Annetta Rech
Il coraggio delle donne.
Annetta Rech, al secolo Ottilia Anna Rech, nasce da madre nubile ai Morganti, frazione di Folgaria, il 29 dicembre 1919. All’entrata in guerra dell’Italia nel 1915 la famiglia Rech viene sfollata ad Andorf in Austria per poi rientrare ai Morganti soltanto a guerra finita.

Annetta nasce in una piccola realtà montana nel pieno della faticosa ricostruzione dopo il conflitto. Nel 1933, in seguito alla morte prematura del cugino Vittorio, ai Morganti restano in tre: la madre Gilda, che sembra sfidare con sorprendente coraggio e serenità ogni prova della vita, la zia Maria, allegra, dallo spirito dissacrante, e Annetta, appena adolescente, che sembra assorbire come una spugna i discorsi e le battute che la sera animano la stube. Qui si riuniscono in compagnia di alcuni giovani, della maestra Rita, del maestro Emilio con l’edizione clandestina de L’Unità a leggere e discutere le notizie, come quelle sulla guerra civile in Spagna. Questo sparuto e insolito gruppetto dà vita, in gran segretezza, ad una sorta di cellula comunista. Nel 1938 Annetta raggiunge zia Ottilia, appena diventata vedova, ad Augusta (in Germania) e così tocca con mano il clima di oppressione e di paura creato dal nazionalsocialismo, vedendo anche la deportazione di un amico a Dachau. Rientrata a casa, riprende la vita di sempre e lavora come merlettaia e sarta fino all’entrata in guerra dell’Italia.
In casa Rech ai Morganti, spesso a notte fonda, si ascolta clandestinamente radio Mosca e radio Londra e si unisce a loro, anche se di fede politica diversa, l’on. Luigi Carbonari, noto antifascista perseguitato per questo anche in paese. Nel 1942 dei bersaglieri sono accampati in zona, alcuni di loro nello stesso edificio delle Rech e nasce una sincera amicizia alimentata dagli stessi ideali. Sorprende la naturale capacità che hanno le tre donne di tessere una rete di relazioni e di scambi anche in situazioni estremamente insidiose. Meravigliosa è soprattutto l’intesa tra loro: condividono vita, ideali e impegno politico, in una complicità che sfida ogni pericolo e che non verrà meno neppure a guerra finita. Zia Maria, soprannominata Mata-Hari, e mamma Gilda, “la più coraggiosa” di tutte, che affronta imperturbabile i rischi e le fatiche più grandi, nonostante i suoi 54 anni, sprezzante di ogni pericolo (cfr.: Annetta Rech, Una vita ai Morganti, p. 6) e infine Annetta, nome di battaglia Anita. Con l’intensificarsi della lotta partigiana la loro casa diventa rifugio, centro di smistamento e di collegamento fondamentale per la neo nata brigata La Pasubiana – dipendente dalla Divisione Garemi e il cui commissario politico è Alberto Sartori (Carlo) – e per la missione segreta britannica Ruina, comandata dal maggiore J.P. Wilkinson (“Freccia”), che verrà paracadutata tra il 12 e il 13 agosto 1944 a poche ore di distanza dal rastrellamento che ha portato all’eccidio di malga Zonta. Coltivano un’amicizia con il sottufficiale tedesco Karl Willmann di stanza a Lavarone, che fornisce loro informazioni sui rastrellamenti pianificati in zona, ma che in occasione della strage a malga Zonta purtroppo si trova in licenza. Sarà lui che in seguito farà avere alle Rech le foto che conosciamo della strage.
Antifasciste, staffette partigiane, le tre donne Rech svolgono, quindi, anche attività di spionaggio a favore dei partigiani tra le forze tedesche in stanza a Lavarone. Ospitano la radio trasmittente della missione britannica oltre, naturalmente, agli agenti, guidandoli nella fuga quando sono braccati dai tedeschi, lo stesso fanno con degli aviatori americani paracadutati nella zona e aiutano anche militari tedeschi che hanno deciso di disertare.
Dal dicembre 1944 l’attività partigiana s’intensifica, grazie anche alla presenza in zona della missione “Freccia” impegnata nei collegamenti tra le formazioni locali e il comando alleato a Bari per coordinare i lanci di rifornimenti e organizzare sabotaggi. La casa a Morganti di Folgaria diventa così il cuore della Resistenza, tappa fondamentale per i partigiani tra la zona vicentina e quella trentina.
Anita ha avuto la fortuna di poter condividere con la madre Gilda e la zia Maria la difficile lotta per la liberazione dal nazifascismo, dovendosi persino guardare dal livore di alcuni compaesani, che mal sopportavano la forza e l’indipendenza anche politica di queste tre donne. La segnalazione di una spia che le stava destinando alla deportazione in Germania perde di efficacia per un soffio e viene fortunatamente accantonata grazie alle informazioni favorevoli di altri compaesani.
Anche dopo la Liberazione non sono mancate accuse e vessazioni di ogni sorta nei loro confronti. Animati dalla battaglia elettorale, un gruppo di giovani si apposta sotto le finestre di casa Rech e spara augurando loro la morte, in seguito vengono raccolte delle firme con l’intento di farle allontanare dal paese: tre donne che si interessano di politica e per lo più comuniste non sono tollerabili in un orizzonte angusto come quello in cui vivono.