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Bolzano, città della convivenza

Gli estremisti della Remigrazione sconfitti da un corteo di 3.000 persone, che hanno pacificamente sfilato inneggiando ai valori costituzionali e ai diritti umani..

Nei giorni prima di sabato 28 febbraio nella città di Bolzano c’era una certa tensione. Non solo per il timore di disordini per la manifestazione organizzata da CasaPound, che prevedeva l’arrivo di pullmann di estremisti di destra da tutta Italia per sostenere il disegno di legge di iniziativa popolare “Remigrazione e Riconquista” (alla fine erano forse in 500, molti da fuori, insieme a un gruppo di lingua tedesca con le bandiere tirolesi). C’era anche un disagio, perché il messaggio della proposta in 10 punti è esattamente il contrario di quanto per molti decenni si è costruito in questa terra per poter convivere insieme pacificamente. Regole, educazione, rispetto, apprezzamento della differenza. Scelte spesso più dei cittadini che dei partiti politici.

Respinta dalle autorità competenti la richiesta di vietare la manifestazione fascista, comitati di cittadini, movimenti, associazioni, partiti di sinistra, si sono riuniti invitando i cittadini e le cittadine a una contromanifestazione. Da Bozen Solidale, alle Antifa di diverse città e valli, il gruppo di Bolzano di Emergency, associazioni femministe e di tutela delle donne, partiti politici, delegazioni antifasciste anche da Trento e da Innsbruck, ANPI, e tanti altri, una cinquantina di soggetti.

Nonostante il presidente della giunta Kompatscher avesse dichiarato in occasione della celebrazione della Giornata della memoria (27 gennaio) che “remigrazione è solo un eufemismo per dire deportazione”, e nonostante la richiesta dalla senatrice Unterberger di sciogliere CasaPound sulla base del divieto in Costituzione di organizzare partito neofascisti, la Svp è apparsa paralizzata.

Dopo le ultime elezioni provinciali, il partito etnico di maggioranza ha scelto, anche se aveva un’alternativa, di formare giunte in Provincia e a Bolzano insieme all’estrema destra. Quindi il fatto che diversi sostenitori della causa della remigrazione e della manifestazione nazionale del 28 febbraio siano nella coalizione di giunta, ha accresciuto l’incertezza di un partito che ha da sempre una maggioranza interna molto conservatrice.

Kompatscher ha dichiarato che forse avrebbe partecipato di persona alla contromanifestazione, cosa che poi ha fatto con famiglia. All’inizio sembrava solo. Poi l’assessora Rosmarie Pamer, dell’ala sociale, ha fatto una dichiarazione contro il disegno di legge: “Chi fa politica all’insegna dello slogan ‘remigrazione’ - ha scritto - mette in discussione i principi fondamentali della nostra convivenza democratica. È nostro dovere prendere chiaramente posizione quando vengono relativizzati la dignità umana, l’uguaglianza davanti alla legge e i diritti fondamentali costituzionali”.

Venerdì è uscita infine la decisione del partito di condannare la manifestazione fascista e i contenuti del disegno di legge, sia pure con considerazioni che richiedono una stretta sulla migrazione. Forse qualcuno ha fatto notare che nella proposta di legge si prevedono restrizioni fino all’abolizione dei flussi di lavoratori e lavoratrici. Quelli che raccolgono le mele e l’uva, quelli senza i quali non si potrebbero tenere aperti bar, ristoranti e alberghi. Infine anche il vescovo ha espresso una posizione molto critica verso la proposte di CasaPound. E il vicario generale Eugen Runggaldier ha partecipato alla contromanifestazione. Le motivazioni della Chiesa si concentrano sulla difesa dei principi cristiani e dei diritti umani. Anche i sindacati hanno partecipato alla contromanifestazione.

L’inventore del concetto di remigrazione è l’austriaco Martin Sellner, che non fa mistero di voler espellere da tutta Europa milioni di persone anche se hanno la cittadinanza, anche se sono integrati, ma non “assimilati”. Il partito AfD, Alternative für Deutschland, l’ha diffuso in Germania, approfittando della crisi economica e sociale, e della mediocrità della classe politica.

Remigrazione suona meno violento di deportazione. Ma è lo stesso vecchio pensiero razzista, che individua una minoranza su cui scaricare l’odio popolare, con l’aiuto dei mass-media che li indicano come colpevoli di tutti i delitti, e facendo credere che cosi i problemi spariranno. Ci si può aiutare riguardando la sequenza di Hilberg (Raul Hilberg, La distruzione degli ebrei in Europa, 1961 e 1985), con cui il grande studioso della Shoah ha spiegato il progetto di annientamento degli ebrei durante la seconda guerra mondiale: definizione, segregazione, isolamento, deportazione, olocausto.

La decisione di Kompatscher di partecipare alla contro-manifestazione aveva suscitato pesanti critiche da parte di Galateo, vicepresidente della giunta. L’esponente di FdI aveva già dato il suo appoggio all’assessore all’ambiente del Comune di Bolzano, che – scoperto dalla piattaforma salto.bz.it - aveva firmato la proposta di legge di Casa Pound, della cui sede, Spazio Identitario Rockaforte, (guarnito di simboli nazi-fascisti) è un frequentatore.

Il sindaco di Bolzano, pur capo di una maggioranza in cui ci sono anche esponenti di estrema destra, nel corso dell’accesa discussione in Consiglio ha dichiarato: “Bolzano non merita una manifestazione come quella del 28 febbraio”. È stato applaudito più dalle opposizioni che dalla sua maggioranza. Matthias Cologna, consigliere mistilingue del TeamK ha detto che con quella legge si va in direzione dell’Ahnenpass, il passaporto genealogico del nazismo. “Noi sudtirolesi - ha detto - sappiamo che cosa vuol dire remigrare, l’abbiamo vissuto con le Opzioni del 1939”.

Fa pensare a questi due politici, Kompatscher e Corrarati, che si presentano per molti versi come persone equilibrate e consapevoli della delicatezza con cui si deve maneggiare la storia del Sudtirolo, e tuttavia hanno giunte in cui lavorano gomito a gomito con estremisti di destra. Per la Svp ovviamente si tratta di un problema non da poco. Nel Consiglio provinciale le formazioni di estrema destra tedesca sono tre. La Svp, partito conservatore, ha sempre cercato di assorbirli, spostandosi spesso in quella direzione. Risultato: i temi della destra sono diventati prioritari e se la questione immigratoria non viene affrontata seriamente (come non viene fatto) rischia di perdere voti verso JWA, Südtiroler Freiheit e i Freiheitlichen. Questi ultimi oltretutto sono partner di giunta.

In un’interessante intervista di Christoph Franceschini a Julia Unterberger sul Tageszeitung, alla domanda se, viste le prese di distanza, non si pensi di rompere la coalizione, la senatrice Svp risponde che il partito ha deciso per la destra e ora deve percorrere la via fino in fondo. “E sono stati gli italiani a votarli” puntualizza. Nonostante la presa di distanza dalle posizioni dell’ estrema destra, dice, “sarebbe assurdo ora, a distanza di un anno dalle elezioni politiche e a breve distanza dall’approvazione della riforma dell’Autonomia, rompere la coalizione con FdI”.

Intanto in Sudtirolo si diffondono i segnali della normalizzazione delle relazioni fra gli estremisti.

Sabato 28 febbraio, in piazza Vittoria c’erano secondo la questura circa 500 manifestanti per la remigrazione. Su un gruppo sventolavano una decina di bandiere sudtirolesi (o tirolesi). Le destre nazionaliste da sempre nemiche si stanno riavvicinando? Supereremo il conflitto etnico non sulla condivisione di diritti e doveri per la manutenzione della patria comune, ma in un patto di odio verso i migranti?

Remigrazione è una parola facile, crudele, pericolosa. Nei tempi difficili, con politici irresponsabili, spesso le parole hanno un potere incendiario. È così facile scatenare l’odio. Come le guerre.

La contromanifestazione di sabato ha dato un segnale importante: non si erano mai viste così tante persone, più di 3.000 secondo la questura, soprattutto cittadini e cittadine comuni scendere in strada in difesa di principi costituzionali che molti politici sembrano avere dimenticato. Bolzano ha dato sabato una ragione di orgoglio civile ai suoi abitanti.

E si deve anche riconoscere che il servizio d’ordine auto-organizzato, ma anche la gestione della sicurezza fatta dalle forze dell’ordine, con la divisione della città in due parti non permeabili fra loro, è stata perfetta. Anche questo aiuta la democrazia.

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