comunità della Vallagarina (Commissione per la pianificazione territoriale e del paesaggio), l’autorizzazione alla “trasformazione di coltura a scopo agrario” su un’ampia superficie in località Seandre, poco oltre i mille metri di altitudine, appena al di fuori dei confini del Parco.

Le citate autorità, pochi mesi dopo, accolgono la richiesta e in breve tempo un’area iconica dell’altopiano brentegano, collocata in un contesto paesaggistico, storico e ambientale unico, viene sbancata e trasformata in un grande vigneto. Appaiono dal nulla pali e fili di ferro, spariscono circa un ettaro di bosco e cinque ettari fra arativo e prato, lì da secoli. La gente di Brentonico, all’improvviso, si ritrova di fronte a un nuovo paesaggio. E a un nuovo padrone, venuto da fuori.
Arriva Signorvino
La Società Agricola Agribel ha sede a Malcesine, in provincia di Verona, e fa parte del gruppo Oniverse di Sandro Veronesi, 3 miliardi e mezzo annui di fatturato. Nato nel 1986 a Verona con il marchio Calzedonia, Oniverse è oggi una vera e propria galassia che gestisce innumerevoli marchi, operanti con prodotti e su mercati diversi, anche fuori dal settore dell’abbigliamento. Tra questi, pure il “food & wine”, dove nel 2012 Oniverse approda con “Signorvino”, catena di enoteche e ristorazione specializzata in vini italiani.
L’idea di produrlo, il vino, oltre che commercializzarlo, arriva poco dopo, e da Oniverse si passa a Oniwines: tenute e cantine vengono create nel Lazio, in Veneto, in Sardegna, nelle Marche, in Piemonte. E infine in Trentino, a Brentonico, con la cantina “Ert1050”: da “ert”, ripido in dialetto, e 1050, come i metri di altitudine dove prima c’erano prati e boschi e ora c’è il loro vigneto. Non l’unico sull’altopiano, dove Agribel ha acquistato anche altrove, in più località, terra per fare vigneti.
L’invasione delle vigne
Agribel non è da sola: altri, a Brentonico, stanno facendo lo stesso. Negli ultimi anni, sull’altopiano, la superficie vitata è aumentata in modo esponenziale. Nel 1950 c’erano appena 20 ettari di vigne: in una provincia già vocata alla viticoltura, Brentonico era un comune che nel settore non giocava alcun ruolo. Mezzo secolo dopo, nel 2000, la superficie era triplicata, passando a circa 70 ettari: crescita sì, ma regolare e moderata. Un quarto di secolo dopo, nel 2024, gli ettari sono diventati 121.
Il grosso dell’espansione si è verificato negli ultimi 10 anni: nel 2015 gli ettari a vigneto erano ancora soltanto 85. Impressionante quello che è accaduto soprattutto tra il 2023 e il 2024, col passaggio da 109 ettari a 121 (ultimi dati disponibili presso il Servizio Politiche Sviluppo Rurale della Provincia; secondo il Consorzio Viticoltori Trentini, il passaggio sarebbe stato da 120 a 134 ettari, con un incremento invariato nella sostanza). Diciassette ettari in un anno è un dato enorme in assoluto, ma lo diventa ancora di più in termini relativi: nello stesso periodo, la superficie vitata è aumentata, in Trentino, di 22 ettari: significa che il 77% dell’aumento provinciale è avvenuto in uno solo dei 166 comuni trentini: Brentonico. Cosa c’è, sull’altopiano, che attira i viticoltori come le mosche al miele? Semplice: il clima.
Nel 1950 i vigneti brentegani salivano al massimo fino a 600 metri di altitudine. Nel 2000, si erano alzati di poco: 750 metri. Nel 2024 i più alti si spingono oltre quota mille. Il riscaldamento globale, con temperature medie più elevate ed eventi estremi più frequenti, sta mettendo sotto pressione i vigneti di pianura e bassa collina: la maturazione si anticipa, si alterano zuccheri, acidità e aromi, e la gestione dell’acqua diventa critica. Molte aree rischiano di diventare meno vocate. Cresce quindi l’interesse per quote superiori e zone finora marginali.
La migrazione verticale dei vigneti interessa le regioni alpine non solo come esperimento, ma soluzione concreta di lungo termine. Brentonico, da questo punto di vista, appare il posto perfetto. Per chi arriva da fuori coi soldi in mano, senz’altro. Assai meno per chi ci abita.
Una comunità in allarme
Nell’estate 2025 numerosi cittadini brentegani hanno sottoscritto una lettera aperta ai giornali da parte del locale “Comitato Vite Intrecciate”, esprimendo profonda preoccupazione per l’espansione incontrollata della viticoltura sul loro territorio: “La montagna non è una fabbrica”, hanno osservato. “È un sistema vivo e delicato. Ogni coltura che entra in questo ecosistema dovrebbe farlo in punta di piedi, in dialogo con chi abita quei luoghi”.
Anche questo deve aver indotto la nuova amministrazione, insediatasi proprio l’anno scorso, ad avviare un percorso di partecipazione sul tema, iniziato in autunno, di cui si attendono gli esiti per capire che direzione prendere. “Questo cambiamento già in atto richiede la massima attenzione da parte della comunità e delle istituzioni locali, per limitarne gli effetti negativi e governarne gli sviluppi”, ha dichiarato l’assessore all’ambiente Alessio Bertolli.
Al percorso, però, hanno preso parte anche i rappresentanti dei viticoltori, e più di qualche cittadino ne ha già contestato la legittimità. Come Quinto Canali, dell’associazione Monte Baldo Patrimonio dell’Umanità, in passato più volte consigliere e assessore a Brentonico, che a novembre ha presentato opposizione alla determinazione con cui il Comune ha avviato l’iter: “Risulta palese, leggendola, che l’amministrazione comunale non si propone di risolvere il problema reale, ma intende favorire comunque le grandi aziende vitivinicole esterne”, ha scritto.
Sarà forse per questo che di recente sull’altopiano è nato spontaneamente, a margine di quel percorso di partecipazione, anche il “Comitato biodiversità e salute per Brentonico”, che sta raccogliendo le firme per una petizione da inviare al Sindaco Mauro Tonolli, intitolata “Richiesta di monitorare e regolamentare l’estensione dei vigneti sul territorio di Brentonico”.
Ambiente e salute a rischio

Le ragioni elencate nella petizione sono varie, fondate su numerosi studi scientifici, e riguardano ambiente, biodiversità, salute.
Per i primi due aspetti, gli autori citano in particolare il rapporto “Lo stato del clima in Trentino”, pubblicato dall’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente nel 2025. La scarsità d’acqua, aggravata dal surriscaldamento climatico e già evidente con la crisi idrica del 2022 (ne avevamo parlato su QT del dicembre 2022: “Brentonico dry, un cocktail insostenibile”), rende problematica l’espansione di colture che bevono tanto e berranno sempre di più, come le vigne. La combinazione di surriscaldamento climatico e trasformazione di prati e boschi in una monocoltura viticola, poi, minaccia la biodiversità, aumentando anche il rischio idrogeologico.
L’uso di fitofarmaci, in viticoltura assai consistente, espone invece la popolazione a rischi per la salute. Qui gli autori fanno riferimento a recenti e autorevoli studi, relativi al fenomeno della deriva dei fitofarmaci, che finiscono nelle case, nei parchi e nei cortili scolastici: quello del 2022 condotto in Alto Adige da Health and Environment Alliance, non profit accreditata presso il programma ambientale delle Nazioni Unite, e quello del 2025 condotto in Francia da Santé publique France, l’agenzia nazionale per la sanità pubblica.
“Land grabbing” alla trentina
Gli autori della petizione osservano infine che i grandi investimenti esterni nella monocoltura viticola rischiano di lasciare alla comunità locale solo gli impatti ambientali e sanitari, a fronte di nessun vantaggio economico. È la vecchia storia dei profitti per pochi e delle perdite per tutti gli altri, che oggi a livello globale ha assunto una nuova variante, e un nuovo nome: “land grabbing”.
Negli studi internazionali sul fenomeno, anch’essi abbondanti, gli analisti sottolineano come “acquisizioni di terreno su larga scala tendono a ridefinire i rapporti di forza economici locali, con conseguenze su uso dell’acqua, biodiversità e diritti di accesso alle risorse da parte delle comunità preesistenti” (Yang & He, 2021).
Non è solo un fenomeno africano o asiatico, legato ai paesi poveri. In Europa orientale milioni di ettari sono passati negli ultimi anni a fondi stranieri; in Italia, in regioni come Sardegna, Toscana e Puglia, investitori esterni stanno concentrando superfici sempre più ampie per farne monocolture intensive della vite, dell’olivo, del mandorlo, o impianti energetici.
Da noi interpellata per un parere in merito, Oniwines non ci ha fornito risposta.
Le richieste dei cittadini
Al Sindaco la petizione fa richieste precise: avviare la modifica del Piano Regolatore Generale e nel frattempo approvare entro sei mesi un Regolamento per impedire la trasformazione di prati, boschi, pascoli e aree vicine agli abitati in colture che, per dimensioni, ubicazione e modalità di coltivazione, possano risultare dannose per ambiente e salute; vigilare fin d’ora sulle richieste di autorizzazione per nuovi vigneti, esprimendo se necessario parere negativo presso le autorità preposte ad autorizzare; garantire alla cittadinanza piena informazione sui procedimenti di autorizzazione; valutare il ricorso alla giustizia amministrativa contro autorizzazioni ritenute dannose.
La domanda, però, sorge spontanea: perché, dopo anni, tutto questo non si è ancora fatto?
I cittadini di Brentonico che a centinaia stanno firmando la petizione hanno toccato un nervo scoperto: l’inerzia amministrativa. Il grande vigneto a quota mille in località Seandre è comparso pressoché dal nulla: i brentegani se lo sono ritrovati davanti senza aver deciso alcunché, addirittura senza saperne niente. Dov’erano le istituzioni?
Tutto legale, non si poteva fare niente
Nel febbraio 2024 il Consiglio Comunale di Brentonico ha discusso una mozione, avanzata dal consigliere di minoranza Imerio Lorenzini, relativa proprio a quel caso. “Il paesaggio più interessante e riconoscibile del nostro comune - scriveva Lorenzini - è stato completamente distrutto in nome di uno sviluppo slegato da qualsiasi minimale logica se non quella dello sfruttamento neo-coloniale del territorio”. Obiettivi della mozione erano “evitare che nel futuro si possa ripetere una tale iattura senza che nessuno, istituzionalmente, se ne accorga” e “trovare modi concreti per non perdere anche quel poco che abbiamo e che, fra l’altro, ci vantiamo di avere”. Le richieste specifiche di Lorenzini erano circa le stesse che ora, due anni più tardi, hanno fatto i cittadini con la loro petizione. Risultato? Mozione respinta con l’astensione dell’intero consiglio, eccezion fatta per Lorenzini medesimo. Nell’occasione, l’allora Sindaco Dante Dossi ha dichiarato che nulla il Comune poteva fare, o addirittura dire, nel merito della vicenda Seandre. Un’altra vecchia storia: quella dello scaricabarile.

Nel settembre di quello stesso anno, la faccenda diventava oggetto di un’interrogazione al Presidente del Consiglio Provinciale, avanzata dalla consigliera Lucia Coppola per sapere quali fossero state le valutazioni tecnico-scientifiche che avevano indotto gli uffici provinciali ad autorizzare la trasformazione in località Seandre. Gli uffici non hanno rilevato significative criticità di natura idrogeologico-forestale, rispondeva l’assessore all’urbanistica Mattia Gottardi. E riguardo alle ripercussioni storico-paesaggistiche? Roba della Comunità di Valle: di nuovo lo scaricabarile.

Le potenziali ricadute sulla qualità di aria, acqua e suolo, sulla disponibilità idrica e sulla biodiversità (per tacere di quelle sanitarie) sono poi semplicemente rimaste fuori dall’iter di autorizzazione.
E, soprattutto, l’aspetto più critico: nessuno, stante la frammentazione delle competenze e delle pratiche, valuta gli impatti cumulativi della concentrazione fondiaria. Con buona pace dell’articolo 41 della Costituzione, secondo cui l’iniziativa economica non può svolgersi se reca danno alla salute o all’ambiente.
Risultato? Anche qui identico: tutto legale, non si poteva fare niente. Il territorio è in vendita al miglior offerente. Di ettaro in ettaro, ci si può prendere tutto. Basta pagare.
Un finale ancora da scrivere

A Brentonico le acque non sono ferme, comunque. Il percorso di partecipazione avviato dal Comune deve giungere a compimento e, soprattutto, il Sindaco dovrà rispondere alla petizione dei cittadini. I grossi investitori restano alla finestra, pronti a cogliere il definitivo segnale di via libera. Sempre che la gente brentegana davvero non riesca, invece, a levare il cartello “Vendesi” dal suo altopiano.