La strage nelle carceri
È ripresa nelle carceri la “strage di Stato” con 4 suicidi in pochi giorni, 27 dall’inizio dell’anno. Quattro morti in pochi giorni: una ragazza di 21 anni morta in ospedale dopo essere stata trovata esanime per aver cercato di impiccarsi a Trento; un detenuto di 31 anni trovato senza vita nella cella a Perugia; a Napoli-Poggioreale un detenuto straniero di 27 anni si è tolto la vita; a Teramo un detenuto egiziano di 25 anni, è morto in circostanze da chiarire. E la lista sarebbe stata più lunga se a Pesaro non fossero intervenuti in tempo agenti penitenziari a mettere in salvo un detenuto marocchino che ha tentato il suicidio. Sono così saliti a 27 i suicidi accertati dall’inizio dell’anno mentre aumentano i morti nei penitenziari per cause da accertare (70 casi). Lo scorso anno i suicidi sono stati 80 e 174 morti per altre cause, mentre l’anno peggiore è stato il 2024, con 91 suicidi e 155 morti per altre cause. Sono numeri che smentiscono l’affermazione del Ministro (“Siamo sotto la media”), perché negli ultimi tre anni (2022-2024) i suicidi sono stati 243.
Gli ultimi quattro suicidi rivelano inoltre una tendenza allarmante: si abbassa l’età dei detenuti che si tolgono la vita in cella. Gli under 35, i detenuti alla prima detenzione, gli stranieri, insieme a tossicodipendenti e persone con malattie psichiche sono le categorie della popolazione carceraria a maggiore rischio suicidio. Tutto ciò mentre risorse finanziarie e personale destinato alla sanità penitenziaria sono insufficienti. Con l’aggravante che medici e personale sanitario, non adeguatamente tutelati e vittime di continue aggressioni e minacce dei detenuti, vanno via. Il sovraffollamento e l’assenza di servizi di assistenza psicologica e sanitaria sono le prime cause. Ma l’autentico autogol del Ministro viene dalla statistica sul sovraffollamento diffusa dal suo Ministero: cinque regioni superano il +40% di sovraffollamento: Friuli Venezia Giulia: +51,3%; Puglia: +49,9% Molise: +45,7%; Lombardia: +45,0%; Veneto: +43,9%. È questa la priorità dell’emergenza carcere da affrontare e che ha toccato, nel silenzio assoluto il livello più grave.