Questo inceneritore s’ha da fare
Sempre più assurda e ridicola la fissazione per l'impianto a Ischia Podetti. Tutte le acrobazie per giustificare l'ingiustificabile.
Fugatti e l’assessora Zanotelli hanno picchiato il pugno sul tavolo: l’inceneritore va fatto. Senza se e senza ma.
Ma perché? “Bisogna chiudere il ciclo”, “Non è etico esportare rifiuti”. Ma soprattutto “Perché è nel nostro programma elettorale”.
Di fronte a questa pervicacia non riusciamo ad essere diplomatici. A parte il fatto che se ci si accorge che nel programma elettorale c’erano indicazioni sbagliate, ci si scusa e si fa altro; a parte il fatto che ci fa specie sentire parlare di eticità da chi taglia i corsi di italiano agli immigrati, li concentra a Trento in casermoni e più in generale cerca in ogni modo di render loro la vita più difficile…, a parte tutto questo, che sembra aver presa solo sul sindaco di Trento, balbettante sull’argomento, e su Coldiretti, autrice di uno strano dietro front, cerchiamo di partire dai dati.
Innanzitutto le dimensioni dell’inceneritore. Punto basilare: un impianto piccolo, sulle 50.000 tonnellate annue, sarebbe del tutto diseconomico, con costi di gestione inaccettabili. Di qui quindi la spinta (etica anch’essa?) a pompare i rifiuti. Tenendo anche presente che parliamo di una macchina dal funzionamento rigido: se è progettata per centomila tonnellate, centomila devono essere, se ce ne sono di meno, non si può farlo funzionare a metà, o a part time, bisogna recuperare da qualche parte altri rifiuti.

Ecco dunque i dati di Zanotelli: parte dalle 47.379 tonnellate di rifiuti indifferenziati attuali. Naturalmente non prevede delle riduzioni incrementando la quota, finora sempre crescente di raccolta differenziata (siamo all’82,51% nel 2024, dato molto buono, ma Treviso viaggia verso il 90%) e neanche di ridurre la produzione di rifiuti per abitante (oggi 498,5 kg; Treviso, che è leader, vanta 463 kg). Al contrario, per giustificare l’inceneritore si aumentano i rifiuti.
In varie maniere. Anzitutto computando 23.800 tonnellate di scarto dalla differenziata, cioè i rifiuti differenziati malamente. Che potrebbero essere riducibili attraverso una maggiore informazione, e che soprattutto oggi i sub-ambiti in cui è diviso il Trentino, smaltiscono autonomamente, e che invece ora si vorrebbero portare all’inceneritore.
Poi vengono aggiunti i fanghi di depurazione ed i rifiuti industriali: sono rifiuti speciali, non rifiuti urbani. Che oggi le imprese gestiscono autonomamente. Come si vede, l’impianto logico di Fugatti-Zanotelli consiste nel far convergere tutto verso l’inceneritore, pur di giustificarlo.
Il fatto è che l’inceneritore inquina, checché ne dicano i promotori. Nel maggio del 2024 (“L’inceneritore e il sindaco” il titolo faceva riferimento alla soave indulgenza con cui Ianeselli si rapporta al tema - invece grave per la città – di un inceneritore a Trento) avevamo già illustrato i risultati di un autorevolissimo Studio epidemiologico del CNR (Centro Nazionale delle Ricerche) sugli allarmanti rischi di mortalità e di ospedalizzazione dipendenti dall’inquinamento atmosferico prodotto da un inceneritore situato a San Zeno (Arezzo), da 40.000 t/anno di rifiuti (meno della metà di quello che si vorrebbe installare a Trento). Era però uno studio pubblicato nel 2016, e magari Zanotelli ci rifilerà la solita storia che gli inceneritori di ultima generazione bla bla bla… Riportiamo quindi le conclusioni di una relazione redatta nel 2023 per conto della Provincia di Biella da un Organismo Collegiale Inquirente che ha preso in esame ben sei studi recenti, che hanno confermato come “esistano effetti importanti sull'apparato cardiovascolare e respiratorio nelle persone esposte alle emissioni degli impianti di incenerimento, anche di ultima generazione”.

Ora, Trento, e soprattutto Trento Nord, ha una qualità dell’aria già fortemente critica, con molteplici superamenti delle soglie che l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica da non superare per tutelare la salute umana. In tale situazione si vorrebbe piazzare proprio là, ad Ischia Podetti, un’ulteriore fonte di inquinamento? Rastrellando da ogni dove materia prima (i rifiuti) per alimentare detto inquinamento? Ma che senso ha?
Il fatto è che bisogna chiudere il ciclo, argomenta Zanotelli. E naturalmente, va fatto in provincia, altrimenti “non è etico”.
Vediamo allora come è la situazione attuale: delle circa 48.000 t/a di residuo circa 15.000 sono state conferite ad una azienda provinciale ad un prezzo vantaggioso, circa 190,00 €/t, che esegue un trattamento di tipo meccanico (da cui ricava ben un 15% di materiale ulteriormente riciclabile). E’ un dato importante, prima di tutto perché l’attuale prassi della Provincia conferma che il trattamento meccanico non solo è ambientalmente vantaggioso, ma anche economicamente competitivo (ricordiamo che la stessa Pat ha fatto andare in malora, per mancati adeguamenti e carenti manutenzioni, il centro di trattamento meccanico a Marco, ed ora da una parte sostiene che tali impianti sono una bufala, dall’altra li utilizza).
Andiamo avanti con i nostri conti: di 48.000 t/a di residuo, 15.000 t/a vengono trattate in loco, ne rimangono 33.000 da smaltire. Però di esse 13.000 t/a vengono conferite all’inceneritore di Bolzano ad un costo particolarmente interessante. Conclusione: oggi come oggi abbiamo da smaltire circa 20.000 tonnellate.
Cosa succederebbe invece se ci fosse l’inceneritore? Ipotizzando la capacità sbandierata dalla Giunta, ci troveremmo con circa 18.000 t/a di ceneri “pesanti” (rifiuti speciali) e altre circa 5.000 di ceneri “leggere” (rifiuti pericolosi). Facile quindi il confronto: con l’inceneritore avremmo maggiori rifiuti da smaltire: 23.000 tonnellate (di cui 5.000 di rifiuti pericolosi) a fronte delle 20.000 tonnellate attuali.
Che dire? A noi sembra un imbroglio. Se poi pensiamo che tutto questo avverrà peggiorando la qualità dell’aria, e quindi la salute della popolazione, non riusciamo a capire per chi giochino Fugatti e Zanotelli. Né perché Ianeselli, primo responsabile della salute dei cittadini, continui a fare il pesce in barile.
Comunque, è giusto non accontentarsi della situazione attuale, e fare di meglio, riducendo quelle 20.000 tonnellate/anno. Basterebbe allestire un nuovo TMB (Trattamento Meccanico Biologico) i cui effetti sarebbero i seguenti: 3.000 t/a di materia recuperato; 1.200 t/a di riduzione in peso in seguito all’evaporazione della frazione umida; 7.500 di CSS (combustibile solido secondario) da avviare in impianti come cementifici e fonderie che lo utilizzano; 7.500 t/a di rifiuto biostabilizzato da utilizzare in copertura di discariche.
Conclusione: di “poco etico” ci sarebbe solo parte della frazione di CSS, che andrebbe in cementifici fuori provincia. In quanto all’inquinamento, il TMB inquina poco o niente, il CSS farebbe la sua parte, ma sono impianti che già consumano gasolio o altro. Insomma, l’impronta ecologica risulterebbe fortemente ridotta, e la salute dei cittadini salvaguardata.
Anche le tasche dei trentini ne gioverebbero. L’inceneritore costerebbe, dice Zanotelli, 194 milioni. E’ molto ottimista, ma prendiamola per buona. Di contro un TMB da 40.000 tonnellate costerebbe 15 milioni. Non c’è confronto.
Ma non basta. L’Unione Europea vieta la costruzione di nuovi inceneritori (che siano un disastro se ne sono accorti anche loro) e l’Italia ha recepito il divieto. Si possono realizzare solo termovalorizzatori, cioè impianti che assicurino un recupero energetico del calore prodotto su base annua trasformandolo in energia, termica ed in parte elettrica, secondo parametri di efficienza molto elevati. Ma per realizzare una cosa del genere occorrono molti edifici da riscaldare. A Ischia Podetti non ce ne sono proprio, se non i capannoni della vicina zona industriale, in genere dal punto di vista termico già autonomi. E allora, Fugatti-Zanotelli, dove potranno portare l’energia termica, quando la rete del teleriscaldamento è costosissima e molto dispersiva?