“Ritorno a Camelot” Nazisti? No, grazie!
Bellissima è stata la reazione del Trentino (quasi) tutto, alla presenza dei neonazisti e del loro raduno a Pietramurata. I cittadini di Dro e dintorni che subito si sono ribellati all’idea di dover ospitare i nostalgici di Hitler. Il Comitato per l’Ordine Pubblico, in evidente difficoltà, che alla fine a denti stretti concede l’autorizzazione all’evento, ma pone una serie di prescrizioni e limitazioni, come pure schiera un numero consistente – 160 - di addetti delle forze dell’ordine per farle rispettare, cosicché nessuno si azzarda ad esibirsi nei macabri rituali nazi-fascisti, saluto romano, grida di “Duce, Duce” o “Heil Hitler” o slogan razzisti o antisemiti. Poi la partecipazione alla contromanifestazione: due dovevano essere i pullman organizzati dalla Cgil, che sono diventati tre, poi cinque, sei, e mille i partecipanti e forse più, duemila si valuta. E una presenza politica totale e corale: dei sindacati e delle Acli non si dubitava, dell’Anpi ancora meno, i partiti di sinistra è il loro habitat, ma poi sono venute tutte le forze politiche e – convintamente – il governo provinciale di centro-destra. Per i nazisti il Trentino non è casa loro.

Anche il referente locale di Futuro Nazionale Emilio Giuliana prima prende le distanze (“Non abbiamo niente che ci accomuni ai nazisti”), poi ci ripensa (“È la sinistra che soffoca nella propria bile”), ma solo per essere sostanzialmente sconfessato dallo stesso Vannacci: “Si tratta di una scelta individuale”.
Tanto rumore per nulla, quindi? No, il rumore ha impedito che si potesse celebrare l’esaltazione del male. Poi, sinceramente, questi nazistelli non sono da prendere sotto gamba, ma un po’ scombinati lo sono. Si guardi il loro manifesto: c’è in primissimo piano un cavaliere ricoperto di ferro, su un cavallo iper-muscoloso, che a spada sguainata parte alla carica sopra un esercito (amici? nemici?) di comprimari, forse truppe di complemento, forse carne da triturare, un’immagine di aperta violenza, ammantata, se proprio si vuole, di eroismo.

Okay. Ma il titolo è “Ritorno a Camelot”. Dove invece Camelot nella leggenda di Re Artù, era il mitico castello del re, in cui, raggiunta la pace, risiedevano i cavalieri della Tavola Rotonda, un luogo simbolico che rappresentava e ancora rappresenta una società giusta, pacifica, ordinata: basta con la violenza, gli eserciti, le spade sguainate. Poi la violenza tornerà ancora più cattiva, senza eroismo alcuno, e Camelot, corrosa al proprio interno, crollerà. I nostri nazisti, con il loro ruspante cavaliere, a quale Camelot si riferiscono?