Da non credente, un apprezzamento per le parole del vescovo
Ancora una volta non posso che esprimere un sincero apprezzamento per le parole pronunciate qualche giorno fa da mons. Lauro Tisi, espressosi con fermezza contro la decisione assunta da Governo e Provincia di costruire un CPR in Trentino.
Che “i fratelli migranti” come li ha chiamati l’arcivescovo di Trento, siano “la nostra salvezza”, economicamente parlando, lo si può vedere nei vigneti della valle di Cembra, così come nelle cave di porfido e in molti altri luoghi di lavoro. Potrebbero però essere la nostra salvezza anche oltre questo, se solo sapessimo cogliere nelle loro sofferenze e aspirazioni l’appello ad interrogarci sulle ingiustizie poste a fondamento del nostro benessere.
Certo non mi aspettavo apprezzamento dai politici nostrani, ma almeno il silenzio (possibilmente meditativo) e invece no, ecco che subito i rappresentanti più genuini della trentinità, Claudio Cia, Luca Guglielmi e Walter Kaswalder, si sono scagliati contro l’arcivescovo sottolineando la necessità di difenderci dagli invasori, potenziali criminali da rinchiudere e rimpatriare.
Intendiamoci, sicuramente anche tra i migranti che giungono in Italia dai posti più disparati e con alle spalle esperienze assai diverse e spesso dolorose (accomunate unicamente dalla necessità/volontà di lasciare il proprio Paese alla ricerca di condizioni migliori) ci sono persone che cercano/trovano soddisfacimento delle loro esigenze nell’ambito della delinquenza nelle sue varie gradazioni, cosa che peraltro vale anche per noi italiani. Lo abbiamo visto di recente proprio nella zona del porfido con le numerose condanne emesse per associazione mafiosa e sfruttamento del lavoro nell’ambito del processo ‘Perfido’, e proprio il consigliere Kaswalder dovrebbe saperlo, visto che quando denunciammo le gravi condizioni di sfruttamento dei lavoratori extracomunitari nel settore del porfido, davanti ai capigruppo in Consiglio provinciale il 3 dicembre 2014, fu lui ad affermare che occorreva far intervenire i Carabinieri (vedi L’Adige del 4.12.2014). Forse però egli se ne è presto dimenticato, visto che una decina di anni più tardi, il 19 settembre 2025, è comparso in Tribunale come teste a difesa di uno di quei soggetti (italianissimo) sui quali proprio i Carabinieri del ROS avevano indagato e si trovava in quel momento a processo nell’ambito del procedimento ‘Perfido’. Procedimento che ha portato alla condanna definitiva di ben 11 persone, tutte italiane (6 delle quali residenti nei comuni di Albiano e Lona-Lases), riconoscendo quali vittime proprio numerosi lavoratori immigrati nelle cave, tre dei quali (di origine cinese) hanno avuto il coraggio di costituirsi parte civile nel processo. Una vicenda sulla quale i tre politici di cui sopra sono stati silenti o hanno balbettato sottovoce, ovviamente in buona compagnia, visto che anche gli amministratori locali hanno preferito per lo più girarsi dall’altra parte dando così un pessimo esempio alle stesse comunità amministrate.

A testimoniare il loro disprezzo per queste persone basti ricordare che anche alcuni degli attuali amministratori comunali di Lona-Lases (un comune con alta percentuale di famiglie residenti di provenienza extracomunitaria) nel recente passato hanno portato i propri figli alla scuola elementare di Albiano, ritenendo che la forte presenza di bambini extracomunitari presso la scuola elementare di Lases fosse un fattore limitante l’apprendimento e costringendo in questo modo gli insegnanti a lavorare con moduli formati da pluriclassi. Una indifferenza forse dovuta alla diversa appartenenza religiosa, che ha accomunato anche i parroci della zona, eccezion fatta per don Stefano Volani (Baselga di Piné). Indifferenza e omertà dalle quali ha preso pubblicamente le distanze mons. Lauro Tisi che, intervistato sulle pagine dell’Adige all’indomani degli arresti avvenuti il 15 ottobre 2020, ha espresso una ferma condanna nei confronti dei comportamenti mafiosi fatti emergere dalle indagini coordinate dalla Procura.
Ecco perché, nell’imminenza della sua visita pastorale alle comunità della zona del porfido, gli rivolgo pubblicamente l’invito ad incontrare il Coordinamento Lavoro Porfido (del quale sono portavoce), dando in tal modo un segnale di attenzione importante e gradito.