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QT n. 9, settembre 2026 Monitor: Teatro

Dentro i luoghi che raccontano

I festival estivi trentini

Prima ancora di chiedersi cosa raccontare, in quest’estate trentina i festival di teatro e performing arts sembrano essersi domandati dove farlo. Nei borghi e nelle piazze, negli spazi urbani, dentro musei e chiese, in un’ex centrale idroelettrica, nei forti della Grande Guerra. Più che una mera tendenza scenografica, una scelta di campo: fare del luogo non il contenitore dello spettacolo, ma una parte del racconto. Finendo così, all’interno di un’offerta ampia e variegata (di cui qui offriremo una selezione basata su storicità e valore della novità), per porre delle domande comuni: come si abita un territorio? E cosa succede alle comunità quando i corpi tornano a incontrarsi nello spazio pubblico?

Al Pergine Festival il tema è stato dichiarato fin dal titolo della 51a edizione: “Geografie umane”. Oltre 40 appuntamenti hanno trasformato una ventina di luoghi della cittadina – ma con episodi anche ad Arte Sella e al Forte Colle delle Benne – in altrettanti punti di una mappa teatrale. Corpi, spazi e comunità sono stati i tre vertici di una riflessione che ha attraversato identità, inclusione, genere, memoria, vecchiaia, genitorialità, overtourism, nuove generazioni e rapporto fra arte e spazio pubblico. Qui il teatro non si è limitato a rappresentare una comunità: ha provato a leggerne le trasformazioni mentre accadono.

La stessa intuizione, in una forma più radicale e sperimentale, si è potuta vivere a Centrale Fies a Dro. In particolare, “Love is political” ha rovesciato una convinzione abituale: la politica non comincia necessariamente nelle istituzioni, ma nelle relazioni. Amore, amicizia, alleanze, potere, responsabilità e differenze diventano così questioni politiche. Intorno a questa prospettiva sono passati temi come migrazioni, Mediterraneo, colonialismo, sorveglianza, guerra, Gaza, rapporto fra chi guarda e chi viene guardato. Qui la performance non racconta soltanto il mondo: mette in discussione il punto dal quale lo osserviamo.

A Rovereto il discorso si è fatto più fisico. VIVA! d’estate, progetto della Compagnia Abbondanza/Bertoni per i suoi 30 anni, ha portato la danza contemporanea dentro chiese, musei, spazi culturali e luoghi urbani. Siti che smettono di essere semplici cornici e diventano elementi della performance. Nella città della Quercia, la danza ha riscritto lo spazio attraverso il corpo – come anche negli ultimi giorni con il “Vuoto” di Oriente Occidente.

Ancora più letteralmente il teatro ha abitato un paese a Lundo, dove la 1a edizione di F.A.T.T.O. – Festival di Arte e Teatro in un Territorio Ospitale ha trasformato il piccolo borgo di Comano Terme in un teatro diffuso. Una due giorni dove 8 compagnie internazionali e oltre 25 spettacoli hanno portato gli spettatori dentro vicoli, piazze e luoghi della vita quotidiana. Qui la scommessa andava oltre l’evento: l’arte era pensata come possibile strumento di riattivazione della comunità.

E un’idea simile a Imer ha mosso il Blusa Festival. Tre giorni nei quali Officina delle Pezze ha portato, tra il Piccolo Teatro Blu e le vie del centro, una manifestazione che nasce dalla montagna, dalle sue comunità, dalle relazioni che si costruiscono tra artisti, abitanti e pubblico. Una programmazione densa che, intrecciando teatro, arti performative, arti visive, cinema, musica e pratiche partecipative, ha scelto la periferia alpina come luogo di sperimentazione.

Ci sono poi luoghi che portano con sé una memoria così forte da non poter essere trattati come semplici scenografie. È il caso di Sentinelle di pietra, dove il teatro entra nei forti austro-ungarici della Grande Guerra. Qui il rapporto fra luogo e racconto si fa quasi inscindibile: guerra, memoria, responsabilità, scelta individuale e conseguenze dei conflitti si sovrappongono alla materia stessa degli edifici.

In sintesi, l’offerta dei festival teatrali e performativi di quest’estate trentina non ha voluto soltanto portare gli spettatori davanti a una scena, ma portarli dentro un territorio. Per qualche ora, una piazza, un borgo, un museo, una rovina militare, un cortile sono diventati luoghi nei quali guardare diversamente ciò che già c’era.

E se il teatro serve anche a capire come stiamo insieme, in questa bella stagione ha provato a farlo nel modo più concreto possibile: mettendoci nello stesso spazio.

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