Referendum: le opposte ragioni
Sì o no? Le argomentazioni di due “esperti” che la pensano diversamente: gli avvocati Paolo Chiariello e Andrea de Bertolini.
Esattamente due anni fa (QT di marzo 2024) ci facevamo delle domande su quale sia il modus operandi delle autocrature, versione hi-tech delle vecchie care dittature, che almeno avevano il pregio di mostrarsi in piena luce, con tutto l’apparato di violenza sociale e politica di massa che le distingueva.
Avevamo ri preso uno studio già datato (2018) di una sociologa americana, Kim Lane Scheppele, che era ancora molto attuale e illustrava molto bene i metodi usati dai var i Orbàn, Erdogan, ma anche Chavez e ovviamente Putin - solo per citare i più noti - per modificare geneticamente s istemi costituzionali che venivano sventrati dall’interno delle loro caratteristiche liberal-democratiche.
Oggi che parliamo di modificare l’assetto della nostra magistratura, ci siamo ricordati di quel che diceva Scheppele: “Il primo sospetto di legalismo autocratico - così lo chiama la sociologa di Princeton - è quando un leader democraticamente eletto sferra un attacco concertato e prolungato alle istituzioni che hanno il compito di controllare le sue azioni o alle regole che lo obbligano a rendere conto del suo operato, anche quando lo fa in nome del mandato democratico. Allentare i vincoli costituzionali sul potere esecutivo attraverso una riforma giuridica è il primo segno”.
Modalità tra loro molto diverse, dall’ingolfare la corte costituzionale con minuzie (sistema Erdogan) al mandare in pensione una valanga di giudici per sostituirli con altri più fedeli (sistema Orbàn), all’israeliano Netanyahu che cambia le regole di nomina della Corte Suprema e dà al governo grandi poteri di scelta. Modalità tutte volte a mettere sotto controllo la magistratura.
Chi oggi appoggia la riforma presentata dal governo Meloni giura sulla testa di figli, nipoti e bisnipoti che non è quello l’obiettivo. Chi la combatte insiste invece che è proprio quello lo scopo.

Non entriamo qui negli argomenti a favore o contro (meglio di noi lo fanno gli interventi che seguono). Sappiamo però per certo che è proprio la giustizia il punto d’entrata, quando si vuole modificare geneticamente un sistema. E la modifica costituzionale che dobbiamo approvare o respingere con il referendum va a colpire proprio lì. Ci pare un elemento da tenere in considerazione al momento di votare, al di là della intrinseca bontà o meno della riforma.
E per chi dicesse: “Ma allora non si cambia mai niente”, abbiamo la risposta pronta: la nostra Costituzione dice che si può cambiare tutto, basta che i due terzi del Parlamento siano d’accordo. Regola che garantisce una profonda trasversalità dei cambiamenti. Non è il caso di questo referendum.
Una nota a margine: se ne parla molto meno - pare questione per i tecnici - ma anche le modifiche riguardanti la Corte dei Conti ci dovrebbero allarmare parecchio.