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Vite parallele

I loro modi, per la verità, sono molto diversi. La bolzanina è estroversa, ciarliera, imprevedibile: ben prima della costruzione del CPR in Albania lanciò l’idea di “un'isola artificiale nel Mediterraneo, una sorta di 'pit stop' di approdo, dove realizzare un hub di accoglienza e salvezza, e di verifica se gli immigrati siano clandestini”, poi ha chiesto una modifica del regolamento che consentisse ai parlamentari di portarsi in aula cani e gatti, e ha tratteggiato, in tempi diversi, due ritratti – di Mussolini e di Berlusconi – singolarmente sovrapponibili: Mussolini “è stato un grande uomo e come tutti i grandi uomini, in realtà non era tanto lui il responsabile, quanto la sua corte, la cerchia intorno, che usava violenze per nome e per conto di lui”. E il Cavaliere – per cui pure la Biancofiore aveva un'autentica adorazione - “purtroppo pensa una cosa e alcuni di Forza Italia ne fanno un'altra; c'è un cerchio magico insospettabile che evidentemente guida il Presidente verso scelte sbagliate”.

Francesca Gerosa

Francesca Gerosa è tutt'altra cosa: burocratica, sotterranea, tendenzialmente banale: per motivare il rifiuto di FdI alla cancellazione della cittadinanza onoraria di Trento concessa a suo tempo al Duce, non trova di meglio che ripetere la formula consueta utilizzata dalla destra per giustificare il rifiuto di condannare il fascismo: “Non sono state prese le distanze da altri fatti compiuti da regimi di un'altra area politica”. La parte ludica la Gerosa la lascia al marito Alex Voyat, consigliere comunale a Trento, che ha così sintetizzato il suo rapporto con i migranti: “Siamo stufi di vedere persone che pregano con il culo per aria”.

Ma a parte questa diversità di contegno, le due politiche sono parimenti tenaci e combattive, aiutate anche dal fatto che entrambe sono sempre apparse particolarmente “protette” dai vertici nazionali di FI e FdI, sicché i loro litigi con esponenti locali del proprio partito o area politica sono stati innumerevoli. La Biancofiore ha avuto a che dire pesantemente con Giorgio Holzmann, Giorgio Leonardi, Elisabetta Gardini, fino al senatore Cristano De Eccher, col quale ebbe un'epica contesa per il possesso delle chiavi della sede di Trento di Forza Italia, e al coordinatore bolzanino Enrico Lillo, che arrivò a definirla “una mantide religiosa... che ha fatto dell'arroganza, dell'altezzosità, della bella vita ben pagata dalla comunità uno stile di vita”.

Michaela Biancofiore

Meno folkloristici e clamorosi i contrasti della Gerosa, che però, prima come presidente dell'Itea, poi come presidente trentina di Fratelli d'Italia nonché assessora all'Istruzione, ha collezionato più proteste che successi e consensi. La gestione del partito, in particolare, è stata un succedersi di scontentezze e di abbandoni, anche grazie alle rudezze – va detto – del commissario Urzì, un altro tosto. Molti se ne sono andati: da Claudio Cia a Andrea de Bertoldi, da Carlo Daldoss a Daniele Girardi, da Giuseppe Giampiccolo a Elisabetta Aldrighetti e Nicola Santoni, i due ultimi consiglieri comunali di Riva, la cui uscita ha fatto scomparire FdI da quell'assemblea. Ultimo caso, ancora in corso, lo scontro con gli insegnanti a proposito del suo progetto di riforma.

Analoghi discutibili risultati ha conseguito la Biancofiore durante i suoi anni di coordinatrice regionale di Forza Italia, fino alla sua uscita dal partito.

Le percentuali conseguite in quel periodo da Forza Italia alle elezioni regionali in Alto Adige crollarono infatti dall'8,3% nel 2008 al 2.5 nel 2013 fino allo 0,99 nel 2018. E non molto meglio andarono le cose in Trentino: dal 12.2% al 4.4, al 2,8. E nel frattempo le sedi di Forza Italia, a Bolzano come a Trento, chiudevano i battenti, tanto da far dire a un dirigente: “Ormai siamo un partito da marciapiede. Siamo costretti a fare le riunioni per strada o in qualche bar”.

Ma tutto questo, per la Biancofiore, riguarda ormai il passato: oggi dirigente di un minuscolo partito senza grandi ambizioni (Coraggio Italia) e presidente del gruppo parlamentare "Civici d'Italia - Noi Moderati", nella sua nuova collocazione politica non dovrebbe più trovare oppositori alla sua altezza. Quanto a Francesca Gerosa, il cui cursus honorum è da poco iniziato, chi vivrà vedrà.

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