Estate d'arte
Anche quest’anno per chi rimane in città il panorama delle mostre d’arte rappresenta un percorso espositivo diffuso sul territorio che coinvolge diverse istituzioni. Al Mart di Rovereto, la mostra imperdibile è certamente “Giacomo Balla. Lo stile dell’avanguardia” (fino al 18 ottobre), che presenta per la prima volta in Italia una delle più importanti raccolte private dedicate al maestro futurista, quella della stilista Laura Biagiotti. Dipinti, disegni, arredi, oggetti e abiti raccontano l’universo creativo di Balla attraverso oltre duecento opere, restituendo tutta la vitalità e la modernità della sua ricerca.
Sempre al Mart, fino al 27 settembre è allestita “Anselmo Bucci (1887–1955). Il tempo del Novecento tra Italia e Europa”; oltre 150 opere tra dipinti, incisioni, disegni, fotografie e materiali d’archivio ricostruiscono il percorso di una figura complessa e originale che ha profondamente segnato l’arte italiana di primo Novecento. Ancora al Mart, infine, il piccolo focus “Pignotti 100. Pop-esie visive” (fino al 18 ottobre 2026), omaggio al padre della Poesia visiva italiana Lamberto Pignotti, nel centenario della nascita.

Alla Casa d’Arte Futurista Depero trova spazio “Teatrini d’avanguardia. Depero, Prampolini e Prof. Bad Trip” (fino al 18 ottobre), un progetto che mette in relazione il patrimonio futurista con opere di Enrico Prampolini e dell’artista spezzino Gianluca Lerici, in arte Prof. Bad Trip, figura di culto dell’underground italiano. Marionette, teatrini e visioni fantastiche dialogano attraverso un allestimento che evidenzia la sorprendente attualità dell’immaginario d’avanguardia.
E veniamo a Trento. Nelle sale condivise Mart-Muse di Palazzo delle Albere, “Anacronismi e discronie. Arte italiana dagli anni Ottanta ad oggi” (fino al 6 settembre) indaga il rapporto tra arte e tempo negli ultimi quarant’anni. La mostra riunisce artisti che hanno scelto di confrontarsi con la memoria, il mito e la storia attraverso percorsi non lineari, creando cortocircuiti tra passato e presente e offrendo una riflessione originale sulla contemporaneità italiana.
“Anacronismi e discronie”, a Palazzo delle Albere fino al 6 settembre, rilegge le tendenze pittoriche volte al recupero di stili del passato, emerse negli anni Ottanta ma poi ricorrenti fino ad oggi, quando si tende ad abbandonare il citazionismo nostalgico ed invece ad usare il passato come strumento di lettura del presente e del futuro.
“Il peso della fragilità” è la 33a mostra di Castel Pergine, gestito da qualche anno come “bene comune” da una fondazione cui partecipano oltre 900 cittadini. I due artisti convocati, Lois Anvidalfarei (Badia, 1962) e Magnus P?hacker (Innsbruck, 1967), sono scultori che hanno in comune la formazione all’Accademia di Vienna, una lunga amicizia, e soprattutto lo sguardo centrato sul corpo come presenza rivelatrice della contraddittoria e tragica condizione umana.
“Segnale dalla terra” è la mostra di circa venti artisti internazionali allestita a Castel Belasi, Val di Non, come “evento satellite” della Biennale di Venezia, che svolge il tema dello sfruttamento delle risorse e della crisi climatica mettendo in relazione gli effetti prodotti su due luoghi lontanissimi, le Alpi e le isole del Pacifico.

“Fly-by”, personale di pittura di Erik Saglia (Torino, 1989) fino al 18 ottobre al Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese diretto da Elsa Barbieri, propone una pittura che esplora le possibilità inesauste dell’astrazione geometrica, accompagnandole con una sperimentazione sui materiali e sul colore che infonde alle opere un sentore di ricerca cosmologica.
“Heimat”, mostra di dipinti recenti di Rosanna Cavallini, esposti fino al 3 settembre presso lo Spazio Atelier Benigni di via Belenzani a Trento, è una galleria di ritratti femminili dove, come dice Fiorenzo Degasperi, l’artista accosta all’accurato dettaglio figurativo l’astrazione del fondo, trasformando con lieve ironia il concetto di Heimat in “territorio poetico, intimo e nobile” e il costume diventa “abito di pura immaginazione”.
“Stanze parallele” è, fino a settembre, una mostra di Alda Failoni allestita non per caso presso lo storico albergo “Alla Corona” di Montagnaga di Pinè, che le ha suscitato, dice la pittrice, una suggestione forte “pari a quella di entrare in una bolla temporale, perché oggetti, arredi erano rimasti intatti, uguali a quelli che avevo conosciuto un tempo. L’atmosfera sobria, talvolta dimessa, appartata, quasi consolatoria di questi ambienti per me ha avuto un grande fascino evocativo”.