La festa per gli 80 anni dell'autonomia
Due Presidenti della Repubblica ricordano l’importanza dell’accordo Degasperi-Gruber del 1946
Ne parleranno tutti, ma racconterò la mia versione, di questa celebrazione degli ottant’anni dell’accordo Degasperi-Gruber. Luogo: il Kursaal di Merano. A Bolzano, nonostante sia il capoluogo, non esiste una sala o un edificio degno di ospitare un avvenimento simile. Non un caso, ma un segnale della realtà che vede una progressiva degenerazione della città sulla Talvera. Giorno: il 5 settembre, che da qualche anno in Sudtirolo è il giorno della Festa dell’Autonomia, introdotta da Kompatscher alla sua prima presidenza. Era stata proposta anni prima dalle opposizioni, e accompagnata dagli storici e dalle storiche che, prima di lui, erano stato ignorati dalla Svp. Gli invitati erano i due Presidenti delle repubbliche italiana e austriaca, Alexander van der Bellen, a lungo prestigioso esponente dei Grüne austriaci, e Sergio Mattarella, presidente per la seconda volta della repubblica italiana. Entrambi persone di alto livello politico e culturale, e conoscitori della realtà sudtirolese. Sala piena: parlamentari, assessori provinciali, sindaci, consiglieri provinciali, in servizio ed ex (cosiddetti “riserve della Repubblica”), esponenti del mondo culturale ed economico, direttori ed editori dei mass-media (questi ultimi destinati fra poco a ridursi a uno solo).

Fra intermezzi di ottima musica, eseguita dall’orchestra Haydn e dal Coro giovanile dell’Alto Adige diretti da Alessandro Bonato (Paganini, Gerd Hermann Ortler, Mozart - La Clemenza di Tito - e Giorgio Moroder con arrangiamento di Matthäus Crepaz, con due giovani solisti, Julian Kainrath violino e Marlene Schuen soprano), ai due Presidenti, - è stato consegnato il “Grand’ordine di merito della Provincia Autonoma di Bolzano” per la loro attività a favore dell’Autonomia e soprattutto della sua ultima riforma.
Per questa sono stati ringraziati anche il governo e il parlamento, e in particolare il ministro Calderoli, grande amico della Svp. Le “laudatio” del presidente della giunta provinciale Kompatscher hanno esaltato i meriti dei due Presidenti, e i risultati del loro impegno per il Sudtirolo. Provenendo da un partito che ha dentro di sé ancora del risentimento verso l’Italia, delle cui ragioni storiche Kompatscher ha parlato a lungo, il tono è stato davvero festoso. Qualche critica è apparsa sui giornali per la grossezza della medaglia d’oro e il suo probabile costo.
I discorsi di apprezzamento e ringraziamento di entrambi i Presidenti per il riconoscimento della provincia di Bolzano, hanno messo in luce due politici di lungo corso, che hanno avuto e hanno a cuore sia i diritti delle minoranze, di cui Mattarella ha indicato anche il radicamento negli articoli 3 e 6 della Costituzione Italiana, sia la convinzione che la soluzione del conflitto sul Sudtirolo, le cui radici si trovano nell’Accordo di Parigi del 1946, sia un esempio per la soluzione dei conflitti determinati dai nazionalismi.
Forse non è un caso, ha detto Mattarella, che ci sia una coincidenza temporale fra la nascita della Repubblica italiana e l’accordo Degasperi-Gruber. Entrambi hanno raccontato il clima drammatico del dopoguerra e la scelta “normale” di risolvere i problemi dei popoli con la creazione di territori omogenei per lingua, causando grandi sofferenze. Così 20 milioni di persone sono state spostate dai luoghi in cui vivevano. Al Sudtirolo è stato risparmiato un simile destino.
Grazie a due grandi statisti, è stata scelta la convivenza. Sono state trovate norme e leggi, basate su quell’Accordo, perché fossero garantiti i diritti di tutti. Anzitutto lingua, scuola, impiego pubblico adeguato, i grandi pilastri su cui con il tempo sono stati costruiti i diritti negati dal fascismo. Trapelava dalle loro parole la profonda convinzione dell’importanza della diplomazia, della relazione fra stati e popoli. Non ci si può limitare a tregue o a guardare tensioni e conflitti senza fare nulla, ma si deve cercare di risolvere i problemi garantendo i diritti di tutti i residenti in una terra, sotto uno stesso tetto.
In particolare entrambi i Presidenti hanno fatto riferimento al metodo del confronto, della relazione, che oggi e così raro sentire nei conflitti internazionali e sembrano ignoti anche ai responsabili della politica europea.
Oggi in troppi luoghi del mondo i conflitti vengono affrontati con minacce, aggressioni, rapimenti, dazi e omicidi degli avversari e dei loro familiari. Anche la stragrande maggioranza dei mass media, invece di ascoltare le voci dei popoli, che vogliono la pace, che temono le guerre, alimentano invece l’ostilità.
Nel racconto dei Presidenti, in questi tempi in cui troppi parlano apertamente di guerra come un’opzione banale per la soluzione di conflitti, si sente la consapevolezza di quanto meglio sia lavorare per la pace, facendo tesoro degli esempi come questo. Entrambi hanno definito l’accordo di Parigi, a suo tempo contestato da molti politici della minoranza tedesca e ladina (i ladini erano stati dimenticati), come vero fondamento e riferimento per tutti i futuri sviluppi. Oggi, anche con le differenze sulle proposte per il futuro, quasi tutti i partiti sono d’accordo su questo.

I due Presidenti, hanno riconosciuto il valore enorme della chiusura della controversia, con il rilascio della quietanza liberatoria, consegnata nel giugno 1992 dallo Stato austriaco all’ONU, che ha chiuso il contenzioso aperto negli anni 1960 e 1961 all’ONU. Anche in questo caso, a fare il ricorso fu l’Austria, e l’Italia diede il suo assenso. Nel 2002, quando la sottoscritta (ero presidente del Consiglio provinciale) organizzò un convegno sui dieci anni dalla chiusura della vertenza, per riflettere su questa parte della storia, una parte della Svp contestò duramente. Durnwalder dichiarò che quella davanti all’ONU era una chiusura solo formale, (qualunque cosa ciò significhi). Nel corso di una cerimonia al Ballhaus di Vienna, tutti gli altri convenuti esaltarono invece il valore della chiusura. E il Nationalrat approvò. Tre anni dopo, l’ingresso della Repubblica Austriaca nell’Unione Europea costituì un passo ulteriore, affinché, come detto dal Presidente Mattarella, i confini diventassero strumento di incontro e non di divisione. Per la cronaca, il convegno si fece ugualmente e ne uscirono anche due libri, editi uno in Italia e uno in Germania, con gli interventi di studiosi e politici che commentavano il passato e facevano proposte sul futuro.
I problemi di oggi
La perfezione non è di questo mondo. Il Sudtirolo è ricco e non lo nasconde, ma sono grandi anche le differenze e l’ingiustizia. Qualcuno, uscendo, mi ha sussurrato: “Sono un po’ deluso”. Però il segnale era la presenza dei due Presidenti e non le emergenze attuali.
In un mondo in guerra, la presenza che trasforma i confini da muri a luoghi d’incontro e collaborazione, è un segnale forte. Forse qualcuno, ascoltando i toni trionfali del Presidente Kompatscher per le recenti riforme, si sarà chiesto che cosa cambierà davvero per le persone e i nostri problemi. E si sarà chiesto perché altrettanto impegno non viene impiegato per risolvere i problemi delle centinaia di giovani e persone con lavori poveri, che a Bolzano e in tanti comuni turistici non trovano casa, e molti dei quali se ne vanno all’estero o comunque emigrano. La loro esperienza non è uguale a quella dei migranti africani o asiatici che lavorano qui in nero o a bassissimo salario e dormono sotto i ponti fra uno sgombero e l’altro. Ma una migrazione per chi la fa e per le famiglie è spesso una sofferenza. E per l’altro problema drammatico, il disastro climatico che scioglie i ghiacciai e rende inabitabili le città, nulla si muove, e gli asfaltatori trionfano, mentre il verde nei centri urbani si riduce.
Nel lusso del Kursaal, dei ricchi doni e del ricevimento finale, nell’allegria per gli incontri e il rivedersi, sono mancate le parole della politica attuale. Di fronte al conflitto, ci fu una reazione positiva. Di fronte allo scontento, dovuto alla mancata attuazione dell’Accordo, la vicenda venne ripresa in mano dai politici di allora. Non tutti, ma infine anche chi non era d’accordo servì a migliorare le decisioni. I protagonisti erano persone preparate, capaci di parlarsi, convinte che la strada era quella giusta. Anche se non mancarono le ostilità. Questo si è festeggiato sabato 5 settembre.