Asili nido: ultime notizie
Situazione più unica che rara in Trentino, nella zona nord della Rotaliana si registra da tempo la sostanziale assenza di un servizio pubblico dedicato alla prima infanzia. Mentre in quasi tutta la provincia (solo l’altopiano della Paganella è messo peggio) il servizio pubblico di asilo nido è presente anche in forma massiccia, qui si è preferito lasciare tutto lo spazio all’iniziativa privata.
Il pretesto per ritornare sull'argomento è la pubblicazione nei mesi scorsi dell’annuario ISPAT (il servizio statistica della Provincia). I numeri parlano chiaro: un grado di copertura pessimo della domanda rispetto all’offerta dei posti disponibili per le famiglie delle due grandi borgate di Mezzocorona e Mezzolombardo. I posti (142) disponibili nel territorio della Rotaliana-Königsberg sono concentrati a Lavis (112) e Terre d’Adige (18), mentre solo 12 sono presenti nella zona nord della Piana Rotaliana. La lista d’attesa pari a 118 domande inevase di accesso all’asilo pubblico era quindi in quel periodo concentrata tra i residenti di Mezzolombardo e Mezzocorona, dove l’offerta di nido pubblico è rappresentata solo da un nido privato convenzionato con la Comunità di Valle.
Il confronto con la città di Trento, risulta umiliante: nel capoluogo e sue frazioni ci sono 1200 posti disponibili e una lista d’attesa fisiologica di meno di 50 domande. Così per Lavis, dove tutte le domande di accesso vengono annualmente soddisfatte.
Parlando di tariffe e bonus, da quest’anno la retta che le famiglie sono chiamate a pagare per il servizio di asilo nido pubblico verrà di fatto azzerata. Infatti, la Provincia già finanzia il servizio pubblico (anche convenzionato) con un importo annuale di circa 8.000 euro a bimbo e i comuni stanziano altre risorse, il che permette tariffe di solito contenute a carico delle famiglie.
Per il 2026 la Provincia ha stanziato ulteriori risorse che prevedono il rimborso della retta degli asili nido (pubblici o privati) e dei servizi di Tagesmutter, che va quindi ad aggiungersi ai già esistenti contributi provinciali e statali.
La misura introdotta dalla Provincia è un contributo "a rimborso" erogato alle famiglie in tre rate annue a seconda del reddito. Per le famiglie con un Icef indicativamente tra 0 e 0,4 il nido sarà gratuito, mentre per i nuclei familiari con Icef fino a 0,7 il rimborso delle rette sarà del 50%. Questo rimborso si aggiunge al bonus asilo nido INPS, che è un contributo per il pagamento delle rette dei nidi pubblici e privati (o per il supporto domiciliare) per bambini sotto i 3 anni. L'importo, erogato come rimborso, varia su base ISEE e può raggiungere un massimo annuo compreso tra 1.500 e 3.600 euro.

Ma il bonus INPS è previsto per altri due anni, e poi? Sarà così anche per quello della Provincia? Si tratta di provvedimenti utili, ma che sono il contrario di una politica famigliare e della natalità di lungo periodo, l’unica modalità reale per cercare di limitare il calo delle nascite. La Provincia ha scelto di erogare dei rimborsi a fronte di domande e previa valutazione Icef, sostanzialmente come per i bonus Inps (che però vogliono la valutazione ISEE). Ai comuni, insomma, è affidato il ruolo del poliziotto cattivo, quello che invia le fatture delle rette alle famiglie, mentre la Provincia si riserva il ruolo del poliziotto buono, che procede (a domanda delle famiglie) al rimborso parziale (perfino totale) delle rette anticipate. Non era più semplice che le risorse aggiuntive la Provincia le avesse trasferite direttamente ai comuni con la conseguente riduzione/annullamento delle rette fin dall’origine? Su questo il comune di Trento si era a suo tempo lamentato: la riduzione delle tariffe adottata da Trento si è ritorta contro l’amministrazione comunale, ora che è stato previsto tardivamente il rimborso a posteriori ai cittadini. Un intervento che finisce per premiare i municipi in questo campo meno virtuosi, ossia quelli che in questi anni hanno fatto pagare alle famiglie le rette più alte.
Conclusione: le famiglie dei nidi pubblici, di fatto, hanno il costo azzerato o quasi, mentre le famiglie della Rotaliana che portano i bambini nei nidi privati, pur se hanno diritto ai buoni di servizio, dovranno pagare rette superiori. Non parliamo poi delle famiglie monoreddito, dove i bambini devono restare a casa. A meno che non siano molto benestanti.