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QT n. 2, febbraio 2026 Cover story

Sanità, la tempesta perfetta

Grandi cambiamenti informatici in un sistema disorganizzato. E così arriva il caos

È stata una tempesta perfetta. Un esplosivo mix di decisioni sbagliate prese negli ultimi anni e di costante mancanza di accurata gestione dei sistemi e dei problemi.

Serve dirlo? Parliamo della nostra sanità, che da metà gennaio è entrata ufficialmente in una crisi sistemica. Della quale abbiamo provato a capire origini e ragioni, setacciando il grano dal loglio (le chiacchiere dai fatti), per darvi un quadro un po’ più preciso - anche se certamente non esaustivo - di quello che è accaduto.

Partiamo dai sistemi informatici che reggono il lavoro delle migliaia di persone occupate a curarci.

Alcuni di questi sistemi - tra i più importanti - avevano già mostrato una serie di problemi, che sono diventati un unico grande groviglio a metà gennaio, quando è andato in blocco per due giorni interi il sistema informatico che gestisce tutti i laboratori di analisi della sanità trentina, un software comprato qualche anno fa da una ditta fiorentina che si chiama Dedalus, una multinazionale del settore dell’informatica sanitaria. Un software, ci dicono fonti interne, che ha avuto qualche problema fin dall’inizio, che ogni tanto si bloccava per un paio d’ore e allora toccava tirar fuori le vecchie carte e fare il lavoro a mano, ma che finora non aveva mai avuto uno stop così imponente.

Ma se il sistema dei laboratori aveva ripetuti momenti di défaillance, perché non è stato preso il toro per le corna? Chi sa ci racconta che su quel sistema, negli ultimi anni, c’è stato un continuo armeggiare, modificare, sistemare. Con scarsi risultati, visto quel che è accaduto a metà gennaio. E a quel punto, per l’ennesima volta, è stato il personale sanitario a parare il colpo: per tener botta almeno sulle urgenze (ché se devi fare un’operazione in emergenza per salvare la vita ad una persona, hai estremo bisogno di avere le sue analisi del sangue), nei laboratori tutti hanno tirato fuori carta e penna e lavorato come i matti, anche di notte.

Poi c’è la questione del sistema di prenotazioni. I cui problemi tecnici non c’entrano niente con i laboratori. Ma che stava già facendo diventare matti gli operatori e i cittadini fin dall’inizio di dicembre. Perché a far data dal 1° dicembre scorso era partito il nuovo sistema superfantastico che l’Azienda sanitaria ha comprato da GPI, altra multinazionale bella grossa che però, per i trentini, non è un nome sconosciuto. È un colosso dell’informatica sanitaria che è nato qui, che in Trentino ha ancora la sede principale e soprattutto è di proprietà di Fausto Manzana, che molti conoscono come ex presidente di Confindustria provinciale.

Il nuovo sistema, infarcito di intelligenza artificiale, era stato comprato dall’Azienda sanitaria - al modico costo di oltre 50 milioni di euro per sei anni di gestione - perché doveva dare una grossa mano a risolvere il problema delle liste d’attesa, facendo una continua valutazione dinamica di esigenze, localizzazione e fasce orarie delle prestazioni.

Parentesi: il vecchio sistema funzionava bene, di per sé, e si sarebbe potuto aspettare ancora un po’ per mettere tutto in ballo.

Tornando a dicembre, gli operatori si accorgono ben presto che le cose non vanno: le agende dei reparti e dei medici non si aprono, vengono prenotati doppi appuntamenti, oppure si prenota per ambulatori che non esistono, a volte si aprono cose a caso o anche ti spediscono in val di Fassa per una prestazione che si può fare solo a Trento. Un caos. Scriviamo alla fine di gennaio e ancora ci sono problemi, come quello per cui le impegnative, che hanno una scadenza di 180 giorni, vengono viste dal sistema come scadute anche solo dopo 30 giorni dalla data di prescrizione. E quindi il sistema non accetta la prenotazione. Salta un giro e torna dal medico per una nuova prescrizione.

Le cause

Cos’è successo? Dal punto di vista tecnico è probabilmente accaduto che non hanno testato adeguatamente il sistema. Anche perché, ci spiegano, il vecchio sistema funzionava in base a 10 parametri (urgenza, luogo di residenza e altri più specifici). Il nuovo, per essere superfantastico, ha bisogno che vengano inseriti 40 parametri. E i 10 del vecchio dovevano essere “tradotti”, andavano integrate le vecchie agende esistenti con lo schema nuovo. Questo lavoro, verosimilmente, è stato fatto troppo in fretta. Possiamo ipotizzarlo perché da più parti ci confermano che ad un certo punto il direttore generale dell’Azienda in persona, Antonio Ferro, ha chiesto una forte accelerazione del lavoro, voleva risultati veloci.

Terza questione: la cartella clinica elettronica che a volte viene indicata anche come SIO (Sistema informativo ospedaliero). Ovvero quel sistema che permette a tutti i reparti di “vedere” analisi, referti, prescrizioni, insomma la storia clinica del malato. Trento ne aveva già una. Eravamo stati i primi in Italia a crearla, parecchi anni fa. Un lavoro fatto in casa dagli sviluppatori software che lavorano in Azienda sanitaria. Un sistema “su misura”, costruito sulle esigenze dei nostri ospedali e con la flessibilità di modificarlo “on-demand” per ogni problema o evoluzione delle esigenze.

Poi arriva il PNRR. Che promette di regalare milioni (ma che in realtà al 70 per cento è debito che dovremo ripagare). E arriva anche la necessità di consentire ai sistemi sanitari regionali italiani di “vedersi” tra loro. Avrete avuto sicuramente l’esperienza di fare una visita medica fuori dal Trentino e di dovervi portare tutte le carte, perché passato Borghetto i computer non vedono più niente della vostra storia sanitaria.

Insomma, nel 2022 si decide che, visti i milioni che a tutti sembrano gratis, il nuovo sistema non si adegua in casa, ma si compra. Al prezzo di circa 7 milioni di euro e da un’altra grandissima multinazionale dell’informatica che si chiama Engineering - Ingegneria Informatica. Che non fa solo software sanitari: tanto per dire, ha le mani in pasta anche nei software delle Procure italiane. Questo nuovo software si fa partire a maggio dell’anno scorso al Pronto Soccorso dell’ospedale di Rovereto e poi a giugno in quello di Trento. Vi citiamo qui il titolo dell’Adige, pagina di Trento, del 4 luglio dell’anno scorso: “Sistema in tilt, caos al Pronto Soccorso”.

I sanitari ne dicono di ogni: decine di passaggi a computer per stampare un’etichetta di laboratorio, cartelle che si vedono solo in P.S. ma non nei reparti (e quindi quando da “giù” si manda il paziente “su”, i medici del reparto non hanno tutta la situazione aggiornata, di conseguenza si portano le carte a mano), raddoppio delle procedure per vedere i dati del paziente quando arriva al triage e potremmo andare avanti. E poi il sistema si blocca. Oppure perde la connessione.

Ecco, qui ci serve un inciso. Tutti i “vecchi” sistemi informatici stavano su server interni dell’Azienda. Ora invece ci siamo innamorati del Cloud. E quindi tutto viene messo sulle “nuvole”. Ma se salta la connessione, a volte si perdono anche i dati.

Tutto questo risale a qualche giorno fa. Ma una visita al P.S. di Trento per ragioni personali, un paio di settimane fa, ci ha confermato che i problemi non sono risolti. E i sanitari sospettano che il sistema non sia stato testato adeguatamente prima di essere attivato.

Sulla scelta di comprare un software “esterno” dobbiamo anche riferirvi quello che ci ha detto un fine conoscitore del sistema: quello vecchio casalingo faceva più cose di questo comprato (e la migliore funzionalità è confermata anche dagli utilizzatori finali) e quando ci sarà necessità di modifiche - che sono strutturali, visto come si muovono i sistemi sanitari - ci scordiamo che vengano fatte a richiesta. Queste grandi società di software ricevono le tue richieste, valutano se quello che chiedi può servire anche ad altri clienti e solo dopo, in caso, esaudiscono la tua richiesta. E non subito: rilasciano gli aggiornamenti mediamente due volte l’anno. Tu intanto aspetti.

Cosa ci raccontano tutti questi fatti? In primis la fretta, che ha due possibili ragioni. Primo, il PNRR che incalza perché ormai bisogna chiudere. E questo vale per il SIO che, ricordiamolo, per ora riguarda solo alcuni P.S. (tra parentesi, a Cavalese, dove vedono arrivare la folla delle olimpiadi, sembra che per il momento abbiano detto: “Anche no, grazie”), ma che per riscuotere i soldi del PNRR deve chiudere tutto - vale a dire essere pienamente operativo in tutta la sanità trentina - entro agosto. C’è da correre.

In secondo luogo, e questo riguarda il sistema di prenotazioni (CUP per gli amici), la piaga delle liste di attesa che rimane il vero punto dolente del nostro sistema. E che si sperava di risolvere con dei clic. Illusi. Ma dietro la fretta c’è, a nostro modo di vedere, una pessima pianificazione. Com’è possibile essere arrivati a fare tutto questo nello stesso momento? Perché, ve lo diciamo, il progetto della Cartella Clinica Elettronica, ovvero SIO, è partito a marzo 2022. E magari tutto il tempo fino a metà 2025 ci voleva, eh! Che ne sappiamo noi di progettazione, appalti, PNRR e via dicendo? Ma allora, vivaddio, almeno tenersi stretto il vecchio CUP, così da non avere troppi fronti aperti.

Di pianificazione (mancata o carente) parla inoltre anche un altro fronte che in questo periodo è stato quasi dimenticato, visto il caos informatico: le macchine per la diagnostica.

Un lungo elenco

Per curiosità abbiamo messo in fila i grandi guasti (cioè solo quelli arrivati in superficie) del parco macchine sanitarie nell’ultimo anno o poco più.

Ottobre 2024, Ospedale di Rovereto. Su sei radiografi dell’ospedale, quattro non sono operativi. All’inizio del mese se ne rompe un altro e quindi l’intero ospedale resta con un solo apparecchio per le radiografie.

25 e 28 dicembre 2024. In queste due date si rompono una dopo l’altra le due TAC del S. Chiara.

3 e 4 marzo 2025. Uno dopo l’altro si rompono due radiografi dell’ospedale di Arco. Ne resta in funzione uno solo, vecchio e con capacità limitate.

17 ottobre 2025. Tutte e due le PET - TAC che abbiamo sono rotte (sono le uniche in Trentino, una al S. Chiara e l’altra a Protonterapia). Servono soprattutto ai malati oncologici.

10 dicembre 2025. si rompe il radiografo di Villa Rosa a Pergine.

3 gennaio 2026. Si rompe la TAC dell’ospedale di Cles.

Va da sé che una Tac non scendi a comprarla al supermercato sotto casa. Il tempo per sostituire un apparecchio di questo tipo è lungo, comprende passaggi tecnici e burocratici, magari anche delle attese perché, appunto, non sono cose pronte su uno scaffale. Ma proprio per questo devi avere una pianificazione ben fatta, un piano delle obsolescenze presidiato. Il rosario di guasti che abbiamo elencato (e ribadiamo che siamo convinti siano solo i guai maggiori, non quelli di media o piccola portata) dice che abbiamo perso il controllo della programmazione, in questo ambito.

Pare pensarla come noi il direttore generale dell’Azienda sanitaria, Antonio Ferro, perché qualche mese fa ha fatto un cambiamento nelle deleghe ai suoi dirigenti.

Dovete sapere che sia i sistemi informatici che i macchinari erano competenza del capo del dipartimento tecnologie dell’Azienda, Alessandro Bazziga. Ma qualche mese fa tutto il settore macchine per la diagnostica è stato tolto a Bazziga e messo in mano direttamente alla direzione generale. Ma Ferro in persona aveva scelto Bazziga nel 2022 quando si è trattato di sostituire il vecchio dirigente che se ne andava.

Una nota finale. Nelle dichiarazioni pubbliche sul caos di queste ultime settimane, l’Azienda sanitaria attribuisce tutti i problemi alla ditta che fornisce i software. Ma, curiosamente, si fa sempre e solo il nome di GPI, senza specificare che sono più di una e su ambiti distinti. Noi abbiamo dovuto leggere decine di delibere dell’Azienda sanitaria per capire, ad esempio, che GPI coi laboratori d’analisi non c’entra niente. Inoltre, ci dicono fini conoscitori dell’Azienda, è assolutamente inusuale che venga additato pubblicamente un fornitore.

Non è un nostro problema difendere GPI, che certamente sa farlo bene da sola e che forse ha la responsabilità di aver accettato di fare le cose in fretta. Ma ci pare un po’ troppo comodo lanciare un nome - che per i trentini vuol dire qualcosa, al contrario degli altri - come possibile colpevole di tutto. Perché se il problema è un solo fornitore, allora è colpa del fornitore. Ma sei hai problemi con tutti i fornitori, allora qualcuno potrebbe chiedersi se il problema non stia invece nel manico.

I numeri mentono?

Pochi giorni dopo il caos informatico che ha fatto partire l’allarme rosso sullo stato dell’Azienda sanitaria trentina, è arrivato, provvidenziale, il rapporto CREA (Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità, prodotto dalla Sapienza di Roma), che tutti gli anni fa il check-up alla sanità italiana, regione per regione.

Una mano santa dal punto di vista comunicativo, perché da quel rapporto il Trentino sembra uscire sfavillante. Il giudizio complessivo sul nostro sistema sanitario è ottimo, secondo solo al Veneto.

Non abbiamo letto le oltre 500 pagine del rapporto, ma cercando i valori relativi al Trentino abbiamo scoperto una cosetta interessante. Nel testo sono usati indifferentemente i dati relativi alla Provincia Autonoma di Trento e quelli del Trentino-Alto Adige che, supponiamo a logica, siano costruiti mettendo insieme i dati trentini con quelli sudtirolesi. Per capirci: la gran parte dei dati relativi alle finanze della sanità sono indicati separatamente come P.A. Trento e P.A. Bolzano. Quando però nel rapporto ci danno i risultati del sondaggio sulla soddisfazione degli utenti - uno dei più significativi del rapporto - c’è solo Trentino Alto Adige. Ma mescolare i dati di Trento e Bolzano è un’assurdità logica e statistica: sono due sistemi separati, con governance completamente separate e con esiti ovviamente diversi.

Non sappiamo se una corretta separazione dei dati avrebbe dato risultati molto diversi, ma ci pare una falla metodologica mica da ridere. Come mettere insieme Lombardia e Veneto.

Poi c’è un altro dato interessante (tra quelli che si capiscono senza avere una laurea in statistica): la Provincia di Trento spende circa 3000 euro l’anno per ognuno di noi come spesa sanitaria. Una delle più alte in Italia. E ciononostante - al contrario di quanto ci dice il sondaggio sulla soddisfazione degli utenti - dappertutto si leva un coro greco di lamenti su come la nostra sanità sia peggiorata. Siamo un popolo di viziati mai contenti? O i nostri soldi vengono spesi male?

Sui “disguidi” sanitari vedi anche la rassegna-stampa nella rubrica “Cime tempestose”.

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