Lupi, orsi e umani
La guerra ai predatori della destra italiana.
Quanti ci governano oggi non sopportano la presenza dei predatori in natura. Nel Sudtirolo come in tutta Italia. Amplificano un clima di paura (tattica fondante della cultura di destra), diffondono e rafforzano false notizie. Grazie a tante semplificazioni, ovunque ribadite; e nella rete cadono anche persone di alto prestigio culturale e opinionisti di valore.
A commentatori tanto superficiali va ricordato che fin dal 2017 l’associazionismo ambientalista delle Alpi, coordinato da CIPRA Italia, aveva diffuso un articolato documento sulla gestione dei predatori: in quel documento non solo veniva aggiornata la presenza numerica dei predatori selvatici, ma si offrivano indicazioni alle istituzioni, agli allevatori, ai cittadini su come comportarsi. In determinate situazioni si condivideva anche la necessità dell’abbattimento (casi di ibridazione o di eccessiva confidenza con le attività umane). Ma l’azione disinformativa tanto diffusa ha cancellato l’analisi scientifica dell’ambientalismo italiano.

I predatori selvatici stanno incontrando sempre più difficoltà a stabilizzare la loro permanenza in territori da decenni, se non secoli, privi della loro presenza. L’uomo se ne era liberato con la sua solita arroganza, allora anche comprensibile. Oggi, con l’abbandono della coltivazione della montagna (l’industrializzazione dell’agricoltura non è sinonimo di coltivazione o corretta gestione) molte specie stanno ricolonizzando i territori.
Da decenni sui corsi d’acqua non si vedevano aironi e cormorani. Sono ritornati e alcune Regioni oggi ne permettono l’abbattimento, cosicché i cormorani sono quasi nuovamente scomparsi, perché il diritto insindacabile di precedenza lo hanno le istanze dei pescatori a scapito della biodiversità.
Grande risalto mediatico lo ottengono i predatori mammiferi: orso, lupo, sciacallo dorato. Nell’informazione a volte appaiono anche la timida lince e il gatto selvatico. Animali timorosi nei confronti di noi umani, eppure gli incontri cominciano a farsi frequenti. Alcune di queste specie, laddove il mondo degli allevatori non mette in atto misure di protezione (siano queste recinzioni adeguate o cani di guardiania), provocano razzie nelle greggi, predando anche mucche, asini, e animali di affetto quando non custoditi.
Si tratta di selvatici che fin dalla nascita hanno hanno un’elevata mortalità, nel primo anno di vita anche prossima al 50%. Le loro vite medie sono relativamente brevi. Ma nonostante tanta fragilità su loro infierisce l’uomo, non solo diminuendo i profili di protezione, ma anche con il bracconaggio, silente. Nel corso di assemblee che in Trentino, Alto Adige e Veneto venivano presentate come informative, tra il 2017 e 2018 il mondo politico si lasciava sfuggire questo indecente messaggio: "Si tratta di animali protetti, sappiatelo, ammazzarli è reato penale. Se si agisce lo si faccia in silenzio, non se ne discuta, men che meno nei bar”. Ho assistito a diversi di questi incontri. Con gli amici più sensibili ne uscivo scandalizzato...
Mentre nelle forze di destra l’attacco era diretto, nel centro-sinistra si usavano maggiori attenzioni lessicali, ma il significato dell’informativa non mutava: “Le leggi europee non permettono abbattimenti, quindi agite in proprio e ... silenzio”.
Il mondo degli allevatori e dei cacciatori ha sposato il linguaggio diretto, contaminando ampi settori sociali grazie alla diffusione della paura. I risultati elettorali lo confermano in tutte le vallate alpine. Lo racconta con incisività il giornalista inglese Adam Weymouth nel suo ultimo libro di viaggio nel seguire le tracce del lupo Slavc, dalla Slovenia all’Italia:un lavoro con cui lo scrittore ha vinto il premio ITAS al Filmfestival della montagna di Trento 2026.

Nel viaggio, di villaggio in villaggio, cacciatori e allevatori esprimono la loro cruenta opposizione all’arrivo dei predatori (uguale destino, lo leggerete, tocca ai migranti). Le accuse vengono sì rivolte agli ambientalisti, ai “cittadini troppo romantici che nulla capiscono della montagna”. Ma anche all’Unione Europea: sulle montagne non poteva capitare una iattura più grande, l’entrata in Europa e quindi, come conseguenza diretta, la protezione dei predatori. Nei paesi attraversati, Slovenia, Austria, Italia (ma succede anche in Svizzera, Francia e Baviera), nonostante le specie dei selvatici non siano ancora garantite nella sopravvivenza, vengono permessi abbattimenti. Non è sufficiente. Il giornalista, ovunque, raccoglie l’orgoglio dei bracconieri che si vantano delle uccisioni: di linci, lupi, orsi.
Anche il governo italiano ha allentato le maglie verso il controllo di questa fauna, dapprima limitando la vigilanza territoriale (governo Renzi, con l’abolizione del Corpo forestale dello Stato), ora con modifiche radicali della legislazione venatoria. Il 13 maggio il Senato ha dato via libera al nuovo statuto di autonomia delle due Province di Trento e Bolzano. Fra le norme più deleterie vi sono la possibilità di deregolamentare la pianificazione urbanistica, l’aver affidato alle due Province la gestione del patrimonio della fauna selvatica, lupi e orsi compresi. Gioendo del successo, il presidente leghista della Provincia di Trento ha dichiarato: "Dovremo, da subito, rivedere le norme sulla gestione della fauna (più potere ai cacciatori) e mettere all’angolo ISPRA”. Come? Togliendo esecutività e valore ai pareri della scienza.
Così siamo arrivati alla più totale deriva culturale e politica. Anche il governo nazionale ha declassato il profilo della protezione del lupo. In Senato non c’è stato un solo voto contrario alla legge che amplia i poteri decisionali delle due Province autonome. La parola “coesistenza” è stata tolta da ogni legge, non solo nella convivenza fra esseri umani e fauna selvatica, ma sta accadendo anche nei confronti del popolo dei migranti e verso ogni situazione che porti disturbo all’attività umana.
Cosa accadrà in tempi anche brevi? I due rapporti sullo stato della fauna selvatica delle due Province autonome in proposito sono illuminanti. Sta accadendo, non c’è da attendere.
La strage
La popolazione dei predatori naturali sta subendo morti sempre più frequenti causate da incidenti sulle strade. E si diffonde il bracconaggio: con trappole, avvelenamenti diffusi, con i fucili.
L’accanimento verso i predatori selvatici lo si esibisce con modalità macabre: lasciando una pelle d’orso davanti alla porta di un parco naturale (Trentino), e con l’esposizione delle vittime con cappi al collo o scuoiati.
Nel parco d’Abruzzo in un solo anno sono state trovate le carcasse di 4 orsi marsicani avvelenati. In Trentino in due soli anni si contano 2 orsi morti per avvelenamento, 2 per arma da fuocosparati, 1 orso scuoiato a Fondo. A maggio 2026 altri due lupi avvelenati in valle di Non. In Alto Adige sono state trovate 9 carcasse di lupo. Di cui uno avvelenato e uno sparato. Sono 14 gli sciacalli dorati trovati morti, fra i quali uno ucciso a fucilate e uno avvelenato. Delle linci non si hanno più notizie. Uno studio-sondaggio in Alto Adige ci informa che la stragrande maggioranza della popolazione altoatesina ritiene che la conservazione delle malghe con animali al pascolo libero debba avere la priorità rispetto alla conservazione dei predatori. L’87% della popolazione sudtirolese è favorevole alla regolamentazione del prelievo di lupi e orsi. Il 53% afferma di aver modificato le proprie abitudini ricreative, il 72% degli altoatesini valuta in modo negativo il ritorno dei lupi, il 77% quello degli orsi.
Senza approfondire ulteriormente il triste significato di questi numeri è evidente la fragilità culturale dell’italiano verso il tema della conservazione della natura: si tratta di analisi che dimostrano come anche in montagna l’essere umano ritenga di essere proprietario di ogni risorsa. E di volerla gestire solo a sostegno del proprio profitto.