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QT n. 6, giugno 2026 Trentagiorni

Sanità e informatica

Se tutto il resto funzionasse come si deve, i problemi informatici ormai ricorrenti che affliggono il nostro sistema sanitario potrebbero essere catalogati come tributo ad una transizione tecnologica necessaria.

Ma da molto ormai abbiamo il dubbio che non sia solo una questione di transizione.

A fine aprile (e poi di nuovo in misura minore a metà maggio) si sono bloccati i computer di tutti i Pronto Soccorso provinciali. Il guasto di aprile è durato molte ore; il secondo meno di un’ora.

Dopo il guasto di aprile l’assessore competente, Mario Tonina, si era scusato. L’azienda sanitaria aveva additato quale responsabile il fornitore. Senza dirci quale, come e perché.

Mario Tonina

Solo dopo il guasto di maggio l’azienda, per bocca del suo responsabile informatico, Alessandro Bazziga, ha spiegato che si è trattato di un problema di connessione. Caduta a causa di un subfornitore di Trentino Digitale, che per l’azienda sanitaria cura la connessione dei sistemi. Per una volta abbiamo avuto una sorta di spiegazione e, cosa molto insolita, un dirigente - il responsabile informatico Alessandro Bazziga - ci ha messo la faccia. È raro infatti che dall’interno dell’Azienda vengano vere spiegazioni e ancor più raro che a parlare sia direttamente il capo del servizio.

Ci viene il dubbio che in Azienda abbiano capito che devono delle spiegazioni ai cittadini. Così anche per un altro problema, la rottura della Tac all’ospedale di Tione a metà maggio, chi ha parlato ufficialmente è stata l’ingegner Debora Furlani, responsabile tecnico dell’Azienda.

(Nota a margine: una Tac nuova di zecca - meno di un anno di vita - si rompe due volte in tre giorni. Ma quanto siamo sfortunati!)

Purtroppo la sensazione che l’Azienda non abbia un controllo ferreo sull’architettura informatica del nostro sistema sanitario continua ad essere alimentata da buchi e buchetti che emergono qua e là.

Sul blocco dei Pronto Soccorso. ad esempio, ci hanno spiegato che quando si firmano i contratti con i fornitori di programmi e connettività vengono stabiliti dei cosiddetti Service Level Agreement, ovvero quale livello di servizio viene garantito. Detto in parole povere: se succede un guasto io fornitore ti garantisco che lo risolvo in 10 minuti. Oppure in tre giorni. Più il livello pattuito è veloce, più si paga. Quale livello abbiamo concordato per la nostra sanità? Ci piacerebbe saperlo.

Un altro buco che ci segnalano riguarda un problema apparentemente minore. Ma che dovrebbe, perlomeno, essere comuncicato chiaramente ai cittadini.

Parliamo del cosiddetto Fascicolo Sanitario, il grande contenitore digitale che dovrebbe contenere tutti i nostri referti, analisi e qualunque altra cosa che descriva la nostra storia sanitaria. Una bella idea che consente a qualunque medico di rivedere la storia e avere così un quadro completo della nostra situazione.

Però, come avrà scoperto a sue spese chiunque sia uscito dai confini provinciali per un qualunque consulto medico, una volta passato Borghetto, una parte dei referti, analisi e così via, non si vede più. In particolare non si vedono quelli che abbiamo fatto nelle strutture convenzionate invece che direttamente in ospedale.

È una questione squisitamente tecnica di formato elettronico dei documenti che devono essere caricati.

In Azienda, a quanto pare, non sono molto interessati al problema che tra documenti propri e documenti prodotti da strutture esterne non ci sia comunicazione perfetta. Che c’è in provincia perché il sistema viene bypassato normalmente attraverso Trec, ma che fuori provincia invece non funziona. La questione è nuovamente molto tecnica, ma quel che ci interessa, da cittadini, è che dovremmo essere almeno adeguatamente informati sul fatto che, se decidiamo di consultare un medico a Verona o a Canicattì, è meglio che ci portiamo tutte le carte.

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