Le truppe del Generale
I circa 170 Team Vannacci creati a tutt'oggi in Italia (ognuno deve contare almeno 10 iscritti) non sembrano aver subito conseguenze negative per l'uscita del Generale dalla Lega. Le poche defezioni (Milano, Varese, Busto Arsizio e Verona) sembrano dovute soprattutto a dissensi emersi già prima della creazione del nuovo partito. Fanno eccezione i Team di Reggio Emilia e di Messina, i cui leader, rispettivamente segretario provinciale e consigliere comunale del partito di Salvini, hanno comprensibilmente ritenuto di non rovinarsi la carriera politica imbarcandosi in un'avventura dall'esito incerto.
Per aiutarci a investigare il corpus ideologico di queste persone può essere d'aiuto vedere a chi sono stati intitolati i loro sodalizi. Un primo gruppo, che potremmo definire “umanistico”, ha scelto il nome latino della propria città, ma soprattutto personaggi illustri del passato: da pittori rinascimentali a figure del mondo greco-romano. Troviamo quindi il Team Platone, lo Spartaco, il Massenzio, l'Emilio Lepido (quello della via Emilia) e perfino l'Anco Marzio.
C'è poi la schiera dei nazionalisti/militaristi, che privilegiano soldati decorati ed eroi di guerra dei due conflitti mondiali. Ancora più in là, le intitolazioni esplicitamente fasciste: Balilla, Italo Balbo, Achille Starace,Giuseppe Caradonna, Sergio Ramelli, Decima Laghi, Decima Bustense, X Ultima Legio...
Meno numerose, ma decisamente più simpatiche nella loro assurdità, le intitolazioni a personaggi la cui associazione alle idee del Generale appare decisamente problematica: vedi il Team San Giovanni Bosco di Lignano Sabbiadoro, il Benedetto Croce di Pomigliano, il Giordano Bruno di Milano e l'Edmondo De Amicis di Pinerolo; fino al capolavoro del Team di Casamicciola, l'Henrik Ibsen.
Nomi a parte, qualche ulteriore chiarimento sulla natura del nuovo partito possiamo ricavarlo esaminando le iniziative di qualche Team e le figure di qualche leader. Si distingue per attivismo la “Legione del castello”, alleanza che comprende i gruppi di Pavia, Voghera, Tortona e Alessandria e si propone come “piattaforma comune per progetti di cultura, impegno civico e identità condivisa”. La sua sede è il castello di Castellar Ponzano (AL), proprietà di Luca Sforzini, “politico, imprenditore, intellettuale e stimato esperto d’arte - si definisce - protagonista di un percorso che unisce l’eleganza del collezionista alla visione dell’innovatore, il rigore del pensatore alla passione del militante”. Col suo saggio “Rinascimento” Sforzini “lancia un sasso nello stagno del pensiero contemporaneo,... sfida la dicotomia tra conservazione e progresso e propone una terza via”.

Un altro vannacciano “studiato” è il capo del Team di Tortona, il conte Marco Pilla, “consulente tecnico presso il Tribunale in genealogia e perito araldico”, nonché autore anch'egli di un saggio di recente pubblicazione, “Come si raddrizza un Paese”, un testo dove “la nobiltà contemporanea viene posta in relazione diretta con concetti quali Patria, famiglia, lavoro, autorità e dovere”. Ma da segnalare è soprattutto la decina di onorificenze estere di cui Pilla si fregia, dalla Gran Croce di Giustizia dell’Ordine del Leone di Ruanda alla Placca di Giustizia del Capitulo Noble di Fernando VI.
Ricorderemo ancora il capo del Team di Torino Fabrizio Matta, perito gemmologo, esperto d’arte e consigliere comunale nel Cuneese, che come Luca Sforzini vive in un castello (col fantasma – dice lui). Dal suo mentore Mario Borghezio ha imparato che bisogna tornare ai valori di una volta: lealtà, obbedienza, famiglia, patria, Dio, e che bisognerebbe reintrodurre la leva obbligatoria, perché “i ragazzi di oggi sono sbandati”.
Di fronte a tanta fioritura intellettuale che caratterizza il mondo vannacciano del nord-ovest, la nostra regione fa una magra figura: sarà che qui la gente è meno propensa alle scelte avventurose... Sta di fatto che in Alto Adige non c'è niente, mentre in Trentino è nato un solo Team Vannacci, il X Trentino, guidato da Claudio Villotti.
Il quale, già consigliere comunale a Trento per la Lega, poi abbandonata per tentare (vanamente) la rielezione con la Civica Trentina, in passato si è segnalato per pochi ma significativi interventi. Come la denuncia contro "l'abitudine di sputare per terra da parte di persone extracomunitarie, che sta portando al degrado la nostra città”. O la sua protesta quando, durante una rassegna di cori, il presentatore dedicò uno spiritual a Sacko Soumayla, il migrante sindacalista ucciso poco tempo prima a fucilate: "Questo imbecille – commentò Villotti - ha accostato una canzone di chiesa all'omicidio di un negro.Sono morti tanti italiani che si sono suicidati e venite a rompere per un negro ammazzato da un boss a cui aveva rotto i coglioni?”.
Nella sua nuova veste di leader del Team X Trentino si presenta peraltro con inattesa moderazione: “Nessuna rivoluzione, vogliamo solo sistemare tutte le cose che ora non funzionano. Non terremo conto di chi vuole entrare nel nostro movimento con istinto di vendetta: noi cerchiamo persone serene, con l’animo buono”. Come Fugatti, di cui Villotti professa grande stima e che si augura voglia aderire a Futuro Nazionale. Ma forse il Presidente ha altri progetti…