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A proposito di condono edilizio

Con amarezza si è constatata l’approvazione del condono edilizio da parte della Commissione legislativa provinciale, anche se con parametri più ridotti della proposta di legge Gilmozzi. Persino Pinter, decisamente contrario, tanto dall’aver presentato un disegno di legge che negava il condono, alfine ha ceduto, per non si sa quale strategia politica.

Immediato ed inevitabile il confronto con il comportamento adottato in provincia di Bolzano, dove, in situazione analoga di competenza primaria in materia urbanistica, subito e senza alcuna perplessità si è assunto un diniego netto, assai più serio, responsabile e coerente. Come in altri campi, del resto, la Provincia di Bolzano ci ha lasciati al palo; mentre qui si discute in modo improduttivo, là si decide prevalentemente per il bene collettivo e si realizza.

Così è stato per la costruzione del nuovo teatro, per la realizzazione del museo archeologico, dell’aeroporto, del parco fluviale sulle rive del Talvera, della rete di collegamenti pedonali e funiviari tra la città e le montagne circostanti, così è stato per la creazione del quartiere fieristico, per la decisione di spostare la ferrovia nella montagna, per la previsione di un nuovo inceneritore di ridotte dimensioni, coerente con un programma di raccolta differenziata spinta.

Mitici desideri anche a Trento, oggetto di molte discussioni e promesse, ma di assai lontana realizzazione.

Tanto divario a così breve distanza dovrebbe fare riflettere molto i nostri politici; invece che perdere il tempo a discutere quanto favorire i furbi e gli sprovveduti e quanto tollerare che si infrangano le regole, dovrebbero preoccuparsi di semplificare e razionalizzare le norme urbanistiche, unificando su tutto il territorio provinciale il momento del giudizio paesaggistico e normativo, pur mantenendo una solida salvaguardia dei beni collettivi, sburocratizzando le pratiche amministrative e di controllo, come appunto succede in Provincia di Bolzano.

Assurdo e sconcertante è inoltre, come espresso dal Presidente Dellai e da altri, il preoccuparsi di creare disparità rispetto ad altre regioni d’ Italia; ciò sarebbe giusto ed auspicabile se si dovesse rispettare un comportamento virtuoso, che non è certo caratteristica del caso in esame.

Se ad esempio a Roma ed a Napoli tollerano che si attraversi con il rosso, che non si mettano le cinture, che si vada in due sul motorino, allora anche noi dovremmo concedere altrettanto?

Vi è poi da considerare che nella nostra provincia il controllo urbanistico non è affatto rigido, vi sono vari condoni sotterranei, striscianti e trasversali, sfruttati dai politici per coltivare le loro clientele: il ricorso in materia paesaggistica, a causa del quale vengono autorizzati dalla Giunta Provinciale interventi inauditi e improponibili, le deroghe alle norme urbanistiche, per la cosiddetta pubblica-utilità, le deroghe alle distanze dai corsi d’acqua, le false bonifiche agrarie, che nascondono spesso cave e discariche, e tante altre situazioni. Infine non è da sottovalutare che il meccanismo del condono, oltre a danneggiare il territorio, comporta anche una perdita economica per la collettività.

E’ una situazione che mortifica il lavoro di tecnici seri ed onesti che operano nella varie commissioni.

Perché allora i colleghi impegnati in queste, qualora il condono fosse concesso, non adottano drastiche misure di protesta?

Per ora una cosa è certa: l’esercito dei furbi è già da giorni in movimento e le clientele bussano.

Paolo Mayr, consigliere di Italia Nostra

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