Quando il legame diventa una prigione
"Half Man" HBO Max
Richard Gadd è noto al pubblico per Baby Reindeer, la miniserie Netflix autobiografica, in cui ha raccontato la propria esperienza con lo stalking. A distanza di qualche anno, Gadd torna a scrivere e recitare in Half Man, miniserie di HBO Max che, a mio avviso, supera la sua opera precedente e si candida come una delle serie migliori dell’anno.
Con la sua scrittura cruda e dettagliata, Gadd ci porta a Glasgow, dagli anni Ottanta fino alla contemporaneità, seguendo il rapporto morboso in continua evoluzione tra due ragazzi, Niall e Ruben. La struttura narrativa è sapientemente costruita atraverso salti temporali e flashback che mostrano i momenti salienti della loro relazione senza mai risultare confusionari. Niall e Ruben sono figli di una coppia di donne lesbiche, nati da precedenti relazioni. Cresciuti insieme, condividono la stessa cameretta fin dall’adolescenza, e subito appare evidente quanto siano diversi. Ruben è aggressivo, apparentemente sicuro di sé e ossessionato dall’idea di virilità; Niall invece, è timido e fragile, e al contempo spaventato e ammaliato dal carattere del quasi-fratello.
La loro storia è però molto più complessa di quanto sembri. Ruben è ossessionato dall'idea di apparire forte e virile, costruendosi una vera e propria corazza per mostrarsi sempre sicuro di sé agli occhi degli altri. Niall, invece, vive in una condizione di costante soggezione nei confronti di Ruben: teme il suo giudizio, soprattutto perché è omosessuale e ha paura che la propria identità possa renderlo vulnerabile ai suoi occhi. Nel corso degli anni, i due cercano più volte di separarsi, complice il fatto che Ruben spesso finisce in galera. Niall, in particolare, che per migliorare la propria vita dovrebbe allontanarsi da Ruben, ma non ci riesce. Una forza autodistruttiva sembra impedirgli di costruirsi un’esistenza lontano da lui. I due sono profondamente attratti l’uno all’altro, quasi fossero due metà della stessa persona - ed è qui che emerge uno dei significati del titolo della serie - ma incapaci di stare insieme senza farsi del male.
La serie è cruenta e spesso brutale: i dialoghi diventano veri e proprio scontri e alcune scene sono addirittura difficili da guardare. Eppure Half Man non perde mai la capacità di catturare l’attenzione dello spettatore, mantenendo una tensione costante per l’intera durata dei suoi sei episodi.
Naturalmente, una sceneggiatura così forte non sarebbe sufficiente senza interpreti capaci di sostenerne il peso emotivo. Richard Gadd e Jamie Bell sono perfettamente calati nei rispettivi ruoli e riescono a dare ai loro personaggi un’intensità straordinaria, rendendo ancora più doloroso e coinvolgente il rapporto che li lega.

Half Man mette al centro temi come la mascolinità tossica, la dipendenza emotiva, l’omossessualità e la paura del giudizio senza fare sconti a nessuno. Gadd scava a fondo nelle vite e nelle fragilità dei due protagonisti, mostrando quanto il bisogno di essere accettati possa trasformarsi in una prigione.
Una serie cupa e intensa, a tratti difficile da sostenere, ma che proprio per questo lascia il segno e merita di essere vista.