Invasione dei vigneti a Brentonico: si andrà al voto
Di fronte all'avanzata della monocoltura viticola e all’inazione dell’Amministrazione, i cittadini hanno richiesto un referendum. Il voto segnerà un precedente per tutto il Trentino.
Invasione dei vigneti a Brentonico, atto terzo. Col primo vi avevamo raccontato gli antefatti, ovvero il modo in cui l’altopiano con uno dei più elevati tassi di biodiversità in Trentino e in Italia sia finito da un paio d’anni nel mirino di grossi investitori esterni, intenzionati a trasformare prati e boschi, anche a quote elevate, in un grande vigneto, configurando così il primo caso di “land grabbing” nella nostra provincia.
Col secondo vi avevamo parlato della reazione dei residenti, trainati dal neo-costituito “Comitato biodiversità e salute per Brentonico”, che a marzo avevano consegnato al Sindaco una petizione da mille firme per chiedere misure urgenti e incisive di contrasto al land grabbing in atto, e che poi ad aprile, dopo l’insoddisfacente risposta del primo cittadino, avevano rilanciato mettendo nero su bianco e trasmettendogli essi stessi le misure urbanistiche e regolamentari a loro avviso necessarie per impedire la trasformazione dell’altopiano in un grande vigneto, chiedendo all’Amministrazione di approvarle.
Il fronte urbanistico: le limitazioni all’espansione della monocoltura
Il Comitato ha proposto misure urbanistiche incisive: divieto di trasformare boschi e pascoli, a qualunque altitudine, in aree agricole intensive; divieto di realizzare nuovi impianti agricoli intensivi a meno di 100 metri dalle case e di 200 metri dai luoghi sensibili (asili, scuole, parchi, strutture sanitarie); ampliamento a 50 metri della fascia di rispetto a tutela dei corsi d'acqua (contro gli attuali 10); divieto di colture intensive sopra le falde acquifere e le aree di ricarica dei pozzi; divieto di usare pali in cemento o metallo, reti ombreggianti e serre per i nuovi impianti, imponendo materiali tradizionali (legno); divieto di abbattere i muretti a secco.
Tali misure sono state trasmesse sotto forma di osservazioni nell’ambito della variante al Piano Regolatore Generale (PRG), attualmente in corso di stesura. Il Comune non ha fornito alcun riscontro ai proponenti, né più nulla si è ufficialmente saputo riguardo all’iter della variante, di cui l’Amministrazione ha garantito l’adozione in via preliminare entro l’inizio del 2027.
Le avvisaglie, tuttavia, non sono buone. Nel frattempo, infatti, il Consiglio Comunale di Brentonico ha preso atto, nella seduta del 29 aprile, delle linee di indirizzo scaturite dal percorso di partecipazione “Vigneti in alta quota?”, che l’Amministrazione aveva avviato nel 2025. “Le misure urbanistiche proposte nelle linee di indirizzo - ha osservato il Comitato - presentano gravi lacune: lasciano scoperta la fascia di media montagna (500-900 metri), che rappresenta il vero e attuale fronte dell'espansione viticola a Brentonico, e non assegnano al PRG alcun ruolo concreto di tutela sanitaria, lasciando esposte le zone circostanti gli abitati e i luoghi sensibili. Il Comune pare intenzionato a permettere che, sotto i mille metri di quota e quindi dove la popolazione vive, l’espansione dei vigneti prosegua per lo più indisturbata”.

Il fronte regolamentare: le limitazioni ai fitofarmaci
A Brentonico, però, la vera battaglia, nell’immediato, si sta combattendo soprattutto in relazione alle misure per regolamentare le attività agricole già in essere, sulle quali il Comitato è riuscito nell’impresa di chiamare alle urne la popolazione su un argomento che in Trentino è da sempre controverso, per non dire tabù: l’uso dei fitofarmaci.
Insieme alle proposte urbanistiche, il Comitato aveva trasmesso al Sindaco, ai sensi dello Statuto comunale, anche una proposta di deliberazione popolare, concernente l’adozione di un Regolamento per la tutela della salute e dell’ambiente nelle attività agricole. Considerando che oggi in Trentino, a soli 30 metri da case, asili, scuole, parchi e strutture sanitarie, si possono irrorare fitofarmaci, anche i più tossici, senza adottare alcuna misura che ne limiti la deriva, a qualunque ora del giorno e della notte, il Comitato ha chiesto regole più stringenti, in modo che le attività agricole a elevato impatto sanitario e ambientale, come è tipicamente la monocoltura intensiva, risultino fortemente disincentivate ad attecchire ed espandersi per lo meno laddove la popolazione vive. In particolare, il Comitato, basandosi sui più recenti e autorevoli studi scientifici in materia (vedi box nella pagina a fianco), ha proposto al Comune di estendere notevolmente le distanze di sicurezza, chiedendo che, entro 100 metri dagli edifici residenziali ed entro 200 metri da asili, scuole, parchi e strutture sanitarie, siano introdotti l’obbligo di irrorazione a minima deriva in fasce orarie solo serali e il divieto ai fitofarmaci più tossici.
Subito dopo la trasmissione di tale proposta, tuttavia, le citate linee di indirizzo approvate dal Consiglio Comunale, pur riconoscendo primaria rilevanza al tema della salute, hanno di fatto escluso l’approvazione di un Regolamento, limitandosi contraddittoriamente ad assegnare all’Amministrazione il compito di verificare il rispetto della blanda normativa vigente e ad auspicare protocolli volontari.
“Alla popolazione di Brentonico, però, il rispetto delle regole attuali e gli inviti a fare meglio su base volontaria non bastano: servono invece nuove misure, cogenti e più stringenti, che solo un nuovo Regolamento comunale può stabilire”, ha replicato a stretto giro il Comitato, che a quel punto ha pensato bene di non attendere la bocciatura ormai scontata della sua proposta (poi puntualmente arrivata durante la seduta del Consiglio Comunale del 29 luglio) e di ricorrere all’ultimo e più importante strumento di partecipazione popolare messo a disposizione dallo Statuto comunale: il referendum.

Un voto che è già una vittoria
Nonostante quanto sostenuto dal Sindaco nella sua risposta alla petizione da mille firme, ovvero che un Regolamento comunale contenente misure più stringenti per l’uso dei fitofarmaci non fosse percorribile dal punto di vista giuridico, il Comitato il 22 maggio gli ha presentato una richiesta di referendum propositivo finalizzata esattamente all’adozione di un Regolamento di tal genere, con un quesito che chiede alle elettrici e agli elettori se vogliano l’introduzione di misure più restrittive per l’uso dei prodotti fitosanitari (ovvero: maggiori distanze di sicurezza da abitazioni, asili, scuole, parchi pubblici, strutture sanitarie; nuove distanze di sicurezza da ricoveri di animali, apiari, colture biologiche e risorse idriche; maggiori limitazioni meteorologiche e orarie per l'irrorazione dei fitofarmaci; barriere vegetali obbligatorie entro le distanze di sicurezza per contenere l’effetto deriva).
In Trentino-Alto Adige l’ammissibilità dei referendum popolari, che prima era valutata da commissioni ad hoc di nomina comunale e di dubbia imparzialità, dal 2019 è stabilita per conto dei Comuni da un’apposita Commissione per i procedimenti referendari, costituita dal Consiglio delle autonomie ai sensi del Codice degli enti locali per l’intera durata in carica dei consigli comunali. Essa è formata da tre giuristi proposti dal rettore dell’università di Trento e dai presidenti degli ordini degli avvocati di Trento e di Rovereto. È stata questa Commissione che il 22 giugno ha dichiarato ammissibile il quesito referendario proposto dal Comitato biodiversità e salute per Brentonico.
Già ora, a prescindere da quale sarà l’esito del voto, gli effetti di questa decisione sono estremamente rilevanti, non solo per Brentonico. Il tema dei fitofarmaci e del loro impatto sulla salute dei residenti è da decenni molto sentito in Trentino, in quanto la coltivazione intensiva del melo e della vite è assai diffusa e richiede ogni anno l’impiego di una quantità massiccia di prodotti fitosanitari. Com’è stato ammesso il referendum a Brentonico, così potrebbe, da oggi, essere ammesso in qualunque altro comune trentino.
L’idea che un’Amministrazione comunale non possa introdurre, riguardo all’uso dei fitofarmaci, norme più stringenti di quelle previste dal legislatore provinciale nel lontano 2017 è definitivamente caduta.
Adesso la cittadinanza brentegana sarà chiamata a esprimere la propria volontà in modo diretto, potendo finalmente sostituirsi ad amministratori incerti, deboli e irresoluti. Il 18 agosto il Comitato ha consegnato in Comune un plico di quasi 600 firme, molte più delle 380 (pari al 10% dell’elettorato) necessarie per chiedere al Sindaco l’indizione del referendum, e ora la popolazione attende soltanto di conoscere la data in cui potrà recarsi alle urne, presumibilmente tra metà ottobre e metà novembre.

A Brentonico le voci dicono che, fino all’ammissione del referendum, gli sfacciati compratori di prati e pascoli arrivassero persino a lasciare biglietti ai piedi delle recinzioni per chiedere ai proprietari se fossero intenzionati a vendere. Da quando “referendum” è diventato molto più di un termine astratto relegato in qualche articolo dello Statuto comunale, tuttavia, pare che anche i compratori si siano fermati, in attesa, pure loro, di capire cosa vuole il popolo. Perché, come diceva l’insigne costituzionalista Costantino Mortati, “in democrazia è il popolo l’organo politico più qualificato”. E quando parla, anche in questi tempi cupi, post-politici e post-democratici, ascoltarlo resta un dovere per tutti.
La scienza e i fitofarmaci
Il Comitato biodiversità e salute per Brentonico ha portato all’attenzione della cittadinanza le più recenti e autorevoli acquisizioni scientifiche relative alla deriva dei fitofarmaci e all’esposizione di chi risiede nei pressi delle colture, a dimostrazione dell’inadeguatezza delle regole vigenti (oggi, a soli 30 metri da case, asili, scuole, parchi e strutture sanitarie, si possono irrorare fitofarmaci, anche i più tossici, senza adottare alcuna misura che ne limiti la deriva, a qualunque ora del giorno e della notte). Gli studi scientifici citati dal Comitato sono in particolare sette, eccone di seguito una breve sintesi:
“From fields to garden” (2025), realizzato in provincia di Verona dall’Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE) e dall’Università di Padova: dimostra che oltre il 70% dei giardini privati situati entro 40 metri dai vigneti è sistematicamente contaminato da pesticidi;
“PestiRiv” (2025), realizzato in Francia dall’Agenzia nazionale della Sanità pubblica (equivalente al nostro Istituto Superiore di Sanità): dimostra che l'esposizione ai pesticidi aumenta in modo direttamente proporzionale alla diminuzione della distanza tra l'abitazione e i vigneti, rilevando concentrazioni molto più alte di pesticidi non solo nell'aria esterna, ma anche nell'aria interna alle case, nella polvere domestica, nei capelli e nelle urine dei residenti (con incrementi, durante i periodi di trattamento, fino al 60% nelle urine e oltre il 1000% nella polvere domestica);
“Double the Trouble” (2025), realizzato in Svizzera dall’Università di Zurigo e da Agroscope (equivalente al nostro Consiglio per la ricerca in agricoltura): attesta che, tra tutte le colture studiate, i suoli dei vigneti presentano le concentrazioni più elevate di pesticidi, evidenziando un inquinamento ubiquitario da decine di sostanze di sintesi;
“Pesticides: c'est dans l'air!” (2022-2025), realizzato in Francia dalla ong Générations Futures: ha registrato quantità molto elevate di miscele di pesticidi a 50, 60 e persino 120 metri di distanza dai vigneti trattati; lo studio raccomanda un allargamento significativo delle fasce di non trattamento fino ad almeno 100-150 metri;
“Pesticide drift” (2023), realizzato in Alto Adige dall’Università delle Risorse Naturali e delle Scienze della Vita di Vienna (tra le università più prestigiose d'Europa in campo agrario e ambientale): ha rilevato la presenza di pesticidi nel 73% dei luoghi pubblici situati nei pressi di meleti e vigneti, chiedendo "una significativa estensione delle zone cuscinetto ad almeno 50 metri" per difendere la salute e gli ecosistemi;
“Spray Drift” (2018), realizzato negli Stati Uniti dall’Università di Washington (tra le università più prestigiose al mondo in campo medico): dimostra che i fitofarmaci si depositano fino a 52 metri di distanza sottovento dal luogo di irrorazione, provando che la velocità del vento aumenta drasticamente la deriva dei pesticidi;
“Chronic pesticide exposure” (2018), realizzato in Trentino dall’Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE), dall’Università di Bologna e dall’Università Politecnica delle Marche, certifica che durante la stagione dei trattamenti i residenti assorbono i pesticidi nel proprio corpo (rilevati nelle urine fino a 100 metri di distanza dalle colture) e subiscono un aumento statisticamente significativo di lesioni e danni al DNA, sia che risiedano a meno di 50 metri sia che risiedano a distanze superiori (fino a 100