Icone degli anni ‘90
“Love Story” su Disney+, 9 episodi
La nuova serie antologica Love Story, prodotta da Ryan Murphy, debutta con la sua prima stagione scegliendo di raccontare non solo una storia d’amore, ma uno dei miti mediatici più ossessivi degli anni ’90: quello di John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette.
La serie si apre con la fine: Carolyn è a farsi una manicure in un salone accerchiato dai paparazzi. Momenti dopo, la ritroviamo in partenza insieme a John, con cui è evidente che ci sia una tensione irrisolta, e sua sorella Lauren. I tre stanno per dirigersi a Martha’s Vineyard con un aereo, guidato da John, che non giungerà mai a destinazione. Da qui, il racconto torna indietro di sette anni, nella New York del 1992, dove Carolyn - allora addetta alle vendite da Calvin Klein - viene rapidamente proiettata nel mondo delle relazioni pubbliche, distinguendosi per un gusto estetico che diventerà parte integrante del suo mito.
È proprio grazie al lavoro che incontra John, ancora in cerca di una direzione, sospeso tra privilegio e aspettative familiari. L’attrazione è immediata, ma le differenze tra i due - di carattere, di visione, di esposizione pubblica - rendono il loro legame tanto intenso quanto fragile.
Uno dei punti di forza della serie risiede nella riflessione proposta rispetto al peso di uno sguardo esterno costante. Love Story mette in scena una relazione consumata sotto sorveglianza mediatica. In questo senso, la vicenda di John e Carolyn - insieme a quella di Diana Spencer - segna un passaggio cruciale: l’eccessiva aggressività dei paparazzi negli anni ’90, culminata in tragedie ormai scolpite nell’immaginario collettivo, ha contribuito negli anni successivi a ridefinire, almeno in parte, i limiti tra esposizione pubblica e diritto alla privacy. La serie intercetta proprio quell’apice in cui la fascinazione per l’intimità altrui non aveva ancora trovato un freno.
Sul piano visivo, la ricostruzione è meticolosa. Ambienti, costumi e colonna sonora restituiscono con precisione l’estetica dell’epoca, mentre alcune sequenze - come la celebre lite a Central Park - ricreano perfettamente le fotografie originali, la cui somiglianza è sorprendente. A rafforzare questo effetto contribuisce la scelta di affidare i ruoli principali a due volti poco noti, quelli di Sarah Pidgeon e Paul Anthony Kelly: una decisione che riduce la distanza tra realtà e finzione, permettendo allo spettatore di immergersi nella vicenda senza distrazioni e sovrapposizioni.

Nonostante il loro destino sia ben noto, il coinvolgimento comunque è inevitabile. La serie sceglie di non mostrare direttamente la loro fine, ma piuttosto di alludere all’accaduto: una sottrazione narrativa che si traduce in un approccio rispettoso e delicato. Dagli episodi emerge un racconto romantico e allo stesso tempo tragico, in cui risuona con particolare forza la promessa di John a Carolyn fatta al loro matrimonio: quando lei gli sussurra all’orecchio “Tutto finisce”, lui risponde “Non noi”