Romeo: i potenti hanno sempre ragione. Oppure no?
A Riva del Garda la dolente resa di fronte all’impunità della (supposta) associazione criminale. E le speranze: nelle autocorrezioni della magistratura e nel riscatto dei cittadini.
“Ci sentiamo rasserenati. Forse lo Stato c’è”. Questo il commento a Riva del Garda dopo che il giudice Enrico Borrelli ha respinto la richiesta della Procura di archiviare il procedimento per associazione a delinquere di stampo mafioso per la compagine Benko-Hager-Signoretti & soci.
Però prima dell’intervento del Gip Borrelli, c’era stata la richiesta di archiviazione della Procura. E quello che qui vogliamo illustrare sono i pesantissimi effetti sulla società che possono avere le evoluzioni giudiziarie intraprese con troppa leggerezza. Nel caso di Riva gli effetti si sono riverberati a due livelli: le porte spalancate a speculatori senza scrupoli; il convincimento instillato nel cittadino, per cui i ricchi e potenti hanno sempre ragione. E lo Stato, in definitiva, è un loro strumento.
Pertanto va sottolineato due volte quando invece la magistratura esce da questo schema, e autocorregge gli svarioni di una sua parte, che porterebbero all’ennesimo via libera alla sopraffazione dei potenti e al conseguente rassegnato qualunquismo.

Riprendiamo per sommi capi la vicenda, focalizzandoci sul Basso Sarca (il trio aveva investito ancor più pesantemente su Bolzano, con le speculazioni del Waltherpark, del Gries Village, del Virgolo; a Trento aveva chiesto - e sciaguratamente ottenuto - di allontanare la stazione autocorriere da quella dei treni per costruirvi invece - cosa non riuscita, almeno per ora - un centro commerciale; e poi altre speculazioni a Rovereto, Verona, Firenze, Pavia…). Tutto questo utilizzando non solo la forza dei soldi (“Noi vi portiamo 400 milioni” era stata la presentazione di Heinz Peter Hager al sindaco Franco Ianeselli), ma anche la forza delle tangenti, oppure delle intimidazioni, a suon di querele pretestuose e\o campagne stampa denigratorie.
A Riva il casus belli era stata una speculazione sull’area lungolago, precisamente l’ex-Cattoi. Bocciata dell’allora sindaco Adalberto Mosaner. Per questo Mosaner era stato investito da una causa, pretestuosa ma terrificante per l’ammontare, 20 milioni di euro, e da una campagna stampa diffamatoria attraverso video denigratori.
Su questo aveva indagato l’inchiesta “Romeo” sfociata negli arresti domiciliari per il trio Benko-Hager-Signoretti in quanto promotori di associazione a delinquere di stampo mafioso, e altri sei (tra cui il senatore Vittorio Fravezzi e l’ex sindaca di Riva Cristina Santi) in quanto partecipi dell’associazione.
Poi il dietro-front. La Procura, adducendo motivazioni francamente inconsistenti (l’emersione di fantomatici “nuovi elementi”; e una lettura creativa delle ultime modifiche legislative, che avrebbero reso inutilizzabili le intercettazioni come fonte di prova) riteneva che non ci fosse più una ragionevole previsione di condanna per gli indagati, e chiedeva l’archiviazione del procedimento.
“Tra noi c’è stato un fortissimo scoramento: come era possibile? – ci dice uno dei promotori del Comitato Salvaguardia Area Lago che aveva denunciato l’operazione all’ex-Cattoi – Nella stessa richiesta di archiviazione con parole durissime venivano descritti personaggi, comportamenti, modi di operare devastanti per la società. Eppure con cavilli vari si decideva che non c’erano reati. Ma allora la giustizia cosa è, a cosa serve?”
A nostro avviso, come abbiamo scritto (vedi “Era tutto uno scherzo” su QT di gennaio), i cavilli erano del tutto inconsistenti.
“E’ stata una dimostrazione di forza da parte di Hager – prosegue il nostro interlocutore – Lo si è visto all’udienza del 16 febbraio quando ha messo in campo così tanti avvocati a sua difesa, che l’aula dove era previsto il dibattimento era troppo piccola per contenerli tutti, e si è dovuto cambiarla. Di fronte alla capacità di dimostrare tale forza, è comprensibile che il Pm si arrenda, incapace di farvi fronte”.
Noi siamo solo parzialmente d’accordo. Lo stuolo di avvocati a difesa del ricco e potente, fanno impressione nei film americani (dove peraltro il processo è tutt’altra cosa, non ci sono codici di diritto, ma i precedenti di altre sentenze, e basilari sono le ricerche su pronunciamenti di qualche anche remota Corte a te favorevoli) ma da noi è molto meno importante, più di due avvocati fanno confusione finisce che litigano tra di loro, si dice in Tribunale. Questo non lo sappiamo, comunque si è visto nel processo Perfido: gli avvocatoni di mafia, planati con tanta prosopopea nella piccola Trento, che proponevano un mare di eccezioni cervellotiche tutte respinte, e gli imputati sono finiti tutti condannati in Assise, Appello e Cassazione.
Però al contempo il cittadino rivano dice una cosa vera. I troppi avvocati saranno forse inutili, sono però una plastica rappresentazione di potenza. Io sono Golia, e tu ricordati che Davide vince solo nel mito. Non dimentichiamo che Heinz Peter Hager al telefono si vantava di stipendiare con 150.000 euro all’anno un personaggio contiguo ai servizi segreti perché gli coprisse le spalle.
“Quello che più ha pesato è stata la derubricazione delle intimidazioni subite da Adalberto Mosaner – prosegue il nostro interlocutore – Tutti abbiamo vissuto quel clima pesantissimo. Che oggi, dai PM non sia stato più riconosciuto, è stato un ulteriore sfregio”.
Della vergognosa vicenda ricordiamo il passaggio forse più indicativo. Siamo al consiglio comunale del 20 gennaio 2020. In quella sede il sindaco Mosaner comunica ufficialmente che gli è arrivata la notifica di una causa civile intentatagli da Hager e Signoretti con cui gli chiedono 20 milioni di euro perchè è stata respinta la loro richiesta di edificazione sull’area Cattoi (destinata dal Comune a verde pubblico). Una minaccia estorsiva, secondo i Pm in sede di indagine, e secondo il Gip che ne aveva confermato le conclusioni. Ma poi i Pm cambiano idea: perché ci possa davvero essere un tentativo di estorsione ai danni di un organo politico, scrivono, la minaccia deve essere rivolta non solo al sindaco ma come minimo ad un nutrito gruppo di consiglieri, e poi – scrivono ancora - la variante è andata comunque in votazione, quindi il consiglio comunale ha potuto deliberare, non c’è stata alcuna estorsione. E invece no, nella seduta, rinviata al giorno dopo, il 21 gennaio 2020, il consiglio comunale di Riva del Garda si liquefa: al momento di votare la variante urbanistica, un nutrito numero di consiglieri sia di minoranza e maggioranza, si alzano e se ne vanno dall’aula facendo così mancare il numero legale e affossando la variante.
“Il punto è cosa hanno detto in Consiglio, prima di andarsene – ci spiegano – Non possiamo dimenticare quelle parole: ‘La paura è un meccanismo naturale, dobbiamo agire con intelligenza quando ci sono queste minacce’”. Più intimidazione di così!
“Queste cose gli inquirenti le sanno, ma nella richiesta di archiviazione non sono minimamente menzionate. E hanno derubricato tutto. Per noi sinceramente, è stato troppo” . Questo per gli attivisti. Ma per i comuni cittadini?
“Ha prontamente prevalso il clima dell’avita italica rassegnazione: ‘Tanto i g’ha i soldi, noi ghe fa gnent”.
Poi sono intervenuti due fattori (oltre al nostro articolo di contestazione del dietro front dei Pm, che forse qualcosina, nella pubblica opinione, ha contato – “Ha contato, ha contato” ci dice l’attivista).
Innanzitutto la relazione all’inaugurazione del Presidente della Corte d’Appello Eugenio Gramola che, evidentemente riferendosi ai due procedimenti per associazione criminale ”Perfido” e “Romeo” stigmatizzava gli ultimi passi compiuti dalla Procura con queste durissime parole: “Derubricazioni, immotivate e illegittime (il grassetto è nostro ndr) di gravi reati in minori in realtà insussistenti”.
Tradotto in linguaggio terra terra: ragazzi, non potete inventarvi le cose.
Poi la richiesta di archiviazione è arrivata al Gip Borrelli. Che l’ha respinta con sette pagine di pregnanti motivazioni.
Valga la descrizione della personalità del capo “italiano”, Hager (Benko, in Austria ha un ruolo meno operativo): soggetto capace non solo di condizionare, ma anche di minacciare, animato da una spasmodica volontà di potere e di profitto, determinato e spietato, pronto a superare gli ostacoli anche a costo di violare la legge o di eliminare chi gli si opponeva intimidendolo.
Ed esemplare infine il giudizio sulle finalità della consorteria: i singoli reati costituiscono il core-business dell’associazione, in quanto essa persegue attività lucrative che possono essere compiute esclusivamente attraverso l’asservimento di strutture della Pubblica Amministrazione e di numerosi suoi dipendenti, oltre che di esponenti politici.
Queste condotte, per Borrelli – come peraltro per gli altri magistrati che si erano occupati del procedimento, prima dell’ultima improvvida richiesta di archiviazione – sono assolutamente provate, e configurano il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Pertanto i Pm dovranno rinviare a giudizio gli accusati secondo tale “imputazione coatta”.
“Ci sentiamo rasserenati – ci dicono a Riva - Poi vedremo come va a finire, ma già il fatto che ci sia il processo, che questi personaggi debbano difendersi, che ci sia un pubblico dibattito, è tutta un’altra cosa. Ci auguriamo che nel processo vengano illuminati tutti gli aspetti, sarà importante, anche per dare dignità alla cosa pubblica, che da questa vicenda è stata travolta”.
Il Comune sta valutando se entrare nel processo come Parte Civile.
Sarebbe bello e utile, un momento di chiarezza.
E anche di riscatto: basti pensare ai consiglieri che avevano abdicato al loro ruolo, abbandonato l’aula comunale ammettendo di avere paura: “E’ un meccanismo naturale, dobbiamo agire con intelligenza quando ci sono queste minacce”.