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QT n. 9, settembre 2026 Monitor: Musica

E alla fine arrivarono a Trento

Einstürzende Neubauten

Da un po’ di anni nella periferia dell’impero (Santa Chiara, Trento) arrivano personalità rock/pop fuori tempo massimo: già dal 2005, con Crosby & Nash all’Auditorium, che la mia generazione aspettava da 30 anni. E poi a seguire Stephen Stills, John Cale, Joe Jackson, Daniel Lanois e più recentemente Laurie Anderson, Stereolab, Pere Ubu, Swans, Casinò Royale. Tutti artisti degli anni ’70, ’80, ’90, idoli dei boomer ed inevitabilmente datati.

Vabbè, così è, il punto è piuttosto: come arrivano da noi cotali sopravvissuti? Bene, sarà sorprendente, ma per lo più in gran forma. Cambiati, a volte smussati, in parte reinventati, eppure sempre con importanti tracce delle particolari identità e professionalità che li hanno caratterizzati già in epoche remote.

Ed è il caso degli Einstürzende Neubauten, proposti dal Centro Santa Chiara al teatro Sanbapolis. Gruppo tedesco nato nel 1980, dall’identità così peculiare che ha ancora cose da dire ed emozioni da trasmettere nell’evoluzione della loro proposta sonora. No, non c’è più il rock sperimentale (anche perché quarantacinque anni dopo sperimentale certo non lo può essere più), ma ancora oggi al loro concerto ritroviamo echi di rumorismo industrial, di dark, di krautrock, di Kurt Weill, di espressionismo, e soprattutto di certa ineffabile tedeschità, che hanno costituito il personalissimo mix della loro musica.

Quindi non più le motoseghe ed i trapani, per quanto in Ten Grand Goldie, brano d’apertura del 2020, le percussioni metalliche abbiano ricondotto a certo passato, pur meno estremo e più armonico. Ed ancora è squassante la ritmica di Pestalozzi, del 2024, distesa a sostegno di un cantato quasi pop. Insomma, l’attitudine e l’identità di base restano imprescindibili.

Edulcorate? Adultizzate, direi. È così che ci si inoltra nel deragliante krautrock di Ist Ist, nelle litanie minimal di Wedding, nelle stringate atmosfere dark berlinesi di Möbliertes lied. Ed è sorprendente come con scarni elementi questi musicisti riescano a costruire poesie sonore che rievocano la loro specifica weltanschauung. Come in Grazer Damm, che è il nome della strada dove il cantante Blixa Bargeld è cresciuto da bambino, evocata con un pulsare caracollante, due spigolosi accordi di chitarra, una nota bassa di pianoforte, una strisciata di basso e una voce recitante che ci porta negli oscuri spazi berlinesi allestiti per noi “Vom Trümmerberg bis zur Stadtautobahn”.

Si va avanti così con diversi brani dalle raccolte atmosfere sonore, estratti da Alles in Allem, da Silence is sexy e dal più recente Rampen: apm (alien pop music). Fino al commovente bis di Stella Maris, romantico e teutonico duetto con la bassista Josefine Lukschy. Il tutto in un palco che allinea scenograficamente strumenti e marchingegni sonori e percussivi, avvolti in essenziali ed appropriate geometrie di pannelli luminosi in tinte pastello.

Al centro del palco Blixa Bargeld in completo marmorizzato nero, carismatico e spettrale canta, declama, stride e interpreta con essenziali ed efficaci movimenti, assecondato da composti, ispirati compagni. Insomma, un concerto coinvolgente, avviluppante, ipnotico ma soprattutto capace di un incanto sonoro/emotivo nostalgico e modernissimo.

Due note sul Sanbapolis, che si dimostra ancora una volta uno spazio appropriato per concerti di questo tipo, sia per la qualità del suono che per la capienza, compresa la gradonata che permette una comoda fruizione per chi non vuole sfinirsi sotto il palco. Punto dolente, il bar all’interno, a tratti rumoroso e fastidioso, ma soprattutto molto caro. Il divieto di portare borracce e bottiglie da fuori lo dovrebbe connotare come servizio dove, obbligatoriamente, comprare le bottigliette di acqua a un prezzo popolare. L’esorbitante costo di 3 euro (qualcosa come il 1500% di rincaro sul prezzo reale), e il distacco del tappo di plastica, per regole sulla sicurezza, si connota invece come speculativa estorsione e irritante beffa. Al punto che davvero viene voglia di lanciarla sul palco, la maledetta bottiglietta.

Auspichiamo provvedimenti, diversamente ricorreremo ai bicchieri comprimibili per rifornirci ai rubinetti del bagno.

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