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Omertà o Vergogna ?

La sera del 21 aprile il teatro comunale di Cembra era discretamente affollato, ospiti Giovanni Impastato e Antonio Vassallo e tema la mafia, come hanno ben evidenziato nella loro introduzione il direttore didattico (il giorno dopo analoga iniziativa avrebbe visto la partecipazione degli studenti) e l’assessora alla cultura del Comune di Cembra e Lisignago, comune che aderisce alla rete di Avviso Pubblico.

Cinisi e Capaci, con sullo sfondo la Sicilia, il teatro delle vicende narrate: dalla storia/memoria di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nel 1978, alla personale storia/memoria del giovane fotoreporter Vassallo, tra i primi sul luogo della strage di capaci nel 1992. Storie di mafia che, narrate nel teatro del capoluogo di una valle che ha visto recentemente la conferma in Cassazione delle sentenze emesse dal Tribunale di Trento attestanti per la prima volta la presenza mafiosa in Trentino e segnatamente una ‘locale’ di ‘ndrangheta proprio in valle di Cembra, mi aspettavo suscitassero qualche intervento sull’argomento da parte dei numerosi ex amministratori e amministratori locali presenti. Pare però che nessuna delle oltre 150 persone in sala abbia fatto qualche collegamento mentale tra il processo ‘Perfido’ e le vicende mafiose narrate.

Giovanni Impastato

Lo scrivente si era imposto il silenzio dell’osservatore, immedesimandosi quasi in un ‘colluso’ presente all’incontro proprio per verificare gli eventuali echi (e rischi) connessi con tali recenti vicende giudiziarie. Ebbene, nonostante Vassallo e Impastato avessero toccato alcuni temi assai suscettibili per una riflessione in valle, quali ad esempio quello della devastazione paesaggistica che richiamava l’attività predatoria di estrazione del porfido ben visibile da Cembra, nessuno degli intervenuti nel dibattito ha nemmeno sfiorato la questione. Nemmeno il riferimento ai libri e alla cultura fatto da Giovanni Impastato come argine alla mafiosità e potenziale fonte di impegno sul fronte del contrasto mafioso, come fu per suo fratello Peppino, è stato in alcun modo messo in relazione con la chiusura del punto di prestito del Consorzio interbibliotecario di Lases nel 2013.

Tuttavia, ho sussultato (immedesimato nel colluso) quando Vassallo ha fatto il nome del suo vicino di casa mafioso Giovanni Battaglia, in apprensione per il fatto che l’omonimia con i due fratelli (nel nostro caso calabresi) già amministratori locali e noti anche a Cembra (dove risiede quell’ex consigliere provinciale che fu protagonista di una “probabile operazione di riciclaggio” in società con gli stessi) condannati in via definitiva per associazione mafiosa, destasse nei presenti qualche sia pur vago ricordo delle recenti vicende processuali. Invece nulla di tutto ciò! Eppure alcuni degli intervenuti si preoccupavano del messaggio da lanciare ai giovani, dando però, con l’esempio del loro silenzio sui fatti nostrani, la risposta più autentica.

Antonio Vassallo

Se si tratta di banale disinformazione ci si deve chiedere che senso ha organizzare questi incontri, parlare della mafia siciliana in Sicilia e non vedere che la risalita della palma, di cui parlava Leonardo Sciascia, non risparmia ormai nemmeno l’arco alpino. In tal caso come si giustifica l’esigenza di aderire ad Avviso Pubblico (rete di amministrazioni contro la mafia) annunciata da un assessore del comune di Altavalle? Dunque è più probabile che si tratti di omertà o vergogna; in entrambi i casi è sottesa la consapevolezza che i fatti avvenuti (e accertarti giudiziariamente) siano stati deplorevoli (tra essi lo ‘sfruttamento dei lavoratori’), la differenza sta solo nel fatto che l’eventuale vergogna si giustifica col fatto che in molti sapevano ma hanno preferito girarsi dall’altra parte, mentre se si tratta di omertà lascio al lettore trarre le proprie conclusioni.

Sta di fatto che uscendo mi sono sentito sollevato (nei panni del colluso), ma preoccupato nei panni del ‘cittadino responsabile’, guardato con fastidio, nonostante il suo silenzio, da taluni amministratori locali. Un segnale non proprio incoraggiante per giovani e non, giustamente invitati da Antonio Vassallo e Giovanni Impastato ad esercitare con coscienza i propri diritti/doveri di cittadinanza.

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