Quando lo sport diventa arte
“First Love” - “Murmuration"
“Combinazioni_caratteri sportivi” è un progetto ideato dall’Assesorato alla Cultura della Provincia di Trento nell’ambito di Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, con l’intento di mettere in rete – e in sinergia – i principali enti culturali del territorio. Oltre alle mostre a tema sportivo ancora in corso nei maggiori musei provinciali, si è inserita nella proposta multidisciplinare anche parte della programmazione artistica del Centro Santa Chiara, col suggestivo concerto per ice-cello (uno speciale violoncello di ghiaccio suonato da Giovanni Sollima accompagnato dall’Orchestra Haydn) e un’articolata selezione di spettacoli di danza, tra cui First love, appassionato assolo di Marco D’Agostin, e Murmuration, suggestiva performance su pattini da ghiaccio della compagnia canadese Le patin libre.
First love, come dichiarato dal titolo, è un nostalgico inno al primo amore del giovane coreografo: non la danza, bensì lo sci di fondo, incarnato alla perfezione dalla due volte campionessa del mondo Stefania Belmondo, di cui D’Agostin ripercorre minuto per minuto l’epica vittoria nella 15 km a tecnica libera all’Olimpiade di Salt Lake City del 2002. Al momento dell’ingresso in sala, ogni spettatore riceve una busta argentata da aprire prima dell’inizio dello spettacolo, che contiene dei piccoli cimeli di questo amore adolescenziale: il testo di una canzone (First love -per l’appunto- di Adele), un adesivo con l’omonima scritta, una spilla con profili di montagne innevate (forse le Dolomiti bellunesi dove l’ex sciatore si è allenato in gioventù) e una foto ricordo del primo incontro tra il giovane D’Agostin e il suo amato idolo, Stefania Belmondo. L’espediente della lettera spinge ad un naturale processo d’immedesimazione e di relazione con l’autore-interprete, che costituisce una delle cifre distintive della drammaturgia dell’autore, la cui performance successiva è giocata sul dialogo diretto col pubblico, che assiste dapprima alla struggente interpretazione della canzone e poi all’avvincente rievocazione dell’Olimpiade di Salt Lake City. I 40 minuti della telecronaca della gara di fondo sono ripetuti integralmente dall’interprete, alternati al movimento evocativo della tecnica libera (o passo pattinato), in una prova attoriale che è allo stesso tempo intensamente fisica, e riesce a trasmettere sia l’estrema fatica che la crescente eccitazione del momento. Una performance, che nella sua essenzialità, cattura e coinvolge il pubblico, mescolando in maniera efficace il piano personale con quello teatrale.
Da una ritualità intima ad una collettiva il passo è breve, ed è proprio questo il processo creativo che ha portato alla creazione della compagnia Le patin libre, il cui ideatore, l’ex pattinatore agonistico Alexandre Hamel, stanco di medaglie e lustrini, ha intrapreso una ricerca personale di ‘liberazione’ dalle stereotipie del pattinaggio artistico per arrivare a un’originale e poetica forma di danza collettiva su ghiaccio. In Murmuration i danzatori-pattinatori sono addirittura quindici, impegnati in un continuo farsi e disfarsi di forme e traiettorie che s’ispirano alle danze aeree degli storni in migrazione.

Una vera e propria ossessione ornitologica quella di Hamel, che insieme agli altri quattro fondatori del gruppo ha cercato di riprodurre il ‘mormorio’ generato dal movimento delle ali degli storni con quello perfettamente sincronizzato dei pattini che scivolano sul ghiaccio riproducendo suoni e traiettorie del tutto simili per potenza e precisione a quelle disegnate nel cielo dagli stormi in movimento. L’effetto è amplificato da un musica di sottofondo rarefatta, che accompagna le evoluzioni e gli scatti dei pattinatori e scandisce i momenti della performance, caratterizzata da una fluidità d’insieme che talvolta viene spezzata dall’emergere di qualche individuo, costretto ad essere riassorbito nel gruppo o, talvolta, emarginato. La forza del movimento corale e unitario trascende l’aspetto puramente artistico per lanciare messaggi universali e riflettere su temi quali l’armonia, l’aggressività, la guerra e la pace, partendo dal comportamento animale per traslarlo in quello umano. Il coreografo accenna nello specifico al “caos della convivenza” e all’effetto inebriante dell’insieme che crea forme collettive difficilmente intellegibili ai singoli. Un effetto che deve necessariamente essere il risultato di infinite prove e combinazioni, ma che nel suo esito performativo giunge a un risultato di tale perfezione da eguagliare quasi quello del mondo naturale.